Interesse Pubblico e Biomasse

La sentenza di archiviazione del procedimento della Magma nei confronti del sindaco di Casole d’Elsa mette in risalto un aspetto importante delle responsabilità di un’amministrazione locale. Nel testo del Tribunale si legge che dopo un primo arresto delle attività per motivi acustici,

L’attività di ricerca subiva quindi un secondo arresto, giacché il Sindaco, in veste di ufficiale del Governo ex art. 54 co. 4 T.U. Enti Locali, emetteva il 29 luglio 2016 un provvedimento contingibile ed urgente, in forza del quale ordinava alla Soc. Magma Energy Srl ” …la sospensione immediata dell’attività legataalla procedura di ricerca geotermica su tutto il territorio comunale …”, considerato che il ripetuto passaggio di mezzi e persone in area ad altissimo pericolo d’incendio durante la stagione estiva determinava pericolo per l’incolumità pubblica, a maggior ragione perché l’amministrazione comunale non aveva provveduto allo sfalcio dell’erba.

Alla denuncia della Magma, che ipotizzava un’interesse personale del sindaco, il Tribunale risponde che la decisione del sindaco era indirizzata solo all’interesse pubblico:

Difetta, infine, radicalmente il dolo intenzionale posto che la finalità di tutelare il territorio dalle implicazioni dannose della ricerca e dello sfruttamento geotermico – nei limiti delle competenze comunali e sindacali naturalmente – non può essere inteso come interesse privato di Pietro Pii come comune cittadino, ma costituisce un interesse pubblico, esattamente quello per la cui protezione è stato eletto sindaco del Comune di Casole.

In altri termini il Tribunale sottolinea con chiarezza che il compito di un sindaco è quello di tutelare l’interesse pubblico, operando delle scelte sulla base degli strumenti a sua disposizione, compresa la valutazione soggettiva e il principio di precauzione. Nel caso delle prospezioni della Magma, il sindaco ha quindi valutato i costi potenziali dell’attività (inquinamento acustico, pericolo di incendi),  i benefici per la comunità (quali?) e i diritti della Magma, e ha preso una decisione nell’interesse della collettività, come era suo dovere.

Lo stesso ragionamento dovrà ora essere applicato alla decisione sulla realizzazione degli impianti per la produzione di energia da biomasse e di pellet che un gruppo di imprenditrici vorrebbe costruire nel piano di Casole. In questo caso la decisione è più semplice, perché i costi e i benefici non sono potenziali, ma effettivi.

La centrale ha bisogno di un rifornimento costante di biomassa, ma questo rifornimento ha dei costi. Il costo di estrazione, il costo di lavorazione e il costo di trasporto. Nei documenti che si trovano sul sito del comune di Casole di questi costi non si parla, probabilmente perché la legge non prevede che queste analisi vengano fatte dalla società che propone l’impianto. Tocca infatti al comune il compito di fornire tali analisi, come accaduto nel caso della vicenda Magma.

In questo caso però i limiti di arbitrarietà sono molto ridotti, perché la letteratura in materia è molto vasta.
La normativa nazionale ed europea, ad esempio, impone alle amministrazione locali che vogliono gestire le proprie aree boschive (per esempio per la produzione di biomasse) un piano di ventennale di gestione, piano del quale il comune dovrà dotarsi se anche una piccola frazione delle biomasse proverrà dal patrimonio boschivo.
Uno studio pubblicato su Biomass & Energy (Freppaz D., Minciardi R., Robba M., Rovatti M., Sacile R. e Taramasso A., 2004, “Optimizing forest biomass exploitation for energy supply at a regional level”, Biomass and Bioenergy, 26,15-25.) propone uno strumento di valutazione in cui vengono considerati tutti i parametri del processo decisionale, la funzione obiettivo, i profitti della produzione energetica, i costi di impianto, i costi di trasporto, i costi di raccolta del materiale, i costi ambientali. Numeri necessari al comune di Casole per poter valutare, come nel caso della Magma, i costi e i benefici. Del resto che senso avrebbe utilizzare le biomasse per produrre energia se le emissioni per il trasporto del combustibile fossero superiori a quelle risparmiate?

Nel lavoro citato il modello viene applicato al consorzio di municipalità della Val Bormida (Savona), un’area coperta in larga parte da vegetazione boschiva, prendendo anche in considerazione gli scarti di biomassa provenienti da 10 siti industriali.
Il comune di Casole dovrà quindi dotarsi di uno strumento simile, elaborato a spese delle imprenditrici che dovranno contabilizzarlo nei costi di progettazione. Uno strumento che dovrà basarsi su un dataset di informazioni pubbliche e accessibili che potranno essere verificate e discusse dai cittadini.

Insomma, il comune di Casole dovrà attuare, in modo più tecnico e scientifico, la stessa strategia utilizzata per valutare l’impatto dei lavori della Magma, come è stato fatto per la Val Bormida, per l’isola di Creta (Voivontas D., Assimacopoulos D. e Koukios E.G., 2001, “Assessment of biomass potential for power production: a GIS based method”, Biomass and Bioenergy, 20, 101-112), e per decine di altri casi.

Non è difficile, non si tratta di inventare l’ombrello, gli strumenti ci sono, basta utilizzarli coerentemente con quanto fatto nel caso Magma.

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