Il Piano del Paesaggio, una Vittoria per la Sinistra

di Enrico Rossi
Un intervento del presidente dellaToscana sulla tormentata vicenda del piano paesaggistico regionale.
Il manifesto, 5 aprile 2015, con postilla di Edoardo Salzano.

Ho letto con inte­resse il recente arti­colo di Asor Rosa (I naza­reni della Toscana), che rico­strui­sce le ultime fasi d’approvazione del nostro piano del pae­sag­gio. Anch’io sono certo che la sua ado­zione sia stata una grande vit­to­ria; una scelta lun­gi­mi­rante, che ha messo al sicuro la Toscana e che rap­pre­senta un passo avanti esem­plare nella tutela dei beni cul­tu­rali e pae­sag­gi­stici, in grado di segnare la rotta per il resto del paese.

Asor Rosa inte­sta — con buoni argo­menti — una parte del suc­cesso alla pres­sione media­tica e sociale. Peti­zioni, appelli di auto­re­voli intel­let­tuali, inter­venti sulla grande stampa di asso­cia­zioni come Ita­lia Nostra, Fai, Legam­biente e altri. Tutto vero e utile. Io stesso ho rispo­sta a oltre 5mila let­tere di cit­ta­dini pre­oc­cu­pati, che chie­de­vano garan­zie e ras­si­cu­ra­zioni. Tutto que­sto ha pro­dotto un con­corso di idee e pas­sione civile che ancora una volta pone al cen­tro del dibat­tito e della «que­stione demo­cra­tica» i temi della par­te­ci­pa­zione, della rap­pre­sen­tanza e dei beni comuni.

Tut­ta­via un fatto resta indi­scu­ti­bile: siamo l’unica Regione ad aver appro­vato il piano del pae­sag­gio, in un dibat­tito a tratti aspro, ma con uno sforzo col­let­tivo capace di andare fino in fondo.
E que­sto dopo un lavoro lungo quat­tro anni, che ha visto inte­grarsi uni­ver­sità, uffici regio­nali, poli­tica e rete dei comi­tati, in un ine­dito sforzo di ricom­po­si­zione tra quelli che Gram­sci chia­mava «intel­let­tuali» e «popolo».

Ave­vamo anche il dovere di copia­ni­fi­care tutto con il Mini­stero e non ci siamo sot­tratti. Per me è stato un onore scri­vere un emen­da­mento che è stato con­di­viso dal Mini­stero e votato dal Con­si­glio regio­nale. Quello che sem­brava un cor­to­cir­cuito tra fede­ra­li­smo e cen­tra­li­smo si è rive­lato un suc­cesso isti­tu­zio­nale, rispetto al quale i retro­scena sui ’naza­reni’ e le ’lar­ghe intese’ appa­iono dav­vero irrilevanti.

Il nostro piano rap­pre­senta la con­clu­sione di un per­corso di leggi e inter­venti di governo del ter­ri­to­rio, che hanno reso la Toscana una delle regioni più pro­tette d’Europa. Leggi discusse e appro­vate nello stesso Con­si­glio ingiu­sta­mente messo in ombra dalle cro­na­che. Mi rife­ri­sco allo stop all’edificazione in tutte le aree a rischio idrau­lico, al con­sumo zero di suolo, alla ripub­bli­ciz­za­zione delle cave Apuane, alla messa in sicu­rezza del sistema idrogeologico. Piut­to­sto che «rela­zioni peri­co­lose» tra mag­gio­ranza e oppo­si­zione, nel corso dei mesi ho assi­stito a oppo­sti estre­mi­smi: quello di chi voleva con­ti­nuare ad avere le mani libere e di chi invece quello di chi voleva fre­nare ogni sviluppo.

Un pae­sag­gio che è nato da seco­lare armo­nia tra lavoro e ele­menti natu­rali, vive e si rige­nera solo nella sal­va­guar­dia di que­sta rela­zione, non nella sua scis­sione e sepa­ra­zione. D’altro canto la dia­let­tica e la sin­tesi restano a mio giu­di­zio la prin­ci­pale risorsa della poli­tica. Una Toscana imbal­sa­mata fini­rebbe per per­dere la capa­cità di eman­ci­pa­zione e avan­za­mento sociale, che viene dai distretti pro­dut­tivi, dalle reti infra­strut­tu­rali e dalla valo­riz­za­zione del capi­tale umano.

Nella nostra regione ci sono circa 200 mila disoc­cu­pati e ogni anno 6.500 ragazzi abban­do­nano gli studi. Dob­biamo costruire le con­di­zioni per incen­ti­vare oppor­tu­nità di lavoro e inve­sti­mento pro­dut­tivo. Non si può chie­dere tutto alla ren­dita immo­bi­liare o al turi­smo: sarebbe inso­ste­ni­bile anche sul piano ambien­tale. Occor­rono lavoro, for­ma­zione, ricerca e pro­du­zioni di qua­lità. Come stiamo cer­cando di fare con infra­strut­ture e boni­fi­che sulla costa, da Piom­bino a Livorno fino a Massa.

Seguo e osservo con grande inte­resse quello che accade nella sini­stra ita­liana e sono certo che la crisi dei corpi inter­medi e dei par­titi impone il dovere di allar­gare lo spet­tro della rap­pre­sen­tanza, della discus­sione e della deci­sione poli­tica. Sono grato ai comi­tati di cit­ta­dini impe­gnati da anni nelle bat­ta­glie ambien­tali e civili.

Asor Rosa ha scritto che il voto è uno stru­mento di influenza demo­cra­tica e dovrà essere usato con intel­li­genza, indi­riz­zan­dolo verso i pro­blemi e le solu­zioni con­crete. Credo che con il Piano del Pae­sag­gio anche in Toscana pos­siamo con­tri­buire alla ricom­po­si­zione delle forze pro­gres­si­ste e delle cul­ture della sini­stra. Ci sono tutte le pre­messe. Tra le molte pos­si­bi­lità anche il voto disgiunto, con­sen­tito dalle regole e dall’offerta poli­tica. Esso rap­pre­senta un’opportunità per tutti coloro che sono dispo­sti a supe­rare gli stec­cati davanti alla con­cre­tezza delle sfide.

postilla
Il presidente della Toscana ha indubbiamente svolto un ruolo di eccezionale rilievo nel «percorso di leggi e interventi di governo del ter­ri­to­rio, che hanno reso la Toscana una delle regioni più protette d’Europa», e – secondo le cronache – è stato decisivo nel condurre il piano paesaggistico fuori dalle secche in cui i rappresentanti del “partito unico del cemento” lo avevano condotto.  Benché zoppicante e reso più fragile il piano é stato approvato con la sua paziente mediazione. Ha ragione di essere soddisfatto del suo lavoro. Tuttavia il suo intervento contiene una inesattezza e una forzatura. Come “persona informata dei fatti” devo fare due osservazioni. Non è esatto affermare che quello della Toscana è il primo piano paesaggistico approvato. Nel 2006  è entrato in vigore (e lo è tuttora)  il piano paesaggistica della Regione Sardegna, grazie all’iniziativa e alla costante azione del suo presidente Renato Soru. Ed è secondo me una forzatura affermare che nella vicenda del piano toscano si siano manifestati due «opposti estremismi», uno dei quali sarebbe «quello di chi voleva fre­nare ogni sviluppo». Eddyburg ha seguito con molta attenzione la vicenda, ma posizioni che volessero frenare “ogni sviluppo” non le abbiamo trovate. (e.s.)

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