La Centrale a Biomasse di Casole d’Elsa non si Farà

La Conferenza dei Servizi chiamata a decidere sulla Centrale a biomasse  di Casole d’Elsa ha rigettato il progetto.
Gli argomenti contenuti nellaDocumentazione del Comune sono estremamente chiari:

La PAS è totalmente priva del progetto delle sistemazioni esterne, non illustra le vie di accesso carrabili e pedonali, gli spazi esterni asserviti all’impianto, gli spazi necessari alla movimentazione dei mezzi e dei materiali.
Il progetto di istallazione dell’impianto non è contestualizzato ed in tal senso confligge con l’art. 45 delle NTA del RU “Salvaguardia dei caratteri paesaggistici” il quale prevede che le caratteristiche tipologiche- morfologiche e cromatico-materiche di ogni intervento nel suo complesso (edifici, impianti tecnologici ed energetici e sistema di spazi aperti) dimostrino un buon adattamento all’ambiente in cui si inseriscono mediante identificazione localizzativa e dimensionale e soluzioni in modo tale da minimizzarne l’incidenza visiva.

La PAS non descrive il ciclo della biomassa, dall’approvvigionamento al conferimento del rifiuto e non ne indica i percorsi fisici.
Non sono allegati gli elaborati tecnici per la connessione redatti dal gestore della rete.
Non è fornito lo schema idrico e fognario connesso alla realizzazione dei servizi igienici.

Non contiene la documentazione prevista dall’art. 5 della disciplina del Nuovo piano energetico provinciale 2010-2020.

CONCLUSIONI
Le carenze documentali e sostanziali sopra illustrate determinano la non conformità della PAS con l’art. 6 del Decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 pertanto la stessa risulta non procedibile.

Di fatto il progetto è incompatibile con il Regolamento Urbanistico e con le scelte comunali di sviluppo del territorio, e questo dispiace, per diversi motivi.

Chi presenta un piano imprenditoriale o economico dovrebbe essere consapevole di partecipare ad un progetto collettivo che ha come fine ultimo il bene comune. Perché allora non studiare con attenzione il Regolamento Urbanistico e proporre un’idea coerente con questo?
Meglio ancora, dal momento che il Comune di Casole d’Elsa si è dotato dello strumento della Consulta dell’Ambiente, perché non discutere la proposta con questo organismo per valutarne in anticipo i costi e i benefici da un punto di vista ambientale?

La società che ha proposto l’impianto bocciato dal Comune è una società di imprenditoria femminile, una scelta importante e innovativa. Ma perché insistere con un modo anacronistico di fare impresa, legato agli incentivi statali, senza rischi, e senza innovazione?
Ci sono tanti modi per produrre energia, perché scegliere proprio quello peggiore, dal punto di vista ambientale e occupazionale?
Se vogliamo realmente ridurre le emissioni, causa dei cambiamenti climatici, perché seguire solo il solco tracciato dalla pessima politica degli incentivi?
Si ha l’impressione che lo scopo ultimo sia quello di “fare i soldi”, scopo certamente legittimo, ma se obiettivo unico, caratterizzante di un’economia estranea, se non addirittura ostile al contesto in cui viene sviluppata.
Un’impresa non può fare solo profitti, ma deve anche produrre innovazione, cambiamenti culturali, posti di lavoro, miglioramento della qualità della vita, deve inserirsi nel tessuto sociale, preservare l’ambiente, essere sostenibile.

Le possibilità sono tante, e da una cordata imprenditoriale nel Comune di Casole d’Elsa ci si sarebbero aspettate iniziative come Zolle, oppure un’iniziativa nel campo dell’Intelligenza Artificiale, un settore in cui si cercano disperatamente tecnici specializzati e che sta aprendo un mercato immenso, oppure ancora, restando nel settore energetico, ci si aspetterebbe un’idea sull’accumulo dell’energia e la razionalizzazione delle risorse.

Niente di tutto questo, il progetto della centrale a biomasse non produceva innovazione, impattava sull’ambiente e sul paesaggio e non produceva posti di lavoro. Eppure, con un po’ di coraggio imprenditoriale si possono creare imperi. Si pensi solo all’immenso fatturato che gravita intorno alla storia di Harry Potter. Non è forse un caso più che virtuoso di imprenditoria femminile sostenibile?

Dispiace quindi che alla fine del decennio iniziato con “l’affare San Severo”, un decennio in cui la crisi economica ha operato una drastica e irreversibile trasformazione dell’economia mondiale, ci sia ancora chi pensa che si possa tornare ad un’epoca che non esiste più.
Il mondo ha intrapreso un’altra strada (basta leggere la lista delle aziende più importanti del 2017) e prima di proporre iniziative bisognerebbe fermarsi e riflettere sulla collocazione in questa lista delle aziende italiane valutando la possibilità dell’innovazione in campo agricolo, energetico, tecnologico e culturale.

I cittadini di Casole d’Elsa, soprattutto i più giovani che non sono ancora entrati nel mondo del lavoro, si aspettano dall’esperienza di questo decennio di crisi una nuova classe imprenditoriale in grado di comprendere che l’impresa non è solo profitto, ma anche e soprattutto un impegno a migliorare la vita di tutti e una responsabilità nei confronti della collettività.

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