Asparagi e Centrali Geotermiche

Frederick V. Waugh era un economista americano scientificamente attivo negli anni della grande depressione.
Nel 1929 pubblicò un lavoro sulla relazione tra la qualità e il prezzo dei prodotti agricoli (Waugh, F.V., Quality as a Determinant of Vegetable Prices, New York: Columbia University Press, 1929).
Sembrerebbe un problema semplice: è naturale che una mela marcia costi meno di una mela sana, dal momento che nessuno comprerebbe mai una mela bacata. L’analisi di Waugh andava però più in profondità, cercando di spiegare quanto la buccia, il picciolo, la dimensione, il colore, la consistenza della mela contribuissero indipendentemente a formarne il prezzo.

A dire il vero Waugh si occupò di asparagi. Interessato a confrontare i prezzi prima e dopo la depressione, andava nei mercati di Boston annotando il costo dei mazzi di asparagi. Poi misurava la lunghezza della parte verde, il numero di germogli in un mazzo e il diametro della singola pianta.
Confrontando i prezzi, si accorse che queste grandezze contribuivano al prezzo complessivo in modo diverso.

Per esempio la lunghezza della parte verde del gambo influiva positivamente. Gli asparagi con 20.3 cm di gambo verde costavano 38.5 centesimi in più rispetto a quelli con solo 12.7 cm verdi. I Bostoniani amavano (come tutti) la parte verde degli asparagi e questa caratteristica condizionava il prezzo dell’ortaggio.

Qualche settimana fa, a San Quirico si è tenuto un convegno sul possibile sviluppo economico della Val d’Orcia,  patrimonio Unesco dal 2004. Una possibile direzione per lo sviluppo dell’area potrebbe essere quella della produzione di energia geotermica.
Un giovane ricercatore ha però mostrato uno studio in cui si dimostra che, come per la parte bianca degli asparagi di Waugh, la presenza di centrali geotermiche porterebbe a una riduzione dei valori immobiliari, dei prezzi degli agriturismi e di quelli degli affitti, determinando così una flessione del mercato del turismo.

Un funzionario della Regione Toscana ha quindi chiesto se la questione fosse la presenza delle centrali, o piuttosto quello della di visibilità: apparentemente una centrale che non si vede non può influire negativamente sul mercato.
Il ricercatore ha allora mostrato i dati e le analisi che indicano come non sia la vista, ma proprio l’esistenza di centrali nella zona a determinare la flessione del mercato. È completamente inutile cercare di nascondere, di mimetizzare le centrali. Il motto “occhio non vede, cuore non duole” per il mercato del turismo non funziona.
Cerchiamo di capire come questo sia possibile.

Torniamo agli asparagi e supponiamo che una partita di questi ortaggi sia stata prodotta utilizzando lavoro minorile, lavoro sottopagato e illegale. Se si misura la lunghezza del verde o il diametro del germoglio questo disvalore non si vede: il mazzo è identico a tutti gli altri mazzi prodotti in maniera legale.
Ma il disvalore c’è. Appena infatti si diffonde la notizia che quegli ortaggi sono stati prodotti sfruttando il lavoro dei bambini, tutti gli acquirenti che desiderano un prodotto “buono pulito e giusto” (che per fortuna sono tanti) decideranno di non acquistarlo e il prezzo crollerà.

È successo per il tonno, quando i consumatori e poi gli stessi produttori, scelsero di non comprare i pesci catturati con reti pericolose per i delfini.
Era la presenza in mare della rete che uccideva, non la sua visibilità nel vasetto di tonno, a condizionare il prezzo.
Ed è puntualmente successo nelle aree geotermiche intorno a Lrderello. Anche per gli agriturismi dai quali le centrali non si vedono.
È sufficiente che si sappia della presenza di quella che gli economisti chiamano dis-amenity per far flettere il mercato del turismo.
Che la dis-amenity si veda o che non si veda.

La Regione Toscana dovrà varare, nei prossimi tempi, le linee guida per identificare le aree non idonee alla costruzione di centrali geotermiche.
Se la filosofia della Regione sarà quella dell’occhio che non vede, il mercato immobiliare, quello degli affitti, il mercato degli agriturismi  e anche quello dei prodotti agricoli di qualità subirà una flessione. Sarebbe quindi giusto che gli incentivi alla produzione di energia geotermica venissero piuttosto dirottati verso la compensazione delle perdite del mercato del turismo.
Ma molto probabilmente, per quanto cospicui, quegli incentivi non saranno sufficienti a risarcire il conto economico (e politico) che l’economia del turismo e del paesaggio presenterà a Enrico Rossi.

 

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