La Geotermia non Produce Posti di Lavoro, Anzi

Jack, Richard, 1866-1952; British Industries: Steel

Con ogni probabilità, nei prossimi mesi saremo costretti ad assistere all’inizio dei lavori per la costruzione di una centrale geotermica a poca distanza dal borgo di Montecastelli, un borgo rimasto paesaggisticamente integro per millenni. La società geotermica Magma, agendo contro la volontà dei cittadini e, quel che è peggio, venendo meno alla parola data, ha richiesto alla Regione Toscana le autorizzazioni per procedere con la realizzazione dell’impianto industriale.

Ora quella società, che, incidentalmente, è diretta da un ex senatore dei verdi che i cittadini ancora non si perdonano di aver votato, deve presentare alla Regione un piano di investimenti.

In questi ultimi anni hanno provato in molti, a partire dal Partito Democratico, a convincere la popolazione dei vantaggi economici di questi impianti. Invano.

Hanno detto che le coltivazioni di basilico riscaldate con le geotermia costituiscono un vantaggo economico, prima di rendersi conto che il fatturato di quell’attività non può competere con quello molto più consistente dell’economia del turismo.
Si è passati poi a una strategia un po’ più dadaista affermando che la geotermia avrebbe fatto risparmiare sui costi di essiccazione dello stoccafisso senza rendersi conto che a Montecastelli il mare non c’è, per il momento, e che nessuno essicca stoccafissi in questa zona.
Come ultima possibilità hanno provato con la leva della paura. I dirigenti del PD, per esempio, dicevano nelle pubbliche assemblee: “… volete restare ancora con la candela?” evocando lo spettro dell’austerity e sottovalutando nello stesso tempo il quoziente intellettivo dei propri elettori.

Ma basta aprire un qualsiasi giornale o anche solo la rubrica “Qui Paperino Quack” su un vecchio numero di Topolino, per scoprire che ENEL gronda energia, che tutti producono energia e che il rischio della candela è solo un moderno espediente “educativo” del tipo “mangia la minestra, altrimenti muori e vai all’inferno”.

Tuttavia il magma di sciocchezze nel quale si è cercato di impantanare coloro che avrebbero subito i danni della geotermia a qualcosa servito. È servito a eludere la questione principale: la geotermia fa male all’economia. Apriamo il New York Times del 25 aprile 2017 e diamo uno sguardo alla prima figura.

Fonte: New York Times

Fonte: New York Times

Negli U.S.A. i posti di lavoro del 2016 nel settore energetico erano 1,600,000, così ripartiti:

  • 398,235 GAS NATURALE
  • 515,518 PETROLIO
  • 160,119 CARBONE

questo per quanto riguarda le produzioni fossili. Invece nel campo delle rinnovabili

  • 383,807 SOLARE
  • 130,677 BIOMASSE
  • 101,738 EOLICO
  • 76,771 NUCLEARE
  • 65,554 IDROELETTRICO

E la geotermia? La geotermia è un rettangolino piccolo piccolo in basso a destra al quale non è associato alcun numero. Troppo piccolo. Ma il numero c’è, e lo troviamo nel Report del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. A pagina 29 del report del 2017 leggiamo che negli Stati Uniti nel 2017 hanno trovato lavoro nel settore geotermico solo 5,768 persone. Negli Stati Uniti, che sono molto più grandi di Montecastelli.

La ragione è semplice. Dopo i pochi mesi iniziali in cui vengono impiegati pochi operai per l’edilizia degli impianti e per le trivellazioni, un impianto geotermico funziona da solo. I processi sono automatizzati, il controllo è remoto, il numero di persone necessarie per far funzionare l’impianto è ridicolmente piccolo.
In compenso la bruttezza e l’inquinamento paesaggistico delle centrali allontanano i turisti dall’area e riducono il fatturato e l’occupazione nel settore dell’economia del paesaggio. Il bilancio è negativo: la geotermia riduce i posti di lavoro. Per questo chi vuole realmente produrre energia la fà in aree desertiche, o di scarso valore paesaggistico: perché gli imprenditori geotermici non hanno niente da offrire al mercato del lavoro.
A Montecastelli verrà quindi prodotta una manciata di energia inutile (anzi economicamente dannosa) verrà alterato il tessuto economico fondato sul paesaggio, con tutti i conseguenti sconquassi sociali che questo comporta, ma in compenso la piccola società geotermica potrà accedere agli incentivi dello stato. Cioè ai soldi che noi paghiamo con le nostre bollette.

In un paese normale chiunque nell’identificazione delle aree idonee allo sfruttamento geotermico penserebbe prima di tutto alla compatibilità economica. Chiunque tranne i nostri dirigenti regionali, che a quanto pare non leggono il New York Times, e, a giudicare dai fatti, sembra che non leggano neanche Qui Paperino Quack.

 

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