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Ma Cosa è Successo al Paesaggio Italiano?
Scritto da Casole Nostra
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08:50
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Tags: codice del paesaggio, paesaggio
Mercoledì, 16 giugno 2010
Ex Alfa: Rivolta Contro il Cemento
Gabriele Cereda su la Repubblica Sfila per strada la rabbia della gente contro il progetto di riqualificazione dell´ex Alfa di Arese. Al posto della storica azienda in rampa di lancio ci sono un centro commerciale, il più grande d´Europa, ville e palazzi, e una nuova tangenziale. Una colata di cemento e asfalto che sconvolgerà la zona. È l´accordo di programma tra Regione, i quattro comuni interessati (Garbagnate, Arese, Lainate e Rho) e i proprietari dell´area, tra cui spicca il nome di Marco Brunelli, numero uno di Finiper e azionista di Gs. Una colata di cemento a cui si oppongono comitati di cittadini, commercianti, il Pd ma anche la Lega, che nei quattro Comuni sta con la maggioranza.
Ieri in 500 hanno marciato per le vie di Arese in segno di protesta portando davanti al municipio la contestazione, fin sotto le finestre del sindaco Gianluigi Fornaro. Mamme, bambini, anziani e giovani, operai, impiegati e casalinghe, una presenza trasversale per una manifestazione nata dal basso e riunita attorno al vessillo del "Coordinamento di difesa del territorio area Alfa", capace di raccogliere in poche settimane 4mila firme da spedire al Pirellone per bloccare il progetto.
"Non svendete il territorio", recitava lo striscione tenuto da centinaia di mani. «Siamo qui per fermare questo scempio – spiega Sara Belluzzo, presidente del Coordinamento –. In un territorio già congestionato dal traffico e divorato della presenza dell´uomo non servono altre strade e nuove case.
L´ex Alfa deve mantenere la sua vocazione produttiva. In passato le parole della Regione ci hanno illuso, ci è sempre stato detto che per il rilancio dell´area si sarebbe puntato sulla green economy, adesso sembra svanita qualsiasi promessa». La preoccupazione per il futuro si mischia al senso di impotenza, lo fa capire il vice presidente di Legambiente, Gianluigi Forloni: «Se anche dovessimo riuscire a far saltare l´attuale accordo di programma, corriamo il rischio di vederci costruire sotto il naso come nulla fosse». La zona è nel cuore dell´area Expo, e il governo potrebbe decidere di intervenire con procedura d´urgenza, senza più ascoltare la voce dei cittadini. Continua a leggere "Ex Alfa: Rivolta Contro il ... »
Mercoledì, 13 gennaio 2010
Autorizzazioni paesaggistiche, ora si passa prima dal sovrintendente
Appena entrata in vigore, già si lavora per “ammorbidire” la norma del Codice a tutela del paesaggio. Francesco Nariello su Il Sole 24 Ore.
L'entrata in vigore da inizio anno del nuovo procedimento autorizzativo, dopo che la proroga del regime transitorio non è stata inserita nel Dl milleproroghe di fine anno, cambia il ruolo delle soprintendenze.
Il loro parere, infatti, non è più dato a valle, dopo che il progetto ha già ottenuto il via libera dall' ente delegato (di solito i Comuni), ma a monte, nel pieno della procedura di autorizzazione paesistica.
E resta vincolante fino all'adeguamento al Codice dei Beni culturali (Dlgs 42/2004) dei piani paesaggistici regionali e degli strumenti urbanistici di Comuni e Province.
E' questa la rivoluzione introdotta dal procedimento previsto dall'articolo 146 del Codice Urbani.
Una norma finora sempre rinviata e ora entrata in vigore dal primo gennaio. Interessate alla proroga non erano solo le soprintendenze, investite di un ruolo più impegnativo al quale non tutte sono preparate, ma soprattutto le Regioni, che in molti casi vedono tornare al mittente le competenze sulle autorizzazioni, che loro stesse avevano delegato agli enti locali. Sono oltre 2.600, infatti, i municipi a non avere più le carte in regola per il rilascio dei nullaosta.
Il Codice prevede che ogni ente, per mantenere la delega, debba differenziare le attività di tutela paesaggistica da quelle urbanistico-edilizie e disporre di una commissione tecnica per valutare gli interventi in aree vincolate. Continua a leggere "Autorizzazioni ... »
Domenica, 10 gennaio 2010
Un Passaggio Difficile per il Nostro Paesaggio
Analisi delle criticità – molte e complesse - del nuovo regime di autorizzazione paesaggistica voluto dal Codice dei bb.cc. e del paesaggio. Giovanni Losavio per eddyburg.Con il 31 dicembre 2009 è dunque cessato il regime transitorio della autorizzazione paesaggistica ed è scaduto il temine dato alle regioni per l’adeguamento dei piani paesaggistici alla nuova disciplina del codice dei beni culturali e del paesaggio.
1. L’art.156 del “codice”assegna alle regioni il compito di verificare la rispondenza dei piani paesaggistici alla più stringente disciplina dettata al riguardo dall’art.143 e di provvedere al conseguente adeguamento. E se la regione non abbia in quel termine adempiuto, “il ministero provvede in via sostitutiva”. L’adempimento poteva essere attuato in accordo tra regione e ministero, essendo quindi rimessa alla relativa intesa la determinazione dei termini di completamento per verifica e adeguamento e per la conclusiva approvazione della regione. E il secondo comma dell’art. 156 dava al ministero (che però non vi ha provveduto) il compito di predisporre entro 180 giorni, in accordo con la conferenza stato – regioni, lo schema generale di quell’intesa. Secondo il dato riferito dal Sole – XXIV Ore, solo otto regioni hanno stipulato la specifica intesa. Italia Nostra aveva espresso riserve sulla norma che non prescriveva come necessaria la copianificazione anche per l’essenziale fase dell’adeguamento dei vigenti piani paesaggistici alla nuova disciplina. Ma poiché nessuna regione è stata capace di provvedere autonomamente nel termine, né è pensabile che il ministero sia in grado (per carenza di mezzi e di energie professionali) di provvedere in via sostitutiva, per tutte le regioni (anche per quelle che non hanno stipulato la preliminare intesa) in pratica diverrà ineludibile la copianificazione pure per la fase dell’adeguamento dei piani paesaggistici vigenti. Continua a leggere "Un Passaggio Difficile per ... »
Venerdì, 11 dicembre 2009
"Città senza forma, non contiamo più"
La crisi dell’urbanistica: alcune opinioni a confronto su un tema politico e sociale. Francesco Erbani su la Repubblica.
Le città perdono forma. E diventa più difficile distinguerle dalla non-città. Al tempo stesso si costruisce a ritmi che, così vorticosi, in Italia non si vedevano dal dopoguerra. I due fenomeni sono connessi. Ma il problema è: come si comportano di fronte a queste vicende gli urbanisti, coloro i quali, per statuto culturale, sono addetti a capire quel che sta accadendo e semmai sarebbero tenuti anche a intervenire perché le trasformazioni non siano proprio tremende?
La parola crisi è la più frequente che si senta pronunciare quando due o più urbanisti si siedono al tavolo di un convegno. Qualcun altro, come Leonardo Benevolo, parla apertamente di "tracollo". Benevolo, classe 1923, è uno dei padri della disciplina, in Italia e non solo. Da più di trent’anni vive sopra Brescia, a Cellatica. Qui si rifugiò dopo aver abbandonato Roma e l´università e per seguire uno degli esperimenti più riusciti dell’urbanistica italiana fra anni Sessanta e Settanta, appunto, la pianificazione di Brescia. «Oggi in Italia l’urbanistica è un’attività screditata», spiega arrotando bene la erre, «considerata con fastidio, e preferibilmente accantonata. Nei programmi elettorali e nel comportamento delle istituzioni centrali questo capitolo è scomparso da tempo. Nelle amministrazioni periferiche, Regioni, Comuni e Province, ha un posto secondario, con uffici ridotti al minimo e disponibilità economiche precarie; nella vita privata dei cittadini italiani compare quasi solo come un ostacolo sgradito, da eludere o eliminare. Dovunque se ne parla malvolentieri, e il meno possibile». Continua a leggere ""Città senza forma, ... »
Mercoledì, 4 novembre 2009
Ma allora che cosa e’ cambiato, assessore Conti?
L'architetto della Regione Toscana Maurizio De Zordo, ha redatto una relazione sul complesso delle Vigne in cui chiede il ritiro delle concessioni edilizie e la messa in pristino dello stato dei luoghi. In sostanza la demolizione del complesso.Le giunte Feti-Pii non hanno ottemperato ai loro doveri in questo senso. La Provincia e la Regione avrebbero il dovere di esercitare il potere sostitutivo, ma restano inermi, anche ora che l'inchiesta si è conclusa.
Perché? Fabrizio Vigni e Claudio Martini avranno la bontà si spiegarlo alle decine di migliaia di persone che leggono questo blog e che spesso domandano dell'inerzia regionale?
In attesa di questi chiarimenti, il 9 novembre, leggiamo cosa è accaduto a Serravalle Pistoiese nell'articolo di Paolo Baldeschi. (n.d.C.N.)
Paolo Baldeschi su eddyburg.it
Il piano paesaggistico della Toscana tutela efficacemente ...
Il piano paesaggistico della Toscana tutela efficacemente il territorio della regione, in particolare il suo patrimonio collinare? Si può discutere fin che si vuole sui principi, ma sono i fatti a dare le vere risposte. Circa due anni fa ho scritto su eddyburg.it a proposito di un caso esemplare di cattiva urbanistica: un villaggio turistico di circa 25.000 mc. – spacciato come complemento di un ‘parco’ di pochi ettari - da realizzare nel comune di Serravalle pistoiese, sul Montalbano, un territorio collinare delicato e di grande qualità paesaggistica. Si trattava di un insediamento che appariva nel regolamento urbanistico ma non era dimensionato nel piano strutturale, dove veniva adombrata tortuosamente l’eventualità che il RU prevedesse una struttura turistica ricettiva, “senza che ciò costituisse variante al PS (!)”. Procedura irregolare non solo per il mancato dimensionamento, ma perché, guarda caso, il RU localizzava l’intervento proprio in un’area di proprietà di un importante vivaista pistoiese, escludendo altre localizzazioni, possibili se si fosse seguita una procedura regolare.
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Giovedì, 9 luglio 2009
Le Dieci Regole per Proteggere il Paesaggio
L'enorme potere che la legge attribuisce ai sindaci potrebbe essere utilizzato per un progetto di "restauro del paesaggio". Forse un giorno qualche sindaco illuminato comprenderà l'immenso valore economico del paesaggio italiano, ma per il momento si prevedono progetti di sventramenti di colline paesaggisticamente intatte nascosti sotto incongrui bizantinismi verbali. (n.d.C.N.)
Francesco Erbani su la Repubblica
Presentato a Roma il rapporto della Società geografica italiana.
«Un grande piano di restauro e di manutenzione dell’ambiente e dei paesaggi italiani». Il rapporto che ogni anno la Società Geografica Italiana elabora sullo stato, appunto, dei paesaggi italiani, si condensa in un appello. Che ha i toni ultimativi. Una specie di manifesto rivolto alle tante istituzioni, c’è chi dice troppe, che intrecciandosi fra loro e spesso confliggendo hanno in mano la cura di quello che Massimo Quaini, geografo dell’Università di Genova e coordinatore del gruppo di lavoro che ha elaborato il rapporto del 2009, definisce «il nostro più grande patrimonio».
Il documento verrà presentato stamattina a Roma, a Montecitorio. E insieme alle duecento pagine del rapporto (intitolato I paesaggi italiani. Fra nostalgia e trasformazione), verrà illustrato anche un decalogo di buone politiche a difesa di un paesaggio aggredito da un’urbanizzazione dissennata e disordinata, ma anche da trasformazioni agricole incongrue oppure dall’abbandono sempre più vorticoso di estese aree rurali.
Le buone politiche riguardano intanto la conoscenza analitica dello stratificato mosaico di paesaggi di cui è ricca l’Italia, "area per area", insistono i geografi, "sito per sito". Il decalogo poi sottolinea che il paesaggio è "un bene comune" e che va considerato, e quindi tutelato, come "un complesso unitario", senza spezzettamenti tra enti pubblici, sovente contrapposti. Di qui si passa a imporre il paesaggio e la sua protezione come "un limite invalicabile" di ogni intervento sul territorio, sia esso un insediamento edilizio, sia essa un’infrastruttura. Continua a leggere "Le Dieci Regole per ... »
Martedì, 7 luglio 2009
Pubblicata la Relazione dell'arch. De Zordo sul complesso edilizio Le Vigne
La pubblicazione della relazione sul complesso delle Vigne dell'arch. De Zordo sul sito del Partito democratico di Casole d'Elsa segna un punto di svolta nella politica di Casole d'Elsa. Finalmente vi è una opposizione che fa opposizione, e finalmente vi è una maggioranza che rispetta gli impegni di trasparenza presi con gli elettori.Il documento è molto importante, vi si legge ad esempio:
Quanto a questo, i numerosi livelli di irregolarità riscontrati e sopra descritti non possono che portare ad una valutazione di totale illegittimità del titolo abilitativo, che costituisce la base per un provvedimento di autotutela da parte dell’Amministrazione Comunale che provveda all’annullamento del titolo stesso ai sensi dell’art. 21 nonies della L. 241/1990, ravvisando le ragioni di interesse pubblico nel corretto adempimento dei compiti di controllo e gestione dei beni paesaggistici.
Vedremo nei prossimi giorni se l'Amministrazione Comunale di Casole d'Elsa provvederà all'autotutela nella difesa dell'interesse pubblico
La relazione sul Piano Complesso di Intervento Podere Le Vigne commissionato dal Comune di Casole d’Elsa all’Arch. Maurizio Del Zordo, dal sito www.pdcasoledelsa.net
Piano Complesso di Intervento
PODERE LE VIGNE
ANALISI URBANISTICA E PROCEDURALE
Il Comune di Casole d’Elsa è dotato di Piano Strutturale (approvato con DCC n. 54 del 28/6/2000), e regolamento Urbanistico (approvato con DCC n. 27 del 21/5/2001).
Il podere Le Vigne ricade nel Sistema Ambientale, e nel Sottosistema V1-Serbatoi di naturalità.
Il Piano Strutturale all’art. 30 stabilisce che nel Sistema Ambientale l’attività
agricola e gli spazi scoperti di uso pubblico a verde debbano costituire almeno l’80% del totale della superficie territoriale. Quanto al restante 20% (massimo), lo stesso articolo 30 consente quale uso principale i Servizi e attrezzature di uso pubblico.
L’art. 32 riguarda specificamente il Sottosistema V1-Serbatoi di naturalità: si rimanda al R.U. la disciplina degli “eventuali interventi finalizzati alla valorizzazione ed alla fruibilità dei contesti naturalistici ai fini turistici, attraverso operazioni di recupero e/o di adeguamento degli spazi aperti e degli edifici esistenti(…)”.
L’art. 35 per Ambito V1.3 - La Selva (in cui ricade il podere Le Vigne) fornisce ulteriori indicazioni in particolare per l’uso del suolo e la disciplina degli spazi aperti.
Quindi il Piano Strutturale ammette interventi di recupero e/o adeguamento del patrimonio edilizio ad uso turistico, sempre che sia verificata nel Sistema Ambientale nel suo complesso la destinazione principale - attività agricole e spazi scoperti di uso pubblico a verde - almeno per l’80% del territorio. Continua a leggere "Pubblicata la Relazione ... »
Scritto da Casole Nostra
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