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Pensiero Unico Fotovoltaico
Il gran sol dell'avvenire (fotovoltaico) che illumina la skyline di Casole sulla bandiera e sullo stemma dell'associazione di Barbagallo-Pii sembra provenire dalla vecchia iconografia del realismo socialista.Coerentemente con la stessa iconografia, anche le assemblee pubbliche della giunta di Casole d'Elsa (che qualcuno ha ironicamente definito "sermoni" su questo blog) rammentano nei toni e nei contenuti le trionfali celebrazioni dei successi del socialismo con i quali il PCUS propagandava il proprio verbo.
Se non fosse un po' imbarazzente vedere un'associazione di destra riprendere forme e modi della vecchia Unione Sovietica, queste analogie rimarrebbero circoscritte tra le piccole incongruenze del folklore locale.
Sfortunatamente per gli abitanti di questo comune, anche le scelte politiche ed economiche della giunta di Piero Pii sembrano il prodotto di un congresso del PCUS degli anni cinquanta.
Già da molti anni è noto che il futuro del risparmio energetico deve essere cercato non nei megaimpianti, ma nelle reti di microimpianti, traducendo in senso fisico una delle "R" di Serge Latouche, quella della "rilocalizzazione". E difatti in Europa sono numerosi gli esempi virtuosi di paesi autosufficienti dal punto di vista energetico grazie alle reti di microimpianti.
Questo tipo di scelta per la destra casolese sembra però rappresentare inspiegabilmente un tabù. L'associazione Pensare Comune preferisce pensare alla sovietica e mettere in cantiere megaimpianti, scartando senza giustificazione il modello che nel resto del mondo si sta rivelando vincente, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista tecnologico.
Non si comprende perché sia stato scartato un modello in grado di evolvere parallelamente all'innovazione tecnologica.
Non una parola sembra essere stata detta ai cittadini di Casole su queste possibilità alternative, dai dirigenti dell'associazione che ha come simbolo il sole nascente, dando l'impressione di aver ereditato dagli ex-comunisti una certa propensione al pensiero unico.
I risultati si vedranno nei prossimi anni, forse dopo che la giunta di destra avrà terminato il proprio mandato, ma già da ora si osserva che i megaimpianti proposti non assomigliano ad un vero piano energetico (che avrebbe comportato una diversa progettualità) ma piuttosto ad un progetto di natura speculativa. Non sarà il cittadino il proprietario reale del proprio microimpianto, magari in un comune che si preoccupa di garantirne la connettività con gli altri. Sembra infatti che i cittadini potranno solo comprare la partecipazione ad un progetto realizzato da altri, gestito da altri e senza che per il momento sia stata pubblicata sul sito del comune una adeguata analisi dei rischi.
Un progetto speculativo quindi, secondo l'analisi dei costi che Giorgio Ragazzi ha esposto sul lavoce.info.
Proprio per questa loro natura di rendita i faraonici progetti fotovoltaici di Casole danno l'impressione di essere stati introdotti per per servire ad altro, per turare qualche falla, compensare lo scontento generato dai fallimentari esiti dei Programmi Integrati d'Intervento.
. Continua a leggere "Pensiero Unico Fotovoltaico" »
Venerdì, 3 settembre 2010
Pannelli Solari e Pale tra gli Ulivi, e la Storia Muore
A pochi chilometri da dove nacque l'ultimo ministro borbonico, il miraggio (e i quattrini) delle energie alternative distruggono il paesaggio.
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.
Mercoledì, 1 settembre 2010
Ma Quelle Fonti di Energia Hanno Costi Esorbitanti
Cosa si nasconde dietro la corsa al fotovoltaico di sindaci e comuni? Un costo, che graverà sulle spalle dei cittadini nei prossimi anni, quando gli amministratori "fotovoltaici" avranno terminato il loro mandato.(n.d.C.N.)Gli investimenti nel fotovoltaico, fiorenti grazie agli incentivi introdotti nel 2007, rappresentano un perdita secca per la collettività. Non riescono ad ammortizzarsi nemmeno in parte. Probabilmente si raggiungerà una potenza installata vicina ai duemila megawatt e l'onere annuale per il Gse salirà così ben oltre il miliardo. Fuorviante definirla una energia "rinnovabile": finito il sussidio non resterà nulla, mentre si dovranno smaltire milioni di pannelli obsoleti.
Giorgio Ragazzi su lavoce.info
Gli investimenti nella produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici stanno crescendo a dismisura: quali saranno i costi per la collettività e la competitività?
INVESTIMENTI E INCENTIVI
Incentivi assai generosi furono introdotti nel 2007 (decreto 19/2/2007 a firma Pier Luigi Bersani e Alfonso Pecoraro Scanio), con l’obiettivo di arrivare a una potenza installata di 1.200 MW. Il Gestore servizi energetici ha recentemente comunicato che l’obiettivo è stato raggiunto, ma il decreto non fissa un tetto perché prevede che possano fruire degli stessi incentivi anche tutti gli impianti che entreranno in esercizio nei successivi quattordici mesi. Grazie anche alla riduzione nel costo dei pannelli, è dunque in atto una corsa a investire, da parte di numerosissimi soggetti, inclusi fondi esteri, attratti da rendimenti molto elevati e praticamente senza rischio.
Vediamo quale è l’economia del settore, prescindendo per il momento dal sussidio erogato dal Gse. L’investimento in un tipico impianto a terra di un megawatt di potenza costa attorno a 3-3,3 milioni. L’energia prodotta, ceduta al Gse a un buon prezzo, vale circa 120mila euro l’anno (a seconda della insolazione); dedotti i costi di esercizio (manutenzione, assicurazioni eccetera) restano circa 30mila euro l’anno, non sufficienti nemmeno a coprire gli interessi. Si prevede che, dopo venti anni, quando terminerà il sussidio del Gse, l’impianto verrà smantellato. L’intero investimento rappresenta dunque una perdita secca per la collettività, in quanto non riesce ad ammortizzarsi nemmeno in parte. Appare invero sviante definire questa una energia “rinnovabile”: finito il sussidio non resterà nulla, mentre si dovranno smaltire milioni di pannelli obsoleti. Continua a leggere "Ma Quelle Fonti di Energia ... »
Giovedì, 29 luglio 2010
Piero Bevilacqua «Sud, green economy e un piano del lavoro per uscire dal guado»
Un’idea diversa per affrontare oggi la questione del Mezzogiorno, in un’intervista dello storico dell’ambiente. Bruno Gravagnuolo su l’Unità
Lo storico meridionalista: i miliardi calati dall’alto sarebbero facile preda della mafia. Sì a tante attività nel territorio, dall’agricoltura al turismo
Ci vuole un piano del lavoro di nuovo tipo per il Sud, non l’ennesima erogazione di miliardi per le infrastrutture calati dall’alto, facile preda di mafia e clientele». Commenta così Piero Bevilacqua, calabrese, 65 anni, storico contemporaneo a Roma l’ultimo Rapporto Svimez per il Mezzogiorno. Un report la cui drammaticità lo studioso non sottovaluta affatto, a partire dall’allarmante decrescita del Pil, dalla disoccupazione e dal rischio povertà. E però le idee di Bevilacqua meridionalista di sinistra e teorico della green economy sono altre: ambiente, agroalimentare «green», risanamento dei centri interni, forestazione. Con in più una rete di centri universitari di tipo francese mirati su «scienze umane» e territorio. E poi attorno, a venire, le infrastrutture. Ma soprattutto, «niente riedizioni della Cassa per il Mezzogiorno e niente retorica tremontiana sulla Banca per il Sud». Tutte proposte che vedranno la luce in gennaio in un libro per Laterza intitolato La grande distruzione e con un capitolo ad hoc: «Un piano del lavoro per la gioventù».
Sentiamo Bevilacqua. Professore, per Svimez il Sud va sempre più indietro e da 8 anni cresce meno del Nord. Da dove viene la recessione a Mezzogiorno?
«Sono dati che non mi sorprendono, indici di un degrado che si vede già da alcuni anni. Il flusso emigratorio è cresciuto, anche se i giovani vogliono rimanere, magari da disoccupati di lunga durata, in attesa di lavoro. Però vorrei segnalare che la questione è globale. Il Sud vive nell’economia-mondo, e sconta la crisi mondiale». Continua a leggere "Piero Bevilacqua «Sud, ... »
Domenica, 11 luglio 2010
La Cultura Tagliata
Rosaria Amato su PercentualmenteLe sei associazioni culturali che oggi hanno inviato la lettera aperta al governo parlano di recessione culturale. Non c’è dubbio che le cifre della manovra giustifichino un allarme di questo tipo. E’ stata proprio una delle associazioni in questione, Federculture, a presentare qualche giorno fa un accurato dossier sul Dl n.78 che riassume l’entità dei tagli, che ridisegnano in modo complessivo l’intervento pubblico nella cultura, così come è stato concepito dal dopoguerra fino a oggi.
“A livello centrale la manovra prevede un taglio di 58 milioni di euro per ciascun anno dal 2011 al 2013, di cui 50 milioni al solo capitolo riguardante la tutela e la valorizzazione dei beni e attività culturali, cui si aggiungerà il preannunciato taglio del Fus (Fondo Unico per lo spettacolo, ndr)”, ha spiegato il presidente di Federculture Roberto Grossi all’Auditorium del Maxxi il 6 luglio. Il bilancio del ministero dei Beni Culturali, ricorda l’associazione, è passato dai 2.116 milioni del 2003 a 1.710 milioni di euro del 2010.
Ma non si tratta solo dei tagli operati a livello centrale. Ci sono i tagli agli enti locali, che inevitabilmente si rifletteranno sulla cultura che a questo punto diventa un lusso insostenibile visto che circa il 60% della manovra grava su Regioni, Province e Comuni. Gli enti locali denunciano da settimane la conseguenza peggiore della riduzione dei finanziamenti: la ripercussione sui servizi sociali essenziali.
Se anche gli enti locali decidessero che è meglio finanziare il teatro del paese o la banda musicale piuttosto che aiutare le famiglie a rischio povertà, ci sono una serie di robusti paletti della manovra che impediscono agli enti locali di spendere e di spendersi per la cultura. A cominciare dal divieto per i comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti di costituire società. Oppure, norma più generale, dal divieto per le amministrazioni pubbliche a partire dal prossimo anno di sostenere spese per l’organizzazione di mostre, relazioni pubbliche, convegni, in misura superiore al 20% di quelle effettuate nel 2009 (con un abbattimento dell’80% dunque). Continua a leggere "La Cultura Tagliata" »
Venerdì, 25 giugno 2010
Regioni-Governo: è Scontro sui Tagli Governatori: Pronti a Rinunciare ai Poteri
È rottura. Il governo insiste sui tagli alle Regioni, e i governatori si dichiarano pronti a restituire le competenze che non vengono finanziate, a cominciare dal trasporto pubblico locale. Insomma, la manovra per ora riesce a cancellare anche quelle tracce di federalismo che già ci sono. Figuriamoci quello che si sta costruendo. Gli amministratori locali riconsegnano le chiavi delle loro «casseforti» a Roma, e dicono chiaro e tondo: pensateci voi ai servizi, all’ambiente, alle emergenze, al welfare. Il fatto è che le Regioni non ci stanno a «sparare sul popolo»,come ha detto il presidente Vasco Errani, per colpa del Tesoro. Che Giulio Tremonti si prenda le sue responsabilità e risponda ai cittadini. Lo scontro è frontale, e i governatori Si muovono compatti. Nessuna defezione, neanche dai due leghisti di Piemonte e Veneto. «Il ministero del Tesoro è convinto di poter gestire meglio delle Regioni? Bene, lo faccia», commenta ironico Roberto Formigoni. Al fronte anche i fedelissimi del premier come il sardo Ugo Cappellacci, oltre naturalmente tutti gli amministratori delle opposizioni. Insomma, «il governo cerca di dividerci», ammette qualcuno, mafinora non ci è riuscito. «Un comportamento irresponsabile da parte del governo», commenta dall’opposizione Pier Luigi Bersani.
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Venerdì, 18 giugno 2010
Il Parco della val d'Elsa
Gigliola Freschi sul TarloIl giorno 10 Aprile si è svolto presso il Centro Congressi di Casole D’elsa un incontro di studio della durata di una giornata,organizzato dall’Associazione Casole Nostra sulla possibilità di poter creare un Parco nel nostro territorio. Vedo anche con piacere che già dal 1973 si sentiva l’esigenza o per lo menoci si poneva il problema di come poter valorizzare l’alta specializzazione agricola,territoriale ed ambientale di questo nostro territorio che dal punto di vista della Biodiversità (ricordiamoci che proprio il 2010 è l’anno dedicato alla Biodiversità: che non sia una parola vuota!!!)non ha niente da invidiare ad altre regioni o zone del nostro pianeta.
A differenza di Radicondoli, Sovicille e Monticiano, Casole,pur avendo un territorio più vasto dei Comuni limitrofi non ha riserve provinciali o statali protette e proprio per difendere ancora meglio questo ambiente ancora abbastanza integro è necessario creare nel più breve tempo possibile un’area naturalistica protetta che abbracci la Val D’Elsa e la Val di Cecina interessando quindi le provincie di Siena e di Pisa.
Ovviamente siamo solo all’inizio di questo percorso e per questo chiediamo che ogni cittadino cominci a pensare e a partecipare attivamente alla stesura dei confini di quest’area e porti il proprio contributo di conoscenze e di esperienze sul territorio.
Questo è un progetto che prima di tutto è nostro;è della gente che vive ,lavora e respira l’aria e beve l’acqua di questa terra e di essa si nutre:Se oggi noi viviamo in un ambiente cosi bello che tutti ci invidiano dobbiamo ringraziare i contadini che hanno saputo mantenerlo e consegnarlo a noi in questo modo:avevano capito che loro stessi facevano parte di questa terra e solo rispettandola potevano sopravvivere.
Quindi dobbiamo prima di tutto pensare che se salvaguardiamo questo patrimonio mantenendolo il più possibile integro nel prossimo futuro avremo una ricchezza che ci permetterà di lavorare e di sopravvivere e le generazioni future ringrazieranno.
Gigliola Freschi
Martedì, 8 giugno 2010
Quanto Conta l'Istruzione
Una importante conferma dell'importanza della scolarizzazione nello sviluppo economico. (n.d.C.N.)Robert J. Barro e Jong Wha Lee su Vox*, e ripreso da lavoce.info
Il capitale umano ha un ruolo cruciale nel progresso economico. Servono perciò misure accurate e confrontabili a livello internazionale. Ecco dunque una nuova serie di dati, che rafforza i precedenti utilizzando più informazioni e una metodologia migliore. Ci dice che nel 2010 la popolazione mondiale sopra i 15 anni aveva un'istruzione media di 7,8 anni. Se gli anni di scuola aumentano ovunque, non muta però il divario tra paesi ricchi e poveri, che resta di quattro anni. E il tasso di ritorno di un anno in più di scuola varia tra il 5 e il 12 per cento.
È largamente riconosciuto che il capitale umano, in particolare se conseguito attraverso l'istruzione, è un elemento cruciale del progresso economico. Un incremento nel numero delle persone ben istruite comporta un più alto livello della produttività del lavoro e una maggiore capacità di assorbire tecnologia avanzata dai paesi sviluppati. Analisi empiriche del ruolo del capitale umano richiedono misure accurate e confrontabili a livello internazionale tra paesi e nel tempo. Continua a leggere "Quanto Conta l'Istruzione" »
Scritto da Casole Nostra
at
07:46
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Tags: economia, opinioni e contributi






