La Consulta dell’Ambiente sulla Centrale a Biomasse

Ho partecipato alla seduta pubblica della Consulta dell’Ambiente, convocata presso il Centro Congressi di Casole d’Elsa il  26 agosto 2017, riportandone l’impressione estremamente negativa di cui cercherò di elencare le ragioni.

1. Partiamo dal documento a disposizione di tutti, la relazione tecnica nella sua pagina iniziale, dove compare il nome dell’ingegnere responsabile del progetto dell’impianto a biomasse per la produzione di energia elettrica. Nel corso della riunione si viene a sapere che quell’energia è destinata a un impianto per la produzione di pellet. Quindi gli impianti sono due distinti, uno per la produzione di pellet e uno per la produzione di energia da fornire al primo.
L’impianto a biomasse è prodotto da una ditta di Verona. L’ingegnere responsabile sembra quindi essersi occupato di come sistemare l’impianto in un capannone del piano di Casole, in stretto contatto con la fabbrica di pellet. In altre parole l’impianto non è progettato per essere inserito nel territorio casolese valutandone costo e benefici, ma è semplicemente una copia di un ipotetico impianto che dovrebbe esistere vicino a Biella, secondo quanto detto all’incontro.
Un pessimo modo di pianificare un’iniziativa così complessa. E infatti nel corso della riunione l’ingegnere responsabile ha semplicemente dato lettura di un depliant della ditta di Verona. Non è stato certo un buon inizio.

2. Sempre nella pagina iniziale del progetto figura il logo del Comune di Casole, eppure tutti noi eravamo stati convocati per discutere e capire il progetto dal Comune di Casole, che non aveva e non ha ancora preso alcuna decisione in merito. Si è trattato quindi di una pessima forzatura che avrebbe potuto indurre i cittadini a ritenere che il comune fosse d’accordo. Non è  certo un buon punto di partenza.

3. Nella pagina iniziale del progetto compare anche la Società VDE Val d’Elsa Pellet srl con sede in via delle Gore 27, 53031 Casole d’Elsa. Ma via delle Gore a Casole  d’Elsa non esiste, non esiste a Colle val d’Elsa, ma esiste a Livorno (ovviamente se non fosse vero ammetterei il mio errore immediatamente). Le imprenditrici della VDE avrebbero dovuto presentare un documento meno raffazzonato, perché l’immagine presentata ai cittadini è quella di un’imprenditoria superficiale e frettolosa.

4. La relazione contiene numerosi errori (16 (sedici)), anche grammaticali in cinque pagine, a conferma l’impressione di una superficialità di una proposta in cui manca una qualsiasi analisi costi/benefici. Ma queste possono essere solo minuzie rispetto a quanto ascoltato nella discussione seguita alla relazione tecnica.

5. La società proponente ha un capitale sociale (non ancora interamente versato) di 10000 euro con tre quote da tremila e due quote da 500 euro, ma il solo impianto a biomasse ha un costo molto alto. Come era già accaduto per la Magma, la società VDE Valdelsa non ha mai realizzato impianti a biomasse e neppure impianti per la produzione di pellet, e inoltre al costo dell’impianto a biomasse va aggiunto il costo dell’impianto per il pellet. Ci si domanda quindi se queste società abbiano lo scopo virtuoso di produrre energia o vengano create per intercettare gli incentivi statali.

6. I due impianti, se realizzati, funzioneranno 24 ore su 24. Per la rumorosità, ai 75 db del primo impianto andranno aggiunti quelli del secondo impianto, ma non ci sono indicazioni sull’inquinamento acustico del secondo impianto.

7. Problema del materiale usato. Quale materiale? Quanto materiale? Da dove viene? Come viene stoccato? Quanti viaggi con camion occorrono sulla strada provinciale da e per Colle val d’Elsa già devastata dalla mancata manutenzione da parte di una provincia senza soldi (parole di un dirigente della provincia). Come e dove vengono smaltiti i rifiuti?
Vogliamo poi toccare il problema dei fumi di una ciminiera alta 12 metri? Fumi che uscirebbero in stretta vicinanza con i campi sportivi frequentati da ragazzi,con altre strutture produttive, con un ambiente che sarebbe, deputato a colture biologiche, serre, e una vastissima area a destra della strada per Quartaia attualmente oggetto di importanti lavori di riqualificazione.
Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un atteggiamento contraddittorio tra conservazione/difesa/valorizzazione di un territorio a vocazione turistico agricola e attività industriali di impatto sull’ambiente, sulla qualità della vita e sulla conservazione dell’habitat.

8. Aspetti occupazionali. L’impianto a biomasse sarebbe montato da tecnici specializzati della ditta di Verona. Ne deriva, come purtroppo già visto nel caso della Magma, un’assenza totale di vantaggi occupazionali per Casole. Una volta pronto, l’impianto prevede un numero di lavoratori di “massimo due operatori”, come spiega la relazione tecnica. Quindi il Comune di Casole vedrebbe aumentare il proprio numero di occupati di una sola unità a fronte di un investimento milionario.
Sembra che per 16 ore al giorno l’impianto a biomasse potrebbe essere controllato a distanza, mentre il vicino impianto a pellet si presume possa impiegare un numero limitato di lavoratori, essendo il processo di caricamento continuo e automatico. Quindi per il comune di Casole sarebbe una sconfitta in termini occupazionali.

9. Aspetti del rifornimento. Se le scorte di biomassa solida dovessero finire o essere totalmente insufficienti cosa verrà bruciato nell’impianto? E da che distanza proverrà il materiale? Si legga a proposito la questione del raggio di rifornimento nella sentenza del TAR Toscana che aveva respinto nel 2015 la richiesta di un impianto a biomasse nel comune di Monticiano.

Serve altro per bocciare questo progetto? Sarebbe piuttosto opportuno che gli stessi proponenti si rendessero conto dell’inadeguatezza del progetto e ritirassero spontaneamente questa proposta.

Il lavoro di tutela dell’ambiente, passato attraverso le battaglie di San Severo, le Vigne, il Granaione, Poggio ai Bimbi e Pietralata di Berignone, ci insegna che i progetti di grande impatto sul territorio devono essere valutati, in primo luogo dall’Amministrazione Comunale, sulle finalità e sullo spirito sociale di comunità, e non solo sul profitto personale, che nei casi indicati andava a scapito del bene comune.

Contando fortemente su una risposta e una scelta ragionevole da parte del gruppo imprenditoriale che ha proposto l’iniziativa, porgo i più cordiali saluti.
Dario Conte

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