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Sabato, 28 agosto 2010
La Democrazia dell'Acqua e l'Economia dei Cowboy
La scienziata indiana e la sua lotta per i diritti idrici. "La democrazia si fonda su questo bene comune. La creazione di un mercato non gestito dalla collettività ci riporta al far west. Non possiamo diventare egoisti nell'uso delle risorse della natura"Vandana Shiva su la Repubblica
Ci troviamo di fronte a una crisi idrica globale, che minaccia di peggiorare nei prossimi decenni; e man mano che la crisi si aggrava proseguono gli sforzi per ridefinire il concetto di diritti idrici. Un passo storico è avvenuto il 28 luglio, quando le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione che recita così: "L'acqua è una risorsa limitata e un bene pubblico fondamentale per la vita e la salute. Il diritto a disporre di acqua è indispensabile per condurre una vita dignitosa. È un prerequisito per la realizzazione di altri diritti dell'uomo".
Ma l'economia globalizzata trasforma sempre di più la definizione dell'acqua da proprietà comune a bene privato, da estrarre e rintracciare senza limiti. L'ordine economico globale esige la rimozione di tutti i vincoli, la deregolamentazione dell'uso dell'acqua e la creazione di mercati dell'acqua. I fautori del libero scambio delle risorse idriche considerano i diritti di proprietà privata l'unica alternativa alla proprietà pubblica, e il libero mercato l'unico sostituto della regolamentazione burocratica delle risorse idriche.
L'acqua deve rimanere, più di qualsiasi altra risorsa, un bene pubblico e dev'essere gestita dalla collettività. Nella maggior parte delle società l'acqua era ed è un bene che non può essere posseduto da privati. Testi antichi come le Istituzioni di Giustiniano dimostrano che l'acqua e altre risorse naturali sono beni pubblici: "Per legge di natura queste cose sono comuni all'umanità: l'aria, l'acqua corrente, il mare e di conseguenza la riva del mare...". Continua a leggere "La Democrazia dell'Acqua e ... »
Scritto da Casole Nostra
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Tags: acqua, opinioni e contributi
Mercoledì, 28 luglio 2010
Beni Comuni
Due successi (acqua e informazione), un tema (difesa dei beni comuni), un insegnamento (una nuova politica può esserci).Norma Rangeri su il manifesto
Un passo avanti sul disegno di legge delle intercettazioni e lo straordinario successo della raccolta di firme per i referendum sull'acqua. Apparentemente, due fatti sconnessi. A guardar meglio, la libertà di indagine e di informazione, come l'acqua pubblica sono battaglie, democratiche e radicali che o hanno scavalcato i partiti o li hanno costretti a guardare fuori di sé.
Accade quando si torna a interpellare il popolo sovrano su contenuti semplici ma cruciali (l'acqua bene comune), e quando l'informazione fa il suo mestiere contro il potere, tutelando l'altro bene comune, la libertà di espressione. Se la politica cambia strada, offre obiettivi, il paese risponde, si muove, c'è.
Nella vicenda della libertà di indagine e di informazione, lo schieramento parlamentare di centrosinistra (sostenuto dalla vigilanza del capo dello stato), è stato fortemente sospinto nel percorso istituzionale da una martellante campagna di stampa, a sua volta causa e effetto di una attenzione dell'opinione pubblica spontaneamente scesa in piazza con manifestazioni nazionali come non si ricordava da tempo (il 3 ottobre in piazza del Popolo, il 5 dicembre a S.Giovanni, per citare le più clamorose). E, alla fine, pur nelle nebbie del conflitto di interessi (eredità bipartisan) o tra le sirene dei governissimi, le notizie sulla ragnatela corruttiva che divora l'economia e le istituzioni italiane sono arrivate a (quasi) tutti. La questione immorale ha rotto il muro omertoso del sistema berlusconiano e il governo è stato costretto a ingoiare il bavaglio che avrebbe dovuto piegare i magistrati e zittire il paese.
Ancora non è chiaro l'approdo definitivo della legge (il Pdl fa buon viso, i finiani esultano, Berlusconi se ne lamenta), tuttavia l'impianto è stato sconnesso da un emendamento (l'udienza-filtro) che consente di tutelare la privacy e insieme di pubblicare le intercettazioni ritenute rilevanti da accusa e difesa. Ma colpi di coda e reazioni da caimano sono sempre nel conto. Continua a leggere "Beni Comuni" »
Lunedì, 19 luglio 2010
Record di firme ora in Cassazione "No alla privatizzazione dell'acqua"
In piazza Navona a Roma gli scatoloni con un milione e 400mila schede che sono state portate dai magistrati per la convalida. Entro la primavera del 2011 si potrebbe tenere il referendum.Giulia Cerino su la Repubblica
Oltre un milione e quattrocentomila firme per i referendum abrogativi delle norme che consentono la privatizzazione dell'acqua. In meno di sei mesi: un record. La corsa referendaria contro la privatizzazione della gestione del servizio idrico italiano è terminata. Il frutto del lavoro del Forum dei movimenti per l'acqua è tutto contenuto in più di cento scatoloni di cartone pieni di moduli referendari disposti al centro di Piazza Navona, a Roma. Dietro la montagna di box bianchi e azzurri, un camioncino pronto a dirigersi verso la Cassazione, dove le firme devono essere depositate. Da adesso in poi, infatti, si tratterà solo di aspettare il verdetto della Corte e sperare che dal ministero dell'Interno arrivi il via libera. Se così fosse, entro la fine della primavera 2011, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi in merito a tre quesiti referendari: l'articolo 23 bis che prevede che le società, per fornire servizi idrici, si trasformino in aziende miste con capitale privato al 40%, l'articolo 150 del decreto legislativo 152/2006 che contempla, come unico modo per ottenere l'affidamento di un servizio idrico la gara e la gestione attraverso società per azioni, e in merito all'ultimo quesito, quello relativo all'abrogazione dell'articolo 154, nella parte in cui si impone al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa. Continua a leggere "Record di firme ora in ... »
Mercoledì, 12 maggio 2010
I «disobbedienti» del Pd dicono sì all’acqua pubblica
Andrea Palladino su Il ManifestoIl movimento per l’acqua pubblica sta letteralmente rompendo gli argini.
Del consenso, con duecentocinquanta mila firme in dieci giorni – e sono numeri che stanno crescendo ora dopo ora – e della politica, infrangendo il dogma della privatizzazione all’interno del Pd. Ieri la segreteria dei democratici di Ancona ha annunciato di essere «in prima fila nella battaglia per l’acqua pubblica – informa una nota – e la gestione del servizio idrico integrato dopo che il governo ha imposto la privatizzazione forzata della gestione del servizio idrico », mentre il sindaco è andato ai banchetti del Forum a firmare.
Parole che sottolineano la scelta di campo che molti dirigenti, militanti e circoli democratici stanno facendo in queste ore, aderendo ai tre referendum che chiedono con chiarezza il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. L’establishment del Pd continua a mantenere ferma la posizione sul modello di gestione nato nel 1994 con la legge Galli e confermato dalla legge ambientale del 2006: deve essere possibile per i comuni scegliere una gestione “industriale”, ovvero i privati. Sono gli ecodem e lo stesso Pierluigi Bersani a spiegare, sempre più timidamente, quella che sarebbe la linea del partito: «Ho una perplessità sullo strumento referendum – spiega il senatore Roberto Della Seta, uno dei firmatari del progetto di legge Pd presentato il 31 marzo scorso – perché negli ultimi anni non è mai stato mai raggiunto il quorum».
In sostanza la stessa risposta che Bersani aveva dato a Norma Rangeri giovedì scorso, durante la puntata di Annozero. «Ma ho anche una perplessità di merito – continua Della Seta – che riguarda quello che potrà accadere dopo il referendum; penso che in Italia l’acqua si paghi troppo poco, con un prezzo che può incidere sulla sostenibilità ambientale». È utile ricordare, in questo senso, che l’unico quesito referendario sull’aspetto economico della gestione delle risorse idriche è quello della remunerazione del capitale. Ovvero sulla possibilità di fare profitto sull’acqua, vero viatico di ogni gestione privata. Continua a leggere "I «disobbedienti» del Pd ... »
A Pisa l’acqua non è una merce: approvata modifica dello statuto comunale
Comitato Referendario Provinciale PisaCon estrema soddisfazione abbiamo assistito oggi pomeriggio alla seduta del Consiglio Comunale di Pisa che, in prima votazione e quasi all’unanimità, con la maggioranza espressa dal voto favorevole di 29 consiglieri, ha approvato la modifica dello statuto comunale integrando il principio che “il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti ed al tempo stesso pari dignità umana a tutti i cittadini”.
Nonostante il parere sfavorevole del segretario generale, il Consiglio ha deliberato la modifica dello statuto che inserisce il diritto all’acqua come diritto umano universale, indivisibile e inalienabile. Riconoscendo l’acqua come un bene privo di rilevanza economica, il Comune di Pisa fa un passo deciso e importantissimo verso la gestione pubblica dell’acqua.
La campagna referendaria per la ripubblicizzazione dell’acqua, che in questi primi dieci giorni ha riempito le piazze di Pisa e di tutto il paese raccogliendo centinaia di migliaia di firme, trova un’ulteriore conferma.
L’opposizione che abbiamo costruito dal basso all’attacco ai beni comuni portato avanti da affaristi e multinazionali ha espresso un’indicazione chiara: l’acqua non si vende, fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua. Continua a leggere "A Pisa l’acqua non è una ... »
Mercoledì, 28 aprile 2010
Beni Comuni, un Buon Inizio
Ricordiamo che “il potere sta nelle mani di chi governa il bene”. 100mila firme raccolte il primo giorno: ce n’est qu’un debut. Forse dal referendum per l’acqua bene comune una nuova Onda. Stefano Rodotà su il manifesto.
Cari compagni del manifesto, poiché sono convinto che il vostro giornale possa e debba avere un ruolo importante nella vicenda referendaria sul diritto all'acqua, e poiché in questa vicenda ho deciso di starci, vorrei segnalare alcune questioni che dovrebbero essere tenute presenti nella campagna appena iniziata e che ci accompagnerà nei mesi prossimi. Con una premessa. L'avvio è stato straordinario: centomila firme raccolte in due giorni sui quesiti referendari. Questo significa almeno quattro cose: esistono grandi temi sui quali è possibile mobilitare le persone; la disaffezione per la politica è l'effetto di una politica drammaticamente impoverita; è possibile modificare l'agenda politica con iniziative mirate e fondate sull'azione collettiva; la leadership, pure nel tempo dell'immagine trionfante, non si identifica necessariamente con la personalizzazione o con il carisma, vero o presunto che sia.
Nessun trionfalismo, d'accordo. È stata imboccata una strada difficile, e molti e forti interessi sono già in campo per bloccare questo cammino. Ma un risultato politico è già davanti a noi. Un tema nascosto nelle pieghe di un decreto è divenuto oggetto di grande discussione pubblica. I partiti cominciano a muoversi e, anche quando lo fanno in modo sgangherato, danno la conferma che siamo di fronte a un tema ormai ineludibile. Un tema davvero globale che, senza retorica, riguarda il governo del mondo. Guerre dell'acqua minacciano il nostro futuro. Un grande studioso, Karl Wittfogel, ha descritto il dispotismo orientale anche attraverso la costruzione di una «società idraulica», che consentiva un controllo autoritario dell'economia e delle persone. Continua a leggere "Beni Comuni, un Buon Inizio" »
Giovedì, 8 aprile 2010
Il Neoliberismo che Piace a Sinistra
Che c'è dietro il rifiuto dei referendum per l'acqua pubblica, al di là delle parole dette.Ugo Mattei su il manifesto, 6 aprile 2010
Sul manifesto di domenica il presidente di Publiacqua spa Erasmo D'Angelis tesse le lodi del modello toscano di gestione dell'oro blu. Assumiamo pure che la Toscana (o Cuba) siano, per ragioni di cultura politica generale, modelli «virtuosi» di misto.
Questo fatto, proprio come l'argomento per cui in certe realtà italiane a gestione pubblica le cose vanno malissimo, nulla apporta contro la necessità e la superiorità teorica del modello di gestione democratica ed ecologica dell'acqua che si ritiene di poter raggiungere tramite il referendum. Innanzitutto, la presenza di un pubblico disastroso non sta a significare che il suo "commissariamento" da parte del privato sia la soluzione migliore. A parte il fatto che esistono anche esperienze interamente pubbliche estremamente virtuose (mi piace ricordare qui quella di Cuneo), dobbiamo aver ben chiaro che il modello misto pubblico-privato declinato in funzione del profitto, garantito dalla legge Galli e poi da quella Ronchi, costituisce il miglior brodo di coltura dell'affarismo partitocratico ed autoritario. Esso pone le premesse istituzionali per la divisione leonina di costi e benefici (costi pubblici, benefici privati) laddove i secondi non sono solo benefici economici tout court per gli investitori privati (Acea, ecc) ma anche benefici per il personale politico o parapolitico coinvolto nella gestione mista. Si tratta di vantaggi altrettanto privati anche se meno visibili, che si concretizzano in termini di favori privati all'elite politica, se non direttamente in quattrini per le campagne elettorali. Continua a leggere "Il Neoliberismo che Piace ... »




