Deresponsabilizzazione

nypl.digitalcollections.bde12ad0-a636-d8d3-e040-e00a18067bfe.001.wDal LESSICO DEL XXI SECOLO dell’Enciclopedia Treccani

deresponsabilizzazióne s. f. – Comportamento diffuso nella società contemporanea che porta a evitare l’assunzione di responsabilità e a tutelare solo la propria convenienza e il proprio interesse come se fossero un diritto, senza tener conto di un bene collettivo. Si vanno perdendo i punti di riferimento, il senso della storia e del passato, in una società dove ognuno rivendica solo i propri diritti dimenticando i doveri che il vivere sociale prevede, in una sorta di totale irresponsabilità. Si propugna un modello di interesse individuale rispetto a quello collettivo, un predominio del presente piuttosto che una preoccupazione del futuro, uno smarrimento di valori che vadano al di là dell’appagamento degli interessi individuali.  Quel che sembra avere importanza è la tutela di sé e dei privilegi raggiunti, non importa con quali mezzi, né se a scapito della comunità, della crescita sociale e di un bene condiviso. Un riflesso del disinteresse rispetto al futuro è rappresentato in modo chiaro dall’emergenza ecologica, dall’interrogativo ignorato di che mondo lasciare a chi verrà dopo di noi.

La proposta del Comune di Casole d’Elsa a proposito del problema dello spargimento della pollina delle tacchinaie di Berignone è un esempio di deresponsabilizzazione. Nel corso dell’ultima riunione della Consulta dell’Ambiente è stato infatti detto che dal momento che il divieto di spargimento approvato dal comune il ordinanza sindacale n°556 dell’ 11 agosto del 2000 è impugnabile presso il TAR, allora dobbiamo trovare tutti insieme il modo migliore per smaltire la pollina.

Deresponsabilizzazione. Infatti il divieto è impugnabile, ma non impugnato, e finché non viene impugnato resta in vigore. Il comune di Casole d’Elsa non vuole assumersi davanti al TAR la responsabilità della sua stessa ordinanza? Perché non può difendere l’ordinanza di sedici anni fa?

Deresponsabilizzazione. Non spetta alle associazioni, ai cittadini, alla società civile trovare il modo migliore di smaltire i rifiuti di un’impresa privata che macina profitti da capogiro e fornisce le multinazionali del fast food. Alle associazioni, ai cittadini, alla società civile spetta piuttosto la responsabilità di valutare forme di risarcimento per i danni economici, paesaggistici, ambientali che le attività economiche producono. Perché mai il WWF o Greenpeace si dovrebbe fare carico di trovare il modo migliore perché la Monsanto possa continuare a fare profitti con il controllo dell’agricoltura del pianeta?

Deresponsabilizzazione. Perché, come spiega molto bene l’Enciclopedia Treccani, “Si propugna un modello di interesse individuale rispetto a quello collettivo, un predominio del presente piuttosto che una preoccupazione del futuro, uno smarrimento di valori che vadano al di là dell’appagamento degli interessi individuali.” Le associazioni sono portatrici di interessi collettivi. Se si facessero carico degli interessi privati, del “modo migliore” per smaltire i rifiuti di un’azienda che non ha alcuna intenzione di riconvertirsi al biologico, verrebbero meno ai loro doveri statutari.

Deresponsabilizzazione. Perché dopo anni di discussioni e lotte per contrastare l’impatto paesaggistico delle centrali geotermiche si dovrebbe consentire a una ditta privata che fornisce le multinazionali del fast food di creare ettari di discariche per le deiezioni animali in un territorio che dovrebbe essere vocato alla conservazione e all’economia del paesaggio? Cosa si risponderà alle società geotermiche quando dimostreranno che l’impatto sul turismo di una centrale geotermica è minore di quello delle discariche di materiale che proviene da allevamenti non biologici? Chi si assumerà la responsabilità di affermare che sono stati usati due pesi e due misure? Perché l’industrializzazione geotermica dovrebbe essere diversa dall’industrializzazione zootecnica?

Deresponsabilizzazione. E non si dica che possono farlo perché “la legge lo consente”:  così facendo verrebbero spalancate le porte alla geotermia perché “la legge lo consente”. La realtà è che nell’uno e nell’altro caso “si propugnerebbe un modello di interesse individuale rispetto a quello collettivo, un predominio del presente piuttosto che una preoccupazione del futuro, uno smarrimento di valori che vadano al di là dell’appagamento degli interessi individuali.”

I cittadini di Casole d’Elsa si aspettano quindi che il comune si assuma le responsabilità di difendere la propria delibera, anche davanti al TAR, che le imprese si assumano le responsabilità di uno smaltimento corretto dei rifiuti e che le associazioni ambientaliste si assumano le responsabilità di impedire che il territorio diventi una discarica di materiale di un’industria zootecnica che di biologico ha ben poco.

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Comments

  1. […] Ma i dietrologi sono divisi, da una parte quelli che ritengono questa scelta una forma di “deresponsabilizzazione” della Regione, dall’altra coloro che pensano che questa decisione sia un boccone […]

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