Venerdì, 30 aprile 2010
L'Arma a Doppio Taglio del Terzo Grado di Giudizio
E' iniziato da alcuni giorni l'iter processuale per la lottizzazione abusiva di Pietralata.Il sindaco di Casole d'Elsa avrebbe ora il dovere, almeno morale, di informare i cittadini dei reati per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio degli imputati.
Lo stesso sindaco avrebbe anche il dovere di dire ai cittadini se vi sono pubblici funzionari del comune di Casole tra gli imputati e, nel caso, di cosa sono accusati, e se il comune ha predisposto sanzioni nei loro confronti.
Gli imputati fino al terzo grado di giudizio sono innocenti. Questo è noto. Lo ripete molto spesso lo stesso sindaco, e siamo contenti di vivere in un Paese che offre garanzie ai cittadini.
Per questo il primo cittadino, soprattutto per il ruolo istituzionale che occupa, ha il dovere di tenere nella dovuta considerazione anche altri fatti.
Prima di tutto che la parte offesa, nel processo di Pietralata è proprio il comune di Casole, insieme al Ministero dell'Ambiente. E il comune di Casole, nella persona del suo sindaco, rappresenta tutti i cittadini.
Noi cittadini abbiamo quindi il diritto di sapere, secondo le accuse, quali danni abbiamo subito.
Di che danni si tratta: di danni urbanistici, erariali, ambientali, di danni alla nostra salute?
I cittadini di Casole (parte offesa) hanno il diritto di conoscere i reati dei quali sono stati vittime, o questo diritto è loro negato? E se di questi reati contro di noi fossero accusati pubblici funzionari, vorremmo anche che fino al terzo grado di giudizio gli eventuali pubblici amministratori, funzionari, dirigenti o dipendenti fossero messi in condizioni di non danneggiare ulteriormente i cittadini.
Vi è dell'altro. Per lo stesso principio di precauzione, e per la difesa del pubblico interesse, il sindaco ha anche il dovere di informare i cittadini se nel processo per la lottizzazione abusiva di Pietralata si discuterà (come è presumibile dato che Pietralata era inserita nel Programma Integrato di Intervento) della coerenza tra Piano Strutturale, Regolamento Urbanistico e Programma Integrato d'Intervento.
Anche perché il Piano Regolatore era stato redatto dall'arch. Antonio Mugnai quando era sindaco proprio lo stesso Piero Pii.
Se risultasse dal processo che queste tre parti del Piano Regolatore di Casole non sono tra esse coerenti, tutto il Piano regolatore potrebbe risultare nullo, e così tutte le varianti adottate recentemente dal comune di Casole d'Elsa. Di conseguenza chi ha chiesto un permesso per costruire rischia di trovarsi in mano solo carta straccia. E di fatto si troverebbe sotto accusa tutta la politica urbanistica dello stesso Piero Pii.
Non è poco. Ed è quindi nell'interesse di tutti che il sindaco (che, ripetiamo rappresenta la parte offesa e quindi è stato informato di tutto) ha il dovere chiarire ai cittadini se qualche pubblico amministratore (in senso generale) è sotto processo per reati contro il comune di Casole d'Elsa, e se, secondo gli atti dell'inchiesta, non vi siano incoerenze tra Piano Strutturale, Regolamento Urbanistico e Programma Integrato di Intervento.
E' quindi chiaro che la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, è un'arma a doppio taglio perchè comporta diritti, ma anche doveri. Ed è altrettanto chiaro che un principio di precauzione non è una forma di giustizialismo, nè violazione della privacy di alcun imputato, piuttosto ci ricorda che un pubblico amministratore ha delle responsabilità alle quali non si può sottrarre.
In ragione di tutto questo, ma soprattutto perché la parte offesa siamo noi, non si comprende proprio perché il sindaco di Casole d'Elsa ancora non si sia ancora presentato in consiglio comunale per chiarire questi punti, come sarebbe avvenuto in qualsiasi comune in cui la trasparenza è un dovere e non un "optional".
Ci si augura che oggi, in consiglio comunale, l'associazione di Pii-Barbagallo, ma anche i consiglieri di maggioranza e opposizione decidano finalmente di assumersi le proprie responsabilità nei confronti di tutti noi.
Anche perché il Piano Regolatore era stato redatto dall'arch. Antonio Mugnai quando era sindaco proprio lo stesso Piero Pii.
Se risultasse dal processo che queste tre parti del Piano Regolatore di Casole non sono tra esse coerenti, tutto il Piano regolatore potrebbe risultare nullo, e così tutte le varianti adottate recentemente dal comune di Casole d'Elsa. Di conseguenza chi ha chiesto un permesso per costruire rischia di trovarsi in mano solo carta straccia. E di fatto si troverebbe sotto accusa tutta la politica urbanistica dello stesso Piero Pii.
Non è poco. Ed è quindi nell'interesse di tutti che il sindaco (che, ripetiamo rappresenta la parte offesa e quindi è stato informato di tutto) ha il dovere chiarire ai cittadini se qualche pubblico amministratore (in senso generale) è sotto processo per reati contro il comune di Casole d'Elsa, e se, secondo gli atti dell'inchiesta, non vi siano incoerenze tra Piano Strutturale, Regolamento Urbanistico e Programma Integrato di Intervento.
E' quindi chiaro che la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, è un'arma a doppio taglio perchè comporta diritti, ma anche doveri. Ed è altrettanto chiaro che un principio di precauzione non è una forma di giustizialismo, nè violazione della privacy di alcun imputato, piuttosto ci ricorda che un pubblico amministratore ha delle responsabilità alle quali non si può sottrarre.
In ragione di tutto questo, ma soprattutto perché la parte offesa siamo noi, non si comprende proprio perché il sindaco di Casole d'Elsa ancora non si sia ancora presentato in consiglio comunale per chiarire questi punti, come sarebbe avvenuto in qualsiasi comune in cui la trasparenza è un dovere e non un "optional".
Ci si augura che oggi, in consiglio comunale, l'associazione di Pii-Barbagallo, ma anche i consiglieri di maggioranza e opposizione decidano finalmente di assumersi le proprie responsabilità nei confronti di tutti noi.
Scritto da Casole Nostra
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12:54
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