Democrazia

I dirigenti della Magma-Graziella che hanno affrontato venerdì scorso la popolazione inferocita di Montecastelli, hanno dichiarato che a Casole d’Elsa faranno geotermia “come e più di prima”.
Una sfida, ma naturalmente questa cosa non è possibile, perché contro la volontà della popolazione non si può fare nulla, tantomeno un investimento economico.
I dirigenti Magma si sono arrampicati sugli specchi analizzando le differenze tra i termini “referendum” e “sondaggio”, ma a che pro?
Che la consultazione  si chiami referendum, sondaggio o carciofo, non cambia nulla.
Il 93.4% dei cittadini che hanno votato ha detto no al progetto della Magma. E contro la volontà della popolazione non si può fare nulla. Vediamo allora perché.

Con il referendum i cittadini hanno negato alla Magma il permesso di fare geotermia nel loro territorio, ma la Magma può cercare di imporre la geotermia con la forza, o meglio, come dice l’ex senatore dei verdi Stefano Boco, con la legge. Questo significa che per entrare nei poderi degli abitanti dovrà ottenere l’accesso coatto, vi saranno ricorsi al Tar, cause legali, sospensive, appelli al Consiglio di Stato e così via. Tempo e denaro buttati, la Magma-Graziella lo sa bene perché alcuni contenziosi legali sono già in atto.
Poi si dovranno costruire i pozzi, e allora sarà necessario l’esproprio. La Magma si può presentare con i Carabinieri, ma poi di nuovo ci saranno cause, di nuovo il Tribunale Amministrativo Regionale, i ricorsi, le sospensive, il Consiglio di Stato ecc… Con i tempi della giustizia italiana ci vorranno un paio di decenni prima di iniziare a fare qualcosa.
Un’azienda non può aspettare tutto questo tempo, perché le banche vogliono essere pagate, i venture capital vogliono rientrare con gli investimenti, i soci vogliono vedere gli utili, bisogna fare profitti.

Supponiamo comunque per assurdo che dopo due decenni la Magma riesca a fare lo stesso gli impianti. Cosa accadrebbe? Che nel territorio si insedierà un’impresa che, dopo anni di lotte, avrà tutta la popolazione contro: l’impresa sarà considerata come una truppa d’occupazione. E tutto sarà più difficile, i dipendenti di quell’impresa si troverebbero a lavorare in mezzo al malcontento della popolazione, il più piccolo danno o malfunzionamento diventerà una tragedia, nuovo conflitti, TAR, sospensive e compagnia.
Non solo. I cittadini di quelle terre, i loro clienti sparsi per il mondo, i loro amici e tutti colo che hanno combattuto per salvare il territorio, si rifiuteranno di comprare l’energia prodotta da quella società. In un sistema di libero mercato quell’impresa sarà destinata a fallire.

Ma c’è un’altro fatto, che a giudicare dalle parole che abbiamo ascoltato a Montecastelli non sembra essere completamente chiaro ai dirigenti Magma, che sostengono che nel contenzioso con Casole l’azienda e i cittadini sono due soggetti pari e quindi tocca ad un terzo soggetto prendere una decisione.
Nulla di più sbagliato. I cittadini e l’azienda non sono soggetti pari perché il nostro sistema politico di chiama “democrazia”.

Democrazia (dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere)
etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall’insieme dei cittadini.

Governo del popolo, non governo delle aziende. Sono le aziende che possono fare quello che decidono i cittadini, non i cittadini a dover subire le azioni delle aziende. Perché le leggi le fanno i cittadini attraverso i propri rappresentanti, ma non le fanno le aziende. I cittadini e l’azienda non sono quindi soggetti pari. Se la legge che consente alla Magma di fare le centrali ai cittadini non va bene, allora attraverso il voto i cittadini eleggeranno nuovi rappresentanti che approveranno leggi diverse. Se la legge non sta bene alla Magma, l’azienda non può fare nulla di lecito per modificare la legge.

Naturalmente come singoli cittadini italiani (ma quasi la metà della Magma è canadese) i soci dell’azienda possono esercitare il loro diritto di voto, ma questo equivale a cercare di convincere la popolazione della bontà dell’industrializzazione geotermica. La Magma ha provato a farlo, ma ha fallito. Il referendum parla chiaro anche quando lo si chiama sondaggio.
Andare in assemblea pubblica e sostenere che a Casole “faremo geotermia come e più di prima” serve solo a dimostrare che questi concetti fondamentali non sono stati compresi.
Affermare che i cittadini e l’azienda sono soggetti pari significa non accettare le fondamenta del nostro sistema di governo.

Altrettanto ingenuo è stato affermare che “noi faremo quello che la legge ci fa fare”, una frase tanto banale quanto vuota. I dirigenti Magma pensano forse che la Regione Toscana abbia istituito le norme sulla partecipazione per divertimento  o magari per zittire i cittadini?
Niente affatto, le norme sulla partecipazione sono state introdotto perché contro la volontà dei cittadini non si può fare nulla. Tantomeno impresa.
La Magma farà quindi quello che i cittadini, cioè la legge approvata dai loro rappresentanti  le consentiranno di fare.
La legge che garantisce in primo luogo i diritti dei cittadini, il diritto al lavoro, il diritto alla salute e anche il diritto al paesaggio, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione.
Ci si può rimangiare la parola data, si può scambiare la parola referendum con la parola sondaggio, ma la democrazia continua lo stesso ad essere il governo del popolo.

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Comments

  1. […] volontà dei cittadini espressa con il referendum, come ha ben chiarito il presidente della Magma nel corso dell’assemblea di Montecastelli. I cittadini non possono che prenderne atto. L’incontro con Jacopo Fo, a questo punto è […]

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