La Liberalizzazione dei Vespasiani

La legge era chiara, ineccepibile: “Al fine di promuovere la ricerca e lo sviluppo dei nuovi vespasiani di cui all’articolo V del decreto legislativo 30 febbraio 2140, n.002, sono dichiarati di interesse nazionale i vespasiani per medie ed alte escrezioni finalizzati alla sperimentazione di impianti pilota con potenza nominale installata non superiore a 5000e per ciascun impianto. Per ogni proponente non possono in ogni caso essere autorizzati più di tre vespasiani, ciascuno di potenza nominale non superiore alle 5000e.

I vespasiani accedono agli incentivi statali a condizione che rispettino i requisiti e le specifiche tecniche.”
La “e” era l’unità di misura dell’escrezione.

Gli incentivi, pari a circa il 20% del prezzo della bolletta dell’acqua, avevano scatenato quella che i soliti beffardi avevano volgarmente definito la “corsa al pisciatoio”. Erano state fondate, dalla sera alla mattina, dozzine di società con il solo scopo di accaparrarsi l’incentivo.

Una di queste compagnie era la Bidet&Bidet Vespasian, azienda con un capitale di 2 euro e azionista unico, la Bidet&Bidet Excretion con sede in Andorra. Separando le due sigle, si poteva risalire al Ducato di Grand Fenwyck, dove la Bidet produceva abbigliamento per animali domestici, mentre la Bidet (l’altra) era invece un’impresa che commerciava in attrezzature da circo.

A dispetto  della giovane età delle società, i nuovi imprenditori non erano però degli sprovveduti. Capirono subito dove trovare il business. L’attenzione si concentrò immediatamente su Piazza San Pietro, a Roma, sotto il cui selciato si sviluppava la più antica, complessa ed efficiente rete di fognature dell’intero pianeta. La piazza era il luogo ideale per collocare i vespasiani senza onerosi costi aggiuntivi. Del resto la parola stessa “vespasiano” richiamava alla mente quell’imperatore che aveva dotato la città eterna di una rete fognaria degna della gloria dell’impero.

Vennero richiesti i permessi necessari, concessi rapidamente e generosamente dallo Stato, che non fece troppe domande sugli assetti societari dei richiedenti. Bisognava pur incentivare la libera impresa.

Tutto filò più o meno liscio fino alla mattina in cui, durante il rito del cappuccino e cornetto al Bar Sant’Angelo, il Cardinale posò lo sguardo su un giornale aperto che riportava la notizia delle imminenti prospezioni. Scorrendo quelle pagine il prelato realizzò per la prima volta che, nel giro di qualche settimana, in piazza San Pietro sarebbero iniziati gli scavi per individuare la collocazione ottimale degli impianti.

Leggermente allarmato dalla possibilità di una devastazione della piazza, il Cardinale telefonò all’Ufficio Tecnico Vaticano per avere informazioni sulla vicenda.
Ottenne risposte vaghe e lievemente elusive.
Il responsabile dell’UTV spiegò che il liberismo era un culto molto diffuso che, probabilmente, sarebbe stato dichiarato “religione di stato”. Non era opportuno, politicamente, cercare di contrastare un culto che presto sarebbe stato dominante. Era più ragionevole cercare un accordo.
Aggiunse che non si poteva fermare lo sviluppo, e che, in fondo, tanti fratelli incontinenti che si fossero recati nella Basilica la notte di Natale, avrebbero tratto un gran sollievo dalla presenza di tante facilities, enfatizzando la parola inglese con un sorriso compiaciuto.

Gli argomenti del tecnico non tranquillizzarono il Cardinale. Chiamò il Pontifex con il quale aveva una certa familiarità. Voleva comprendere se la prudenza dei tecnici dell’UTV fosse conseguenza di una scelta più alta.
Non fu sorpreso scoprendo che anche il Pontifex aveva assunto un atteggiamento prudente, se non addirittura benevolo, nei confronti della libera imprenditoria, del libero mercato e della libera concorrenza. Evidentemente, pensò il Cardinale, la nuova religione era già più radicata del culto professato per più di due millenni. Presto o tardi sarebbe dovuto accadere, pensò, come era successo tanto tempo prima con Mitra.
Chiuse il telefono, voltò la pagina del giornale, si immerse nelle notizie sportive e tornò alla sua colazione.

Non tutti però, leggendo la notizia delle imminenti prospezioni, avevano reagito con la stessa freddezza. Nei conventi, nelle parrocchie, negli oratori, tra fedeli e religiosi montava il malcontento. Le omelie della domenica dedicavano sempre più spazio a quella che veniva definita, con un po’ di esagerazione, la peggiore profanazione di tutti i tempi del luogo sacro per eccellenza.

L’immagine di dozzine di “facilities” tra le eleganti colonne del Bernini non era solo un’offesa all’arte barocca, ma aveva anche il carattere blasfemo di uno sfregio allo spirito stesso della Chiesa, una sorta di bestemmia architettonica.

I fedeli si organizzarono. Venne pubblicato un appello e organizzata una raccolta di firme per fermare i vespasiani di piazza San Pietro, per chiedere al governo di spostare gli impianti in zone più idonee. Moltissimi fedeli e amanti dell’architettura barocca, in tutto il pianeta, aderirono all’appello.
Nessun incontinente difese il progetto, ma la reazione degli imprenditori fu immediata.

Venne puntualizzato che la legge e le mappe parlavano chiaro: l’intera Piazza San Pietro era stata divisa con cura in quadrilateri, ciascun quadrilatero era stato concesso ad una società. Avevano i permessi, avevano pagato,  avrebbero esercitato il loro diritto come consentiva la legge. I vespasiani avrebbero  prodotto posti di lavoro per la costruzione e la manutenzione dei cessi, senza parlare dell’indotto. Le trattorie di Borgo S. Angelo avrebbero fatto affari d’oro con i pranzi degli addetti. E, bontà della Bidet&Bidet, tutti gli abitanti della zona avrebbero anche avuto accesso ai servizi a prezzo privilegiato.

I fedeli e i religiosi vennero definiti con disprezzo NIPINEMIPY acronimo di “Niente Piscia Nella Mia Piazza”. La Y finale serviva per dare un carattere più professionale alla parola. Venne fatto polemicamente osservare che quando qualche barbone aveva sporcato la piazza nessuno aveva protestato, mentre ora che la libera impresa voleva trasformare le necessità corporali in business tutti gridavano allo scandalo. Ipocriti. Alcuni domenicani che avevano assunto posizioni particolarmente intransigenti vennero addirittura definiti “comunisti” da un giornalista del Quotidiano della Libera Impresa che aveva ripescato non si sa da dove una espressione in disuso da più di un secolo. Molti lettori furono costretti a consultare un vocabolario. Lo stesso Partito di Governo attaccò i fedeli definendoli “quelli che volevano tornare al pitale”.

In un inutile tentativo di mediazione vennero indetti incontri tra i NIPINEMIPY e gli imprenditori. Questi spiegarono che i vespasiani non avrebbero alterato la perfezione della piazza e che in moltissime parti del mondo erano già in funzione impianti simili, non invasivi dell’architettura barocca. Non sapevano però indicare dove. Un ingegnere della Bidet&Bidet balbettò che un vespasiano di quel tipo era stato realizzato in una piazza delle isole Samoa, anche se nessuno rammentava esempi di architettura barocca nel Pacifico Meridionale.

Gli incontri si risolsero in un fallimento. Gli imprenditori insistevano sul fatto che gli sciacquoni dei vespasiani sarebbero stati assolutamente silenziosi e non avrebbero disturbato le funzioni che si svolgevano nella basilica. I fedeli, dal canto loro, rispondevano che lo sciacquone silenzioso non era nulla rispetto alla devastazione estetica che gli urinatoi avrebbero comportato. La discussione si trasformò ben presto in una polemica sulla soggettività della bellezza, una disputa dal sinistro sapore accademico. Alcuni imprenditori presero in biblioteca i testi di Alexander Gottlieb Baumgarten e Immanuel Kant e si cimentarono in originali voli filosofici. Nessuno prestò loro interesse.

I NIPINEMIPY incalzavano con argomenti, dati e statistiche. La Bidet&Bidet si rivolse allora ad un famoso intellettuale ambientalista che riuscì a scovare, grazie alla sua enciclopedica cultura, l’argomento definitivo per zittire almeno i difensori dell’estetica barocca.

Nella successiva assemblea pubblica venne dunque calato l’asso. Fu proiettata su un grande schermo l’immagine della Fontaine di Marcel Duchamp, il pisciatoio esposto nei più importanti musei del mondo. Un colpo durissimo per esteti e NIPINEMIPY. Un pisciatoio era quindi inoppugnabilmente un’opera d’arte, come il colonnato del Bernini.
Gli imprenditori si erano trasformati nei promotori di un movimento neo-dadaista che coniugava coraggiosamente surrealismo e architettura barocca, anche se, per la verità, i soliti domenicani “comunisti” ravvisarono malignamente nella nuova estetica una deficienza di purezza intenzionale.

Colpo dopo colpo, gli incontri non portarono ad alcun compromesso. Anzi, inasprirono ancora di più i rapporti tra la Bidet&Bidet e i NIPINEMIPY. Le proteste dei fedeli si intensificarono e, per contenere i danni della mossa della Fontaine che aveva incrinato le certezze estetiche di più di un devoto, un gesuita noto per la sua astuzia, promosse un referendum per sondare l’opinione dell’intero pianeta. La prima domenica di maggio tutti coloro che erano contrari ai vespasiani avrebbero deposto nella cassetta delle offerte un foglietto di carta igienica appallottolata, quelli a favore un foglietto non ripegato.

Vennero raccolti 930 milioni di pallottoline e 21 foglietti aperti. I fedeli esultarono per il successo dell’iniziativa, ma la Bidet&Bidet ne contestò l’esito: il referendum non poteva essere valido perchè 930 milioni di persone più ventuno era una percentuale troppo piccola della popolazione planetaria.

La consultazione ebbe però l’effetto di incrinare la millenaria prudenza delle alte cariche del Clero, che suggerirono al Pontifex di prendere in considerazione le ragioni della protesta. Furono riuniti i Cardinali in un conclave straordinario e vennero esaminati tutti i risvolti e le conseguenze politiche della rivolta. Vennero valutati i pro e i contro e prospettati possibili scenari politici e teologici. Dopo tre settimane di un conclave che sarebbe stato ricordato come l’ultimo della storia, il Pontifex stabilì di prendere tempo, dichiarando che per sei mesi ogni attività connessa con i vespasiani sarebbe stata sospesa.

Si scatenò l’inferno. Da una parte fedeli e NIPINEMIPY festeggiarono la “presa di coscienza” delle alte autorità ecclesiastiche, dall’altra gli imprenditori minacciarono azioni legali, e non solo, per difendere il culto della libera impresa.

Un giornalista del QLI scrisse parole di fuoco:

“Non sono servite le proteste degli investitori dei vespasiani e delle associazioni che promuovono la minzione sostenibile: in nome della tutela della fede e dell’architettura barocca, la Curia ha deciso di mettere un freno ad un servizio per tutti gli anziani con problemi di incontinenza. Tutti sanno che il vespasiano è un’antichissima tradizione che soddisfa il 26% dei bisogni corporali. Un gruppo di aziende riunite nella Rete dei Vespasiani, titolari di know how, permessi di ricerca e capacità tecnologico-produttive, ha ottenuto le autorizzazioni per sondaggi esplorativi in Piazza San Pietro con l’obiettivo di costruire orinatoi senza rumore di sciacquoni. Con la stessa Rete dei Vespasiani il Pontifex aveva firmato, soltanto un anno fa, un protocollo d’intesa, impegnandosi a coordinare tutti gli ordini religiosi per la valorizzazione della rete fognaria della città eterna.”

Venne poi promossa la petizione #smartpee che raccolse diverse decine di firme, tra le quali spiccava quella dello stesso intellettuale che aveva scovato l’opera di Duchamp:
#SMARTPEE. Liberare le escrezioni. La dura lezione dell’incontinenza si è abbattuta su gran parte della popolazione con lutti e devastazioni. L’ONU e la scienza affermano che abbiamo un’unica soluzione: aumentare il numero di vespasiani. In questi ultimi mesi si vanno diffondendo opinioni escreto-negazioniste molto gravi che, sfruttando alcune dispute locali giungono ad affermare che non abbiamo bisogno di nuovi vespasiani dato che ve ne sono già in abbondanza. Purtroppo non è così e non riusciamo a smaltire correttamente neanche il 38% delle urine. Ogni moratoria che blocca i nuovi orinatoi equivale a bloccare la liberazione di un paziente incontinente. Sui vespasiani possediamo una supremazia a livello mondiale, dai tempi dell’antica Roma.
E così via sullo stesso tono apocalittico.

Poi arrivarono gli avvocati, i sacerdoti del nuovo culto. Questa volta lo scontro con la Curia fu durissimo, ma si comprese ben presto che la lotta era impari. Nella Sala Nervi gli abiti neri dei legali della Società dei Vespasiani si contrapponevano al rosso degli abiti dei porporati che cercavano di proteggere la dignità della chiesa e la bellezza dell’architettura barocca. La discussione, inizialmente tecnica, rivelò subito la sua profonda natura teologica. La posta in gioco era chiara: due chiese si stavano scontrando per il primato sul pianeta.
Una sola avrebbe prevalso.

La Chiesa bimillenaria fondata nel 313 da Flavio Valerio Aurelio Costantino doveva combattere con un culto rampante, moderno e spregiudicato, figlio della rivoluzione industriale.

La disputa si protrasse per un anno, volarono parole di fuoco, qualche ceffone e anche qualche poltroncina. Alla fine il Sommo Pontefice comprese che la nuova teologia era troppo forte per essere sconfitta. Gli argomenti liberisti avevano facile presa sulla popolazione laica, le imprese erano troppo forti, controllavano l’informazione, gli stipendi, le scuole.

I telegiornali diffondevano ogni giorno notizie e opinioni che demolivano come colpi di maglio l’intera struttura della Chiesa tradizionale. Il colonnato del Bernini era ormai indicato come l’opera di un pazzo, il delirio di un folle, di un utile idiota al servizio di Alessandro VII.

Colpo dopo colpo la Curia capitolò. Fedeli e religiosi vennero arrestati con l’accusa di blasfemia antiliberista. Alcuni vennero ridotti al silenzio in modi più o meno ortodossi, e alla fine venne dato il via definitivo al progetto.

Sono passati solo cinque anni dai giorni di quella transizione di fase della storia, ma la disputa sembra appartenere ad un’epoca lontana. Oggi la piazza San Pietro è un allegro e variopinto mosaico di vespasiani di tutte le forme e colori. La fine dell’opposizione e del controllo dei NIPINEMIPY ha lasciato via libera al proliferare degli impianti.

Schiere di piccoli automi meccanici si muovono senza sosta da un pisciatoio all’altro per erogare servizi, rifornire i materiali di consumo, assistere i clienti, pulire e verificare che tutto sia in ordine.

Ad ogni tirata di sciacquone le ditte incassano il 20% dei proventi idrici, macinando miliardi su miliardi. L’inutile colonnato non è più visibile, ricoperto da impianti che si aggrovigliano e salgono per decine di piani come una foresta tropicale. A dire il vero nessuno sa più se il colonnato sia ancora sotto le nuove costruzioni o sia stato rimosso. Ma non importa, pochi lo ricordano e nessuno ne sente la mancanza. Oggi la piazza è allegra, vitale, dinamica, pullulante di persone che si affrettano in cerca di un vespasiano libero.
Lo sviluppo non era poi così catastrofico come veniva dipinto dai NIPINEMIPY.

Del Pontifex e del Clero non si sa più nulla, si bisbigliano ipotesi fantasiose, ipotesi così stravaganti che non vale neanche la pena di riportare. La basilica è ormai sconsacrata.
Ospita un circo che offre spettacoli quotidiani e richiama spettatori dai quattro angoli del pianeta. Una folla di clienti che viene servita in modo eccellente dalle efficienti e variopinte strutture della piazza antistante.

Le due fontane sono state sostituite da due enormi copie della scultura di Duchamp, omaggio al genio che aveva trasformato un orinatorio in un opera d’arte.

Unica nota negativa è forse il cattivo odore, ma non si può avere sempre tutto.
Per gli effluvi non sembrano esservi soluzioni. Dopo un po’ di tempo, però, ci si abitua, in un modo o nell’altro. Gli abitanti del Borgo S. Angelo, con la proverbiale pazienza dei romani, si sono assuefatti e non portano più i fazzoletti davanti al naso come accadeva nei primi tempi.
Non si sono abituati invece gli imprenditori, che anzi, nauseati dal fastidioso odore, si sono trasferiti nelle isole Tonga dove, per un curioso paradosso della storia, è vietato costruire vespasiani nelle piazze.

Disclaimer: Sebbene questo testo attinga a piene mani dalla tragica realtà dei nostri giorni, da ritagli di giornali o dalle cronache, ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale. (n.d.C.N.)

Duchamp_Fountaine

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