La “Piccola” Centrale Geotermica di Montecastelli

abacusIntervistato dal quotidiano Qui News Volterra, nel febbraio 2015 l’amministratore delegato della Magma dichiarava che:
“Attualmente non sappiamo dove andremo esattamente a costruire la nostra prima centrale: lo sapremo solo dopo aver realizzato i pozzi esplorativi. Di certo sappiamo che sarà di piccole dimensioni e, se necessario, anche parzialmente interrata”.

Di certo sappiamo che sarà di piccole dimensioni, afferma l’amministratore delegato. Ma cosa significa esattamente la locuzione centrale di piccole dimensioni? Per essere precisi quanto piccole sono queste centrali, e rispetto a quale unità di misura?

Certamente qualsiasi centrale è più piccola del pianeta Marte, della catena montuosa dell’Himalaya o della città di New York, ma siccome a scuola ci hanno spiegato che non possiamo confrontare i fichi con le banane, non possiamo certamente confrontare le centrali geotermiche con le città, i pianeti o le catene montuose. Possiamo però confrontare le dimensioni delle centrali geotermiche con le dimensioni di altre centrali geotermiche, che nelle zone intorno a Montecastelli non mancano.

Armati quindi di un buon pallottoliere e dell’aiuto di Google Earth confrontiamo la centrale geotermica di Montecastelli i cui progetti (definiti ironicamente  “un passo avanti importante dal punto di vista paesaggistico“) sono stati depositati in regione, con le centrali già presenti nel territorio.

L’area d’intervento del progetto di Montecastelli è di circa 9.5 ettari, secondo quello che si vede sul progetto. Un’area spropositata, se si considera per esempio che l’intera area della centrale di Sesta non supera i 4 ettari comprensivi di laboratori di ricerca che nel progetto di Montecastelli sono assenti.
Si dirà che non tutta l’area d’intervento verrà edificata e cementificata. Se eliminiamo allora le piazzole per lo stoccaggio del materiale e tutte le aree che non vengono edificate si arriva ad un’area netta di circa 4 ettari effettivi. Un’area quindi pari a quella della centrale di Sesta.
Però c’è un problema. Mentre in uno spazio di 4 ettari la centrale di Sesta produce 16 MW di energia e sviluppa ricerca in grandi laboratori, la centrale di Montecastelli in un’area delle stesse dimensioni produrrà solo 5 MW di energia.

Se prendiamo il pallottoliere e misuriamo quanto ci costa quell’energia in termini di consumo di suolo, vediamo che un ettaro di suolo a Montecastelli viene utilizzato per produrre 1.25 MW di energia, dove nella centrale di Sesta con un ettaro di suolo si producono 4 MW di energia. Senza contare i laboratori di ricerca. Anzi, proviamo proprio ad eliminare i laboratori e andiamo a vedere quanto è grande la centrale Chiusdino, che non ha suolo utilizzato per laboratori. Fatte le misure su Google Earth, vediamo che la centrale geotermica di Chiusdino copre un’area complessiva di circa 2.9 ettari utilizzati per produrre ben 20 MW di energia elettrica. Quindi 6.9 MW per ettaro, in termini di consumo di suolo, più di cinque volte piu “piccola”, in termini di energia per unità di suolo, della centrale di Montecastelli.

La centrale di Montecastelli dovrebbe assomigliare a quella di Sauerlach, come la Magma ha più volte spiegato. Ma la centrale di Sauerlach produce 5 MW di energia in un’area di circa 2.1 ettari, cioè 2.38 MW per ettaro, e quindi se anche a Montecastelli replicassero quell’impianto (cosa che dai progetti depositati in regione non risulta) sarebbe sempre 3 volte e mezzo più grande di quello di Chiusdino, in termini di energia per unità di suolo.

A guardare il progetto sembra quindi che di piccolo, nella centrale di Montecastelli non vi sia proprio nulla, a meno che non si creda che un treno con quattro vagoni che trasporta solo 5 persone sia più piccolo di un treno con due vagoni che ne trasporta 20.
Senza dimenticare che non si tratta di treni, ma di suolo, il bene più prezioso per la sopravvivenza della specie umana sul pianeta.

I numeri che emergono dal progetto Magma sono inaccettabili, in termini di consumo di suolo. Dicono che per produrre 50 MW, due volte e mezzo l’energia prodotta dalla centrale di Chiusdino, si rischia di consumare 100 ettari di suolo come aree di intervento, o 40 ettari di suolo come area effettiva. Un lusso che uno Stato in deficit di suolo agricolo non può certo permettersi. Per non parlare del paesaggio. Meglio allora coltivare la terra e comprare l’energia dall’Islanda.

Resta il problema di cosa volesse dire l’amministratore delegato della Magma con le parole “Di certo sappiamo che sarà di piccole dimensioni …”. Leggendo le mappe si evince l’opposto, ma naturalmente siamo abbastanza incompetenti da aver sbagliato i conti o approssimato male le misure  di Google Earth e di Google Map. Per fortuna il web è uno strumento democratico. Tutti i cittadini sono quindi invitati a visionare il progetto, a misurarne le dimensioni e a confrontarle con quelle esistenti in termini di area e di produzione energetica. Se abbiamo fatto un errore saremo molto lieti di correggerlo.

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