Perché il TAR ha Detto No alla Centrale a Biomasse di Monticiano

La Centrale a Biomasse di Monticiano non si farà.
Nel novembre 2014 avevamo cercato di capire la reale utilità di tali impianti (Speculazioni Energetiche) poi il T.A.R. della Toscana si è espresso, e ha annullato il procedimento approvato dal Comune e dalla Regione.
La sentenza del TAR, Tar-Toscana-sez.-II-13-luglio-2015-n.-1071, è molto istruttiva, perché i punti di contatto tra la centrale di Monticiano e quella prevista nel Comune di Casole d’Elsa (la documentazione si trova sul sito del Comune) sono molti, dalla Procedura Abilitativa Semplificata alla vicinanza con un’area densamente abitata e a impianti sportivi, dalla presenza di attività ricettive di lusso, al valore paesaggistico dell’area, dalla possibile realizzazione di un impianto di produzione di pellet all’impatto sul sistema della viabilità per il trasporto dei materiali …
Di seguito gli argomenti del T.A.R. della Toscana in cui sono stati sottolineati alcuni elementi di analogia con il caso Casole. (n.d.C.N.)

In data 8 marzo 2014, la società Renovo Bioenergy Monticiano s.r.l. (d’ora in avanti anche “Renovo”) attivava davanti al Comune di Monticiano la procedura abilitativa semplificata (PAS), ai sensi dell’art. 6 del D. Lgs. 28/2011, per la costruzione e gestione di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile da biomassa, con potenza elettrica pari a 0,999 MW e potenza termica pari a circa 6 MWh, da realizzarsi nel territorio del Comune di Monticiano – Loc. Case al Vento.

In particolare, dalla “Relazione Illustrativa e Piano di Approvvigionamento Biomasse” allegata alla domanda dalla società proponente si ricava che l’impianto in questione avrebbe avuto una potenza compresa tra i 60 kW e 0,999 MW e avrebbe operato in cogenerazione, producendo, da un lato, “energia elettrica da immettere nella Rete di Trasmissione Nazionale (circa 880 kWe utili immessi in rete al netto degli ausiliari di impianto)” e, dall’altro, energia termica per teleriscaldamento da utilizzarsi nell’impianto di pellettizzazione che sarebbe stato realizzato e gestito da Renovo nello stesso complesso/edificio dell’impianto a biomasse.

Nella medesima Relazione si precisa, inoltre, che la biomassa che sarebbe stata impiegata nell’impianto come combustibile sarebbe stata composta da “biomassa legnosa proveniente da cippato vergine da manutenzione forestale, scarti di legni vergine da segherie ed industrie di prima lavorazione del legno, vinacce vergini e sansa quale eventuale combustibile integrativo”, e che la stessa sarebbe stata reperita entro il raggio di 70 chilometri dal luogo di realizzazione.

Dal punto di vista urbanistico – architettonico, dal progetto presentato si ricava inoltre che l’impianto sarebbe stato realizzato all’interno di un edificio già esistente, rispetto al quale la Renovo ha sottoscritto in data 14 febbraio 2014 contratto preliminare di acquisto.

L’impianto avrebbe coperto complessivamente un’area di circa 4.190 mq., di cui 1.492 mq. occupati dal fabbricato centrale che avrebbe ospitato i principali locali dell’impianto, le apparecchiature, la caldaia e gli uffici e la restante parte all’esterno dell’edificio per lo stoccaggio del combustibile, per viabilità interna, piazzali e parcheggi ed aree di rispetto.
Il procedimento attivato dalla Renovo si concludeva con la Conferenza di Servizi del 20 giugno 2014.
Infatti, all’esito della seduta del 20 giugno 2014, la Conferenza di Servizi – acquisiti i necessari pareri, visto il verbale della Conferenza di Servizi del 17 aprile 2014, vista l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) rilasciata dalla Provincia di Siena ai sensi del D.P.R. n. 59/2013 in ordine alle emissioni in atmosfera, agli scarichi idrici ed alla verifica dell’impatto acustico – determinava “la favorevole conclusione del procedimento, condizionando la fattibilità dell’intervento in oggetto al rispetto di tutte le prescrizioni impartite”.
Il verbale della seduta del 20 giugno 2014 veniva pubblicato sul BURT n. 28 del 16 luglio 2014.
1.1. Il suindicato verbale e gli altri atti indicati in epigrafe sono stati impugnati davanti a questo TAR dalla società Relais Borgo Santo Pietro di Thottrup Claus e Thottrup Jeanette Gron s.a.s. (di seguito anche “Relais”) con il ricorso R.G. n. 1578/2014, dal Comune di Chiusdino con il ricorso R.G. n. 1692/2014 e dal Comitato Spontaneo “Ambiente e Salute Monticiano”, unitamente ad altri soggetti qualificatisi come residenti nel Comune di Monticiano, con il ricorso R.G. n. 1736/2014.
1.2. Con il ricorso R.G. n. 1578/2014, la ricorrente, premesso:

– che la Relais svolge attività turistico alberghiera ed è proprietaria di una struttura ricettiva di lusso denominata “Borgo Santo Pietro” (qualificata come boutique albergo a cinque stelle), sita nel Comune di Chiusdino, nel cuore della campagna toscana;

che il territorio in cui insiste il Relais è caratterizzato da un alto valore paesaggistico e si colloca nel cuore delle aree tutelate anche a livello ambientale, trovandosi nell’immediata aderenza di aree SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e riserve naturali, immersa in un territorio boschivo, ideale per escursioni e visite a carattere culturale;

che il territorio è oggi minacciato, nei suoi caratteri identitari e di pregio, dalla realizzazione di una centrale termo-elettrica alimentata a biomassa lignea, che rischia di determinare un grave stravolgimento dell’ambiente, con il conseguente grave e innegabile pregiudizio per il Relais, che deve gran parte dei suoi introiti proprio alla sua collocazione in un’area incontaminata;

– che la società Renovo Bioenergy Monticiano s.r.l. ha, infatti, attivato avanti al Comune di Monticiano la procedura abilitativa semplificata (PAS), ai sensi dell’art. 6 del D. Lgs. 28/2011, per la costruzione e gestione di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile da biomassa, con potenza elettrica pari a 0,999 MW e potenza termica pari a circa 6 MWh, sito nelle immediate vicinanze del Relais, in aderenza all’area SIC alta Val di Merse, a distanza di appena 2 km. dalla Riserva Naturale Alto Merse;

ha, in estrema sintesi, dedotto:
1) l’impianto a biogas non è stato sottoposto a VIA né a verifica di assoggettabilità a VIA sulla base di un solo presupposto: la potenza nominale del progetto è inferiore alle soglie di potenza previste dalla L.R. 10/2010 [lettere d) ed e) dell’allegato B2] della L.R. Toscana del 12 febbraio 2010, n. 10. Gli allegati alla L.R. 10/2010 si pongono in aperto contrasto con la Direttiva Comunitaria 13 dicembre 2011 n. 2011/92/UE, secondo cui le soglie dimensionali previste dagli Stati membri per la sottoposizione o meno a VIA non possono essere l’unico criterio in base al quale valutare un progetto, ma la necessità o meno di sottoporre i progetti a VIA o screening deve essere valutata caso per caso, sulla base dei criteri di selezione riportati nell’allegato III alla Direttiva Comunitaria 13 dicembre 2011 n. 2011/92/UE;

2) l’impianto a biogas, pur essendo localizzato in adiacenza ad un sito SIC e ad appena due km. dalla Riserva Naturale Alto Merse, non è stato sottoposto a valutazione di incidenza;

3) benché l’area sia vincolata paesaggisticamente, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo non ha partecipato al procedimento, né reso la prescritta autorizzazione; l’istruttoria è stata condotta in modo lacunoso e superficiale, senza alcuna analisi degli impatti del progetto sul traffico intercomunale, viabilità e senza alcuna certezza di poter sfruttare l’energia termica prodotta dall’impianto a biogas (l’utilizzo sarebbe indicato da Renovo nell’alimentazione di un nuovo insediamento per la produzione del biocombustibile e pellets, non ancora autorizzata);

4) al momento di presentazione della PAS, Renovo non possedeva la disponibilità dei terreni interessati da impianto e opere di connessione alla rete, ma un mero preliminare di vendita relativo alla sola struttura ove installare l’impianto a biogas, insufficiente a legittimare la presentazione della PAS;

5) la potenza dell’impianto (quasi 6 MW termici) non consentiva l’approvazione del progetto mediante PAS, in applicazione dell’art. 16 bis della L.R. 39/2005;

6) nell’ambito della PAS non era consentito acquisire un ulteriore provvedimento onnicomprensivo (come l’AUA), ma il Comune avrebbe dovuto indire un’apposita Conferenza di Servizi.

Si sono costituiti il Comune di Monticiano, la Provincia di Siena, la Regione Toscana, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Siena e Grosseto, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, e Renovo Bioenergy Monticiano s.r.l., che hanno sollevato eccezioni in rito (inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione ad agire e di interesse al ricorso) e hanno controdedotto nel merito.

1.3. Con il ricorso R.G. n. 1692/2014, il Comune di Chiusdino, premesso:
– che l’area su cui si realizzerà l’impianto si trova in adiacenza al SIC denominato Alta Val di Merse, istituito nel 1995 e facente parte della Rete Natura 2000, con il quale confina su tre lati, SIC all’interno del quale si trova anche la Riserva Naturale Provinciale “Alto Merse” istituita con delibera del Consiglio Provinciale di Siena nel 1996;
– che il SIC denominato Alta Val di Merse e la Riserva Naturale Provinciale “Alto Merse”si trovano “a cavallo” dei confini comunali di Chiusdino e Monticiano;
– che l’area su cui sorgerà l’impianto si trova a circa 1,9 chilometri dal noto complesso religioso monumentale, di rilevantissimo pregio storico- culturale, composto dall’abbazia cistercense di San Galgano e dalla Cappella di Montesiepi, di cui il Comune di Chiusdino è concessionario d’uso almeno fino al 2022;
– che, pertanto, è direttamente interessato alla tutela del SIC “colpito” dall’intervento, anche in considerazione della vicinanza del realizzando impianto al complesso monumentale di cui si è detto;

ha, in estrema sintesi, dedotto:

1) il progetto presentato dalla Renovo è “in contrasto con la disciplina e le previsioni previste dal Piano di Indirizzo Territoriale adottato dalla Regione Toscana in data 2 luglio 2014”, in quanto tali previsioni escludono la possibilità di realizzare l’impianto a biomasse nell’area indicata nel progetto, “trattandosi di ‘area non idonea’ ai sensi del punto 1.5 dell’Allegato 1.A del PIT stesso”;

2) sono state violate le “norme di natura prescrittiva contenute nel Piano Energetico Regionale della Provincia di Siena (PEP) e nei relativi allegati, approvato con delibera della Giunta Provinciale n. 146 del 20.12.2012”;

3) carenza della valutazione di incidenza sul SIC, la quale era “obbligatoria e doveva essere allegata al progetto o, quanto meno, richiesta dall’Amministrazione prima del perfezionamento del procedimento autorizzatorio”, trattandosi di un SIC che fa parte della Rete Natura 2000; 4) lo studio di incidenza, ove fosse stato effettuato, avrebbe avuto esito negativo;

5) l’intervento progettato dalla Renovo è incompatibile con la disciplina contenuta nel Piano Strutturale e nel Regolamento Urbanistico;

6) il Comune di Chiusdino avrebbe dovuto essere “coinvolto nel procedimento amministrativo di formazione del titolo abilitativo per la realizzazione e l’utilizzo dell’impianto”;

7) la localizzazione dell’impianto nell’area prevista risulta illegittima anche in considerazione della prossimità dello stesso con il complesso religioso di San Galgano e Montesiepi;

8) carenza e/o difetto di istruttoria.

Si sono costituiti il Comune di Monticiano, la Provincia di Siena, e Renovo Bioenergy Monticiano s.r.l., con l’intervento ad opponendum dei sigg.ri Mario Ciulli e Barbera Da Frassini (in qualità di proprietari degli immobili destinati all’insediamento dell’impianto per cui è causa), che hanno sollevato eccezioni in rito (inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione ad agire e di interesse al ricorso) e hanno controdedotto nel merito.
1.4. Con il ricorso R.G. n. 1736/2014, il Comitato Spontaneo “Ambiente e Salute Monticiano”, unitamente ad alcuni soggetti asseritamente residenti nel Comune di Monticiano, ha, in estrema sintesi, dedotto:

1) mancata effettuazione della valutazione di incidenza ambientale prevista dall’art. 6 della Direttiva del Consiglio 92/43/CEE (Direttiva Habitat), nonché dall’art. 5 del D.P.R. n. 357/1997;

2) violazione della L.R. n. 56/2000, delle norme di Piano energetico provinciale (PEP) della Provincia di Siena, della normativa contenuta nel Piano di indirizzo territoriale (PIT) della Regione Toscana, delle norme del Piano ambientale ed energetico regionale (PAER) della Regione Toscana; difetto di istruttoria.
Si sono costituiti il Comune di Monticiano, la Provincia di Siena, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Toscana, il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Siena, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, l’Aeronautica Militare Italiana, l’Enac Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, il Ministero dell’Interno, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero della Difesa, Renovo Bioenergy Monticiano s.r.l. ed Enel Distribuzione s.p.a., che hanno sollevato eccezioni in rito (inammissibilità del ricorso collettivo per conflitto di interesse fra i ricorrenti, per omessa notifica alla Provincia di Siena e per carenza di legittimazione ad agire e di interesse al ricorso) e hanno controdedotto nel merito.

2. I ricorsi R.G. nn. 1578/2014, 1692/2014 e 1736/2014 vanno riuniti per evidenti ragioni di carattere oggettivo.

3. Ragioni di priorità logica – tenuto conto della portata delle censure formulate – peraltro coincidenti con quelle di priorità temporale, connesse all’ordine di presentazione dei ricorsi, impongono di prendere le mosse dall’esame del ricorso R.G. n. 1578/2014 proposto dalla società Relais Borgo Santo Pietro di Thottrup Claus e Thottrup Jeanette Gron s.a.s..

3.1. Va preliminarmente esaminata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione ad agire e di interesse al ricorso formulata dalla Renovo, dal Comune di Monticiano, e dalla Provincia di Siena.
Essi deducono, sostanzialmente, la carenza di interesse – poiché non sarebbe stato individuato alcun effettivo pregiudizio conseguente alla realizzazione dell’impianto biogas – nonché di legittimazione, in quanto la struttura Borgo Santo Pietro, di proprietà della società Relais, dista circa 4 km. in linea d’aria dal sito in cui è prevista la realizzazione dell’impianto termoelettrico, con conseguente carenza del requisito della vicinitas.

Di contro, la ricorrente ha ribadito le considerazioni già sviluppate nel ricorso in relazione ai possibili danni derivanti dalla realizzazione e messa in esercizio dell’impianto, e ha meglio precisato, sotto il profilo dell’inquinamento ambientale, i gravi problemi che potrebbero derivare dalla necessità di reperire la biomassa da utilizzare come combustibile per il funzionamento dell’impianto, a causa dei rilevanti impatti sul sistema viabilistico sia sotto il profilo del volume di traffico, sia sotto il profilo della rumorosità, problematiche vieppiù esaltate dalla mancata indicazione delle fonti di approvvigionamento del materiale. Inoltre, ha lamentato gli effetti delle emissioni odorigene derivanti non solo dalla combustione, ma anche dalla essiccazione della biomassa, circostanza che si cumula con la intenzione della Renovo di realizzare, in adiacenza all’impianto a biogas, un ulteriore impianto per la produzione di combustibile e pellets. Ha prospettato, quindi, l’elevata probabilità di una significativa flessione delle entrate connesse allo svolgimento della propria attività turistico-alberghiera, tenuto conto della importanza peculiare che nella stessa riveste il fattore ambientale.

Accertato, per espressa affermazione della Renovo, che la distanza in linea d’aria tra la struttura alberghiera della ricorrente e il sito destinato all’ubicazione dell’impianto è di 4 chilometri e 300 metri, ritiene il Collegio che tale distanza non sia tale da escludere la sussistenza di una vicinitas e/o dello stabile collegamento con la zona il cui ambiente si intende proteggere, che devono essere apprezzati in maniera elastica, anche in funzione dell’intervento autorizzato dalla pubblica amministrazione e della natura dell’attività che sarà possibile svolgere per effetto di esso, nonché dei pregiudizi lamentati dalla ricorrente. Quanto a questi ultimi, non può richiedersene la piena prova che potrebbe derivare esclusivamente dalla realizzazione dell’impianto allorchè il pregiudizio ambientale, e il correlato pregiudizio economico della ricorrente, si sarebbero integralmente consumati, dovendosi di contro ritenere più che sufficienti gli elementi rappresentati che incidono su una matrice ambientale di rilevante importanza e che integrano certamente il profilo dell’interesse.

Infatti, pur prescindendo dagli ulteriori effetti derivanti dall’esercizio dell’impianto, la Renovo non indica assolutamente, così come lamentato dalla ricorrente, le effettive fonti di raccolta del materiale combustibile, il che preclude di valutare e verificare i percorsi che, ai fini dell’approvvigionamento, dovrebbero essere coperti dai veicoli, con conseguente impossibilità di apprezzare l’impatto ambientale di tale traffico potenzialmente assai intenso.

In definitiva, pur prescindendo da ogni pur possibile considerazione sui nuovi orizzonti della legittimazione processuale attiva per la tutela dell’ambiente alla luce del principio della sussidiarietà orizzontale fondata sull’art. 118, comma 4, della Costituzione, gli indicati elementi inducono il Collegio a ritenere che la ricorrente abbia titolo ad agire in giudizio contro gli atti impugnati; e tale conclusione appare conforme all’orientamento recentemente espresso da questo Tribunale nelle sentenze (della sez. I) 1 luglio 2014 n. 1150 e 20 agosto 2014 n. 1372; in quest’ultima, in particolare, si sottolinea l’esigenza, in materia di tutela ambientale, di seguire “un approccio necessariamente non restrittivo all’individuazione della lesione che potrebbe astrattamente fondare l’interesse all’impugnazione: “sul punto, è sufficiente rammentare come – anche sotto la spinta del diritto europeo – la materia della tutela dell’ambiente si connoti per una peculiare ampiezza del riconoscimento della legittimazione partecipativa e del coinvolgimento dei soggetti potenzialmente interessati, come è dimostrato dalle scelte legislative in tema di partecipazione alle procedure di V.A.S. e V.I.A., di legittimazione all’accesso alla documentazione in materia ambientale, di valorizzazione degli interessi “diffusi” anche quanto al profilo della legittimazione processuale” (così Cons. Stato, IV, n. 2403/2014) “.

3.2. Nel merito, fondata e assorbente di ogni altra, è la censura di cui al primo motivo di ricorso, così epigrafata: “Violazione di legge – Violazione della Direttiva 2011/92/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011 – Violazione del principio di precauzione (art. 174, paragrafo 2, del Trattato CE, oggi art. 191, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, art. 301 del D. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.) e dell’azione preventiva – Disapplicazione della L.R. 12 febbraio 2010, n. 10 – Illegittimità costituzionale per violazione dell’art. 117, comma 1, della Costituzione”.

Con tale motivo i ricorrenti hanno sostenuto che la mancata effettuazione della valutazione di impatto ambientale in ordine al progetto relativo all’impianto contestato vizia il procedimento perché le disposizioni regionali in materia di V.I.A., in base alle quali è stata omessa tale fase procedimentale, contrastano con la legislazione europea (direttiva 2011/92/UE), alla luce di quanto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza 22 maggio 2013 n. 93. Di qui la richiesta di disapplicazione della normativa interna a cui è stata data attuazione nel caso in esame con riferimento alla V.I.A. e il conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati.

Con la citata sentenza n. 93/2013 la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli allegati A1, A2, B1 e B2 alla legge regionale delle Marche n. 3 del 2012 nella parte in cui, nell’individuare i criteri per identificare i progetti da sottoporre a VIA regionale o provinciale ed a verifica di assoggettabilità regionale o provinciale, non prevedono che si debba tener conto, caso per caso, di tutti i criteri indicati nell’allegato III della direttiva 2011/92/UE, come prescritto dall’art. 4, paragrafo 3, della medesima. Tali criteri sono non solo la dimensione, ma anche altre caratteristiche dei progetti, ovvero il cumulo con altri progetti, l’utilizzazione di risorse naturali, la produzione di rifiuti, l’inquinamento ed i disturbi ambientali da essi prodotti, la loro localizzazione e il loro impatto potenziale con riferimento, tra l’altro, all’area geografica e alla densità della popolazione interessata.

La L.R. della Toscana n. 10 del 2010 (“Norme in materia di valutazione ambientale strategica (VAS), di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione di incidenza”) presenta le medesime caratteristiche, per quanto qui interessa. L’art. 43 comma 2 prevede: “Sono sottoposti alla procedura di verifica di assoggettabilità ai sensi degli articoli 48 e 49:

a) i progetti di cui agli allegati B1, B2 e B3…”. E l’allegato B2 (“Progetti sottoposti alla procedura di verifica di assoggettabilità di competenza della Provincia”) fa riferimento alla lettera d) agli “Impianti industriali non termici per la produzione di energia, vapore ed acqua calda con potenza complessiva superiore a 1 MW”, e alla lettera e) agli “Impianti termici per la produzione di energia elettrica, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MW”, distinguendo quindi gli impianti del genere indicato, ai fini delle procedure di valutazione, solo in base al criterio dimensionale.

Nel caso in esame si controverte della realizzazione di un impianto di generazione elettrica alimentato da biomasse di potenza nominale pari a 0,999 MW, dunque rientrante nei limiti (stabiliti dalle linee guida contenute nel D.M. 10 settembre 2010) previsti per l’applicazione della procedura abilitativa semplificata ex art. 6 del D.Lgs. n. 28/2011.

In relazione ad un impianto di analogo tipo e potenza (da realizzare nel territorio di un Comune marchigiano) il Consiglio di Stato, sez. IV, ha affermato, nella sentenza 22 settembre 2014 n. 4727, che – anche a prescindere dagli effetti sulla legislazione regionale della citata sentenza della Corte costituzionale n. 93/2013

- “il giudice avrebbe dovuto, anche ex officio, porsi il problema della compatibilità costituzionale e comunitaria e, conseguentemente, dell’eventuale disapplicazione della normativa in esame, statuente l’esenzione da Via per gli impianti di potenza inferiore ad una data soglia. In proposito, si deve rilevare come, infatti, a fondare la tesi della doverosità della V.I.A. concorrano i principi di precauzione e dell’azione preventiva, propri del diritto comunitario, sanciti all’art. 191 del T.F.U.E., ove il legislatore, nell’affermare che “la politica della Comunità in materia ambientale mira ad un elevato livello di tutela (…)”,induce a ritenere che la V.I.A. non possa, certamente, escludersi sulla semplice base della soglia di potenza. Ogni normativa contrastante con la normativa comunitaria in materia ambientale che impone la V.I.A. quale provvedimento volto a valutare la compatibilità degli insediamenti produttivi con le esigenze di tutela dell’ecosistema doveva pertanto essere disapplicata”. Il Consiglio di Stato ha altresì precisato: “non vale ad escludere la doverosità della valutazione de qua la circostanza, prospettata dall’appellante, che il progetto fosse, comunque, conforme alle prescrizioni della direttiva n.92/11 UE, essendo stati esaminati nel progetto e valutati nella Conferenza di servizi, nonché nel provvedimento finale, tutti gli aspetti, esplicitamente, elencati all’All. III della direttiva stessa. La V.I.A. è, infatti, un procedimento dalla caratteristiche peculiari, che conduce ad una valutazione altrettanto peculiare, non desumibile aliunde, nemmeno, si noti, dalla circostanza che, nella fattispecie concreta, sussistano tutti i requisiti richiesti, i quali mediante la V.I.A. sarebbero, dunque, meramente da accertare”.

Le argomentazioni di cui sopra sono state ribadite dalla medesima Sezione nelle sentenze di pari data n. 4729 e n. 4730, anch’esse relative a impianti analoghi per tipo e potenza a quello di cui si controverte nel presente giudizio, il cui progetto non è stato sottoposto a V.I.A. perché al di sotto della soglia di potenza fissato dalla legislazione regionale, prescindendo dagli altri criteri individuati dalla normativa europea di settore (direttiva 2011/92/UE). Sussiste quindi anche in questo caso il contrasto tra la legislazione interna applicata e detta normativa europea (già rilevato dalla Corte costituzionale con riferimento alla legislazione regionale delle Marche) che ha indotto il Consiglio di Stato, nelle sentenze citate, a riconoscere come doverosa, da parte del giudice amministrativo, la disapplicazione della norma interna.

In relazione a quanto sopra risultano fondate le censure formulate in proposito dalla società ricorrente; il ricorso merita perciò accoglimento e, conseguentemente, i provvedimenti impugnati devono essere annullati.

4. Quanto ai ricorsi R.G. n. 1692/2014 e n. 1736/2014, si può prescindere dall’esame delle relative eccezioni di inammissibilità, essendo essi divenuti, in virtù dell’accoglimento del ricorso R.G. n. 1578/2014, improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse.

5. La particolarità della vicenda e la novità delle questioni affrontate giustificano l’integrale compensazione tra le parti delle spese dei giudizi.

P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sui ricorsi, come in epigrafe proposti, previa

riunione degli stessi:
a) accoglie il ricorso R.G. n. 1578/2014 e, per l’effetto, annulla i provvedimenti con lo stesso impugnati;
b) dichiara improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse i ricorsi R.G. n. 1692/2014 e n. 1736/2014;
c) compensa tra le parti le spese dei giudizi.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa. Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 26 marzo 2015 con l’intervento dei magistrati:

Saverio Romano, Presidente
Eleonora Di Santo, Consigliere, Estensore Carlo Testori, Consigliere

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 13/07/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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