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ESCAVAZIONI SELVAGGE SU PO, ADIGE E BRENTA WWF: CONDANNATI I LADRI DI FIUMI
Pesanti condanne contro funzionari pubblici, accusati di associazione per delinquere, truffa e violazione del segreto d’ufficio.E’ un segnale forte e positivo quello che arriva dal tribunale di Padova che condanna pesantemente i responsabili delle escavazioni abusive portate avanti per anni su Po, Brenta e Adige.
Il risarcimento riconosciuto anche al WWF, costituito parte civile nel processo, conferma la gravità dei danni ambientali inflitti ai fiumi dalle escavazioni selvagge per procurarsi profitto illecitamente.
I giudici hanno accolto le motivazioni del PM e del WWF e riconosciuto la gravità dell'attività illecita degli imputati, (alcuni dei quali funzionari pubblici preposti in realtà alla tutela dell'ambiente) ai quali veniva contestato per associazione a delinquere, concorso in furto di sabbia, falsificazione dei verbali di escavazione, truffa e violazione del segreto di ufficio (la ditta veniva avvisata prima dell'arrivo dei controlli).
“La condanna conferma la veridicità delle denunce che da oltre un decennio facciamo circa il grave danno a discapito dei fiumi, la criticità delle loro condizioni e la necessità di un’azione per la loro riqualificazione e rivitalizzazione.
La campagna ‘Liberafiumi’ portata avanti in questi mesi dal WWF ha proprio lo scopo di censire e poi recuperare gli ecosistemi fluviali, perché si possa garantire una gestione sostenibile dell’acqua e il raggiungimento del buono stato ecologico come previsto dalla Direttiva europea sulla tutela delle acque.
Ma, come conferma il censimento fatto lo scorso 2 maggio nell’ambito di Liberafiumi, proseguono le escavazioni spesso anche illegali. Sono state trovate 15 cave di ghiaia e sabbia lungo l’Adda, ma anche sul Piave, il fiume veneto censito dal WWF , ci sono 12 cantieri di lavorazione di ghiaia che occupano ben 134 ettari di fasce fluviali.
Speriamo che questa condanna scoraggi e faccia desistere definitivamente i ladri di fiumi.
Ci auguriamo che il processo possa concludersi con il ripristino della naturalità dei luoghi ed essere un primo esempio positivo di rilancio di un bene prezioso per la biodiversità e per l’uomo quali sono i fiumi “ dichiaranoAndrea Agapito Ludovici responsabile acqua WWF Italia e Silvia Fischetti responsabile dell'ufficio legale del WWF Italia. Continua a leggere "ESCAVAZIONI SELVAGGE SU ... »
Mercoledì, 16 giugno 2010
Il Condono? Si Chiede Prima dell'Abuso
Sergio Rizzo sul Corriere della SeraClamorosa scoperta dell’acqua calda dal Corriere della Sera, 15 giugno 2010: prova illustrata che la sanatoria non sana, ma alimenta il mercato della malattia (f.b. su eddyburg.it)
Il condono edilizio? Si chiede prima che sia compiuto l’abuso. Eccoli gli effetti della sanatoria light nel Comune di Roma attraverso le fotografie aeree che svelano i trucchi e dimostrano che la sanatoria del 2003 potrebbe essere stata utilizzata anche per regolarizzare preventivamente immobili che non esistevano, che i proprietari hanno fatto domanda di condono prima di tirare su i muri, mettere le tegole sul tetto, scavare per la piscina. Migliaia di costruzioni illegali: c’è anche un attico accanto alla Fontana di Trevi.
ROMA— «Il condono edilizio? Sarà leggero» minimizzava il 18 settembre 2003 Gianni Alemanno, allora responsabile dell’Agricoltura in un governo che si apprestava ad approvare la terza sanatoria delle costruzioni abusive. Una battuta infelice e azzardata, come l’ex ministro ha avuto modo di sperimentare personalmente una volta diventato sindaco di Roma. Eccoli gli effetti del condono light: un assaggio è nelle fotografie aeree pubblicate sul Corriere della Sera. Sono la dimostrazione che la sanatoria voluta dal governo di Silvio Berlusconi nel 2003 potrebbe essere stata utilizzata in molti casi anche a regolarizzare preventivamente immobili che non esistevano.
Osservatele bene, e fate attenzione alle date. Perché quelle potrebbero incastrare proprietari che hanno fatto domanda di condono prima ancora di tirare su i muri, mettere le tegole sul tetto, scavare il buco per la piscina. Parliamo di tre casi da manuale. Il primo, una costruzione in cima a uno stabile di via di San Vincenzo, a Roma, accanto alla Fontana di Trevi: dove nel 2004, come dimostrano gli scatti dall’alto, non c’era nulla. Valore economico di quegli 80 metri quadrati terrazzatissimi nel cuore della Capitale? Come almeno dieci appartamenti in periferia. Continua a leggere "Il Condono? Si Chiede ... »
Lunedì, 17 maggio 2010
La Truffa dell'Eolico
Il malaffare che sta emergendo dietro la così detta energia pulita e che rischiava di sconvolgere per sempre il paesaggio sardo. Giacomo Mameli su l’Unità
Volevano una Sardegna sfregiata. Non più torri nuragiche tra il Golfo degli Angeli e l’Asinara ma giganteschi mostri d’acciaio, pale eoliche più alte della cupola di San Pietro, 200 tonnellate di peso ciascuno. Dovevano sorgere sotto il Limbara cantato da Fabrizio De Andrè e il monte Ortobene dei pastori di Grazia Deledda. Erano i primi anni Duemila, col centrodestra al governo della Sardegna guidata, a fine legislatura, da un assessore tecnico alla Programmazione, Ugo Cappellacci, commercialista figlio del papà-commercialista che curava gli affari di Silvio Berlusconi tra Costa Smeralda e Porto Rotondo.
Era stata scritta una sentenza di condanna ad metalla dal Sulcis alla Nurra, perfino davanti a basiliche dell’arte romanica. Numeri da incubo: 2.814 aerogeneratori, uno ogni otto chilometri quadrati (in Germania, fra le nazioni leader per le energie pulite, il rapporto era di una pala per 23 chilometri quadrati). Sarebbe stato uno scempio. Emanuele Sanna, oggi sindaco Pd di Samugheo nell’Oristanese, ex presidente del Consiglio regionale negli anni ’80 quando la Regione dei Quattro Mori era guidata dal sardista Mario Melis, presidente del comitato sardo per il paesaggio, nel 2002 denunciava in convegni e articoli manovre losche: “L’eolico che ci stanno proponendo rischia di essere più inquinante del petrolio e del carbone”. A vantaggio dei laureati sardi senza lavoro? No. “I benefici – scriveva Sanna - sono facilmente individuabili fra le imprese italiane e straniere che su scala europea dànno la caccia ai siti meno costosi per intercettare non tanto il vento quanto incentivi finanziari e fiscali”.
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Giovedì, 25 febbraio 2010
Appalti e Cemento dietro il Sabotaggio del Lambro?
«Se la magistratura dovesse individuare nella speculazione edilizia il movente di quest´azione criminale sarebbe necessario porre un vincolo urbanistico su tutte le aree attorno al Lambro»Quasi 200mila metri quadri di superfici, piste ciclabili ed edifici ecosostenibili: così dovrebbe cambiare il volto dell'antico complesso industriale di Monza da cui qualcuno ha fatto uscire gli ottomila metri cubi di petrolio che hanno avvelenato il Lambro e il Po. La Procura indaga sul sottobosco degli appalti
Gabriele Cereda su la Repubblica
È un affare da mezzo miliardo di euro, un progetto faraonico da 187mila metri quadrati su un terreno di 309mila. Ed è previsto proprio sui terreni della Lombarda Petroli, l´ex raffineria di Villasanta a Monza da cui qualcuno, nella notte tra lunedì e martedì, ha fatto uscire gli ottomila metri cubi di petrolio che hanno avvelenato il Lambro per poi riversarsi nel Po.
GUARDA Il rendering del progetto
Su quell´impianto, e sui terreni che lo circondano, dovrebbero sorgere appartamenti, negozi, capannoni industriali, un grande centro direzionale. In una parola, Ecocity: così lo ha battezzato la Addamiano Engineering di Nova Milanese, che vuole realizzare tutto ciò. Un progetto che da qualche tempo sembra segnare il passo, frenato da una serie di difficoltà economiche, e sul quale ora la catastrofe del Lambro si abbatte con la forza di un ciclone. E le indagini dei carabinieri, della polizia provinciale e del Noe, il nucleo ecologico dell´Arma, sembrano avere già imboccato una direzione precisa: quella del sottobosco dei subappalti. Continua a leggere "Appalti e Cemento dietro ... »
Mercoledì, 24 febbraio 2010
E il Consigliori Disse al Senatore "Devi pagare le tue cambiali"
Hanno un bel dire i politici (sia quelli dei partiti ufficiali, che quelli appartenenti ai numerosi UPO, oggetti politici non identificati) che i loro problemi penali sono questioni private. L'affare Di Girolamo dimostra invece come le questioni penali private coinvolgano pesantemente tutti i cittadini.da la Repubblica
La 'ndrangheta è entrata anche nel Parlamento italiano. Ha un suo autorevole rappresentante, il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo per il quale la Procura di Roma ha chiesto l'arresto. La misura cautelare è stata chiesta per Di Girolamo perché il senatore "risulta organicamente inserito nell'associazione criminale con incarico di "consulente legale e finanziario"" sia con gli uomini della 'ndrangheta della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto, sia di altre 'ndrine sia con gli altri arrestati nella retata della grande truffa. I boss della 'ndrangheta lo chiamavano confidenzialmente "Nic" ed il suo amico fraterno, l'imprenditore romano Gennaro Mokbel (in passato legato ad Antonio D'Inzillo, l'ex esponente dei Nar e della banda della Magliana latitante da tempo in Africa), lo manovrava come un burattino.
Come emerge chiaramente dalle numerosissime conversazioni intercettate dai carabinieri del Ros, il senatore Di Girolamo eletto all'estero grazie all'appoggio fondamentale della 'ndrangheta, lavorava a tempo pieno per conto delle cosche calabresi. Faceva società con i boss, in Italia ed all'estero, viaggiava in lungo ed in largo per il mondo per andare ad "investire" i soldi della mega truffa delle telecomunicazioni. E i proventi delle cosche calabresi. Per ripulire quella montagna di denaro, operava su conti in banche estere di mezzo mondo "al fine di porre in essere - scrive il gip nell'ordinanza - attività di riciclaggio".
Di Girolamo non agiva mai d'iniziativa propria, erano sempre i boss della 'ndrangheta ed il suo amico Mobkel, con il quale aveva un vero e proprio rapporto di sudditanza, che gli dicevano cosa fare. Continua a leggere "E il Consigliori Disse al ... »




