Centrale a Biomasse di Casole d’Elsa: il NO di Rifondazione

Pubblichiamo la nota di Tamara Tognetti, capogruppo di opposizione nel Consiglio Comunale di Casole d’Elsa. (n.d.C.N.)

Si ritiene necessario sapere se esiste un controllo e un monitoraggio di tutto il sistema di approvvigionamento del combustibile (tipologia, provenienza, filiera corta ed anche l’eventuale esistenza di un accordo commerciale tra fornitori locali e/o consorzio di raccolta e di conferimento del materiale alla centrale). In particolare dovrebbe essere garantito ai cittadini l’esclusivo utilizzo di solo materiale legnoso/erbaceo e non di combustibili assimilabili per legge, ma di altra provenienza.

Nel caso in cui non sia organizzato un servizio di raccolta locale del combustibile si dovrebbe valutare il livello d’impatto dovuto alle emissioni dei mezzi di trasporto (di tutto il materiale conferito).

In questo Progetto, pur non essendoci per Legge l’obbligatorietà della procedura di VIA, data però la concentrazione puntuale delle emissioni e al fine di tutelare la salute dei cittadini, dovrebbe essere previsto uno studio diffusionale, una mappatura della ricaduta al suolo delle quantità integrate degli inquinanti. Infatti, vista l’orografia del sito e la vicinanza dei centri abitati in zone piu’ elevate, in particolare il centro di Casole d’Elsa, nella cui direzione soffiano prevalentemente venti dal quadrante nord est, si rende necessario lo studio della ventosità del sito nel punto di emissione, con l’ausilio anche di modelli numerici fluidodinamici.

La modellazione delle dispersioni degli inquinanti in atmosfera dovrebbe anche prevedere lo studio dettagliato di condizioni meteorologiche di inversione termica di più giorni consecutivi dove la letteratura scientifica evidenzia accumuli delle sostanze rilasciate e dei prodotti delle trasformazioni chimiche (vedi ad esempio acidificazione dell’acqua che ricade sull’area agricola circostante) e della formazione di nebbie indotte con conseguenze pericolose per la viabilità stradale.

Sarebbe anche giusto che i cittadini conoscessero la quantità di inquinanti assorbiti dalla popolazione in un giorno e accumulati in un anno.

Si dovrebbe comunicare anche la previsione di consumo di acqua in quanto, se verra’ usato per la combustione materiale erboso fresco, di difficile reperimento in estate, sarà usata acqua per abbassare la temperatura della combustione, parametro critico per il funzionamento del cogeneratore.

Inoltre, siccome il calore prodotto non può essere tutto utilizzato, tale calore dovrà essere dissipato nell’ambiente, con ulteriore riscaldamento dell’area del Piano. Dovrebbe essere attentamente valutata tale alterazione, in particolare d’estate, del microclima della zona circostante in quanto, avendo una caldaia da 1,6 MW ed una generazione di corrente di 0,2 MW, l’energia termica dissipata è complessivamente di 1,4 MW che in parte prima andrà ad essiccare il materiale in ingresso, in parte prima a riscaldare la fabbrica, e quella rimanente direttamente dispersa nell’ambiente.

Ci chiediamo, con grande preoccupazione, se la potenza dell’impianto sia commisurata alle caratteristiche del sito e quanto questo tipo di attività potrebbe alterare l’impatto ambientale.

Per questi motivi dichiaro la mia totale contrarietà alla esecuzione di questo impianto.

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