La Belle Époque Del Partito Democratico

Erano anni meravigliosi. Il PD, che a quei tempi si chiamava in modo diverso, era il primo partito in tutti i comuni della Toscana, il Monte dei Paschi era florido e finanziava iniziative sociali e culturali, l’opposizione non esisteva, se non per dialettico divertimento, e non c’erano neanche gli ambientalisti, i comitati e le associazioni civiche. Era la Belle Epoque, e come nella Francia del primo decennio del novecento, nessuno poteva presagire le San Severo, gli edifici lineari, gli orrori architettonici, gli scempi urbanistici, il fallimento del Monte dei Paschi, la liberalizzazione della geotermia, il crollo del consenso.

La Belle Epoque, i bei tempi in cui i dirigenti del partito potevano mostrare il legittimo sussiego e il sorriso sapiente del primo della classe.

Poi però, come tutte le cose, anche quell’epoca è terminata, i cittadini hanno trovato altre fonti di informazione, hanno visto dissolversi la maggiore risorsa finanziaria della Toscana (nessuno ha ancora capito cosa sia successo) hanno perso fiducia nella classe dirigente del partito, hanno cominciato a ipotizzare scenari politici diversi. La Belle Epoque era finita.

Alcuni dirigenti del partito se ne accorsero, altri non si resero conto del cambiamento. Il PD di Casole, per esempio, respinse l’aiuto che gli ambientalisti avevano generosamente offerto per fare della questione ambientale il centro dell’azione politica. Il PD di Casole rifiutò, anticipando di qualche anno la strategia di Donald Trump che oggi, nel suo piccolo, non crede ai cambiamenti climatici e cerca di affondare l’EPA. Nel gioioso mondo della Belle Epoque non c’era spazio per cose tristi come i cambiamenti climatici e il consumo di suolo.

L’incontro del PD di Radicondoli sul problema delle aree non idonee alla geotermia, ha sussurrato ai cittadini che anche il PD di Radicondoli potrebbe non essersi reso ancora conto che la Belle Epoque è finita. Con la spensieratezza da bohémien Pucciniano, quel partito ha infatti affermato che “non sarebbe giusto” che alcuni comuni venissero esclusi dallo sviluppo geotermico. Ma cosa significa?

Come tutti sanno, non è possibile realizzare una centrale geotermica in Piazza del Campo per il suo valore storico, archeologico e culturale.
Come tutti dovrebbero sapere, l’articolo 9 della Costituzione afferma che l’Italia tutela allo stesso modo i beni culturali (Piazza del Campo), il paesaggio (le valli tra Casole d’Elsa, Radicondoli e Montecastelli) e la ricerca scientifica (Il teorema di Talete).

Quindi costruire una centrale sul Teorema di Talete (o proibire la ricerca sul dna o le cellule staminali) scavare un pozzo esplorativo nel duomo di Siena o deturpare il paesaggio di Radicondoli con impianti industriali per la produzione di energia, sono attività equivalentemente incostituzionali.

Ma allora esattamente che cosa non sarebbe giusto? Se un intero comune gode del privilegio di possedere un paesaggio di pregio, non sarebbe forse giusto fare di tutto per preservarlo intatto?
Cosa ci sta suggerendo il PD di Radicondoli, che forse sarebbe giusto modificare l’articolo 9 della Costituzione?

Non sarebbe giusto escludere tutta la città di Siena o un’analogo paesaggistico (secondo la Costituzione) dallo sviluppo geotermico? È perché mai? Cosa c’è di ingiusto nell’escludere un intero territorio rurale dall’industrializzazione geotermica?

Non si sa. Si sa invece che il PD di Scansano la pensa in modo opposto, a conferma dell’estrema confusione  in cui il partito si dibatte, e ha anche pubblicato un documento in cui esclude la geotermia da tutto il territorio comunale: Geotermia, il Pd: “Tutto il territorio di Scansano non idoneo, necessario tutelare economia e ambiente” e che anche il PD di Casole d’Elsa ha votato all’unanimità il documento che esclude tutto il territorio comunale dall’industrializzazione geotermica. Scelte coerenti con la Costituzione, ma evidentemente lontane dal senso di giustizia del PD di Radicondoli.

Forse è venuto il momento in cui anche quel circolo si accorga che il mondo è cambiato.
Se non altro perché ai tempi della Bella Epoque i cittadini potevano chiedere la “linea” al partito, oggi invece, data la confusione in cui annaspa il Partito Democratico, gli stessi cittadini preferiscono fare affidamento sulla Costituzione.

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