Post con tag federalismo
Lunedì, 28 giugno 2010
Settis: «Uno Stato senza territorio»
Un intervista a Salvatore Settis e un servizio sui beni di cui Governo e Parlamento avviano la privatizzazione e mercificazione, tramite il grimaldello del “federalismo demaniale”.E il PD “smorza”. La Repubblica, 28 giugno 2010
"Un´operazione che serve solo a fare cassa"
intervista a Salvatore Settis su la Repubblica
«Siamo davanti a uno svuotamento e smantellamento dello Stato solo per fare cassa». Salvatore Settis, archeologo e direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, boccia il federalismo demaniale senza mezzi termini. rofessore, si dice che sia solo un trasferimento, non un´alienazione.
«Questo sarà il primo passo. I beni vengo trasferiti agli enti locali. Ma l´obiettivo di questa legge è la mercificazione dello Stato. Anni fa avevo parlato di Italia Spa, era una battuta, non avrei mai pensato che sarebbe successo davvero».
Perché non pensa che gli enti locali possano gestire questo patrimonio?
«Ho visto che nella lista figura il museo di Villa Giulia. Ecco se il museo di Villa Giulia fosse una fonte di reddito per lo Stato, questo non avrebbe bisogno di alienarlo. Se invece non lo è e lo cede ad esempio al Comune di Roma, il Campidoglio, già in difficoltà economica, come potrà sobbarcarsi i costi di manutenzione?».
E quindi che succederà?
«Che il museo di Villa Giulia, o qualsiasi altro bene, verrà messo in un fondo immobiliare in cui potranno entrare anche i privati. E così accadrà che qualche palazzinaro metterà nel fondo un complesso residenziale nella periferia di Roma di pari valore economico e potrà disporre della maggioranza di Villa Giulia. D´altronde anche le ridicole valutazioni al ribasso che vedo sono fatte in quest´ottica».
Nell´elenco figurano anche le Dolomiti…
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Venerdì, 21 maggio 2010
Verdi in Rivolta
Bonelli: «Così il decreto consegna l'Italia agli affaristi»Iaia Vantaggiato sul Manifesto
«La più grande speculazione immobiliare ed edilizia nella storia della Repubblica italiana». Così il presidente dei Verdi Angelo Bonelli definisce l'approvazione del decreto sul federalismo fiscale. «Molti sono soddisfatti - dice - noi invece siamo disgustati anche per il modo bipartisan con cui si è deciso di vendere l'Italia».
Lei protesta ma intanto il decreto è passato grazie al voto di Di Pietro e all'astensione del Pd.
Se non ci fosse Berlusconi, Di Pietro potrebbe stare benissimo dentro un governo di destra. Del resto fu proprio Di Pietro, quand'era ministro per le infrastrutture, a impedire la chiusura della società per il ponte sullo stretto ed è sempre grazie a lui che prima o poi, con la realizzazione del corridoio tirrenico-maremmano, ci ritroveremo con la Maremma tagliata in due da un'autostrada.
Almeno Di Pietro ha votato.
Se allude all'astensione del Pd, molti se ne sono già pentiti nel senso che avrebbero volentieri votato a favore. All'interno di questo governo non esiste nessuna opposizione di centrosinistra. A questo punto la distanza tra noi e loro prima ancora che politica è culturale.
Ma di questo decreto non salviamo proprio nulla?
Con questo provvedimento lo stato trasferisce, con qualche eccezione, tutti i beni demaniali agli enti pubblici e sin qui niente di male.
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La «cricca demaniale» Coste e Laghi alle Regioni
Primo sì. Di Pietro vota con la Lega e attacca il PdMatteo Bartocci su il Manifesto
Il federalismo è salvo. Sul filo di lana la Lega porta a casa il primo mattoncino della riforma fiscale che chiede dagli anni '90. La delega al governo scadeva domani ma la «bicameralina» ha approvato a maggioranza il parere sul primo decreto che trasferisce i beni demaniali dello stato agli enti locali: 17 sì (Pdl, Lega, Svp e Idv), 3 contrari (Udc/Api) e 10 astenuti del Pd. Oggi pomeriggio il cosiddetto «federalismo demaniale» sarà approvato anche dal consiglio dei ministri e si avvierà un gigantesco processo di trasferimento politico ed economico dal quale tornare indietro sarà molto difficile.
La proprietà e la gestione dei grandi laghi del Nord sarà trasferita alle regioni. Così tutte le coste e tutto il demanio idrico (sorgenti, fiumi e laghi regionali, etc.). Beni che le regioni dovranno comunque gestire - così impone la delega con un termine sinistro - pompando al massimo la loro «valorizzazione funzionale». Tra i beni alienabili dunque foreste, aree agricole, immobili, zone portuali dismesse, le strade non statali e gli aeroporti non «di interesse nazionale».
Sono esclusi i beni culturali e, soprattutto, buona parte del demanio militare (caserme dismesse, vecchi alloggi o poligoni in disuso, etc.): una torta da 2 a 4 miliardi di euro che rimane appannaggio della «Difesa spa». Secondo una stima ufficiale dell'agenzia del Demanio a conti fatti si tratta di 18.959 beni (tra immobili e terreni) per un valore di libro di 3,2 miliardi. Una cifra che opportunamente rivalutata è ragionevole almeno raddoppiare. La maggior parte di questi sono nel Lazio: ben 860 milioni di euro. Piemonte, Lombardia e Veneto insieme ne raccolgono per 880 milioni. In Basilicata, Calabria, Molise e Puglia restano le briciole: sul loro territorio hanno beni demaniali per appena 312 milioni. Continua a leggere "La «cricca demaniale» ... »
Lo Spezzatino del Belpaese
Valentino Parlato sul ManifestoMai la discussione sul federalismo (fiscale, demaniale e quant'altro) è stata così intensa e animata come in questa fase di celebrazione dei 150 anni dell'unità d'Italia. Viene da dire che gli opposti si tengono. Ma il tema è centrale e ha largo spazio sulla stampa.
A porre la questione sul tavolo (senza il minimo riferimento a Cattaneo, Dorso e altri ancora) è stata la Lega, che con «Roma ladrona» metteva in causa lo stato centrale e puntava esplicitamente alla Padania, a separare e autonomizzare le ricche regioni del Nord dalla miseria e dal malaffare del Sud. Avendo mente fredda e occhi aperti è difficile contestare che lo stato centrale sia un disastro dal punto di vista amministrativo, economico e anche morale.
Adesso, con la crisi, il ministro Tremonti deve fare tagli che già si annunciano sul fronte del sociale: pensioni, pubblico impiego, salari (licenziamento «a voce» e aumento dell'orario di lavoro). Viene da dire che se Tremonti sottoponesse a una seria inchiesta le spese e gli abusi della amministrazione centrale e avviasse un serio piano contro l'evasione fiscale potrebbe risolvere molti problemi di bilancio, non castigando i più deboli, ma rimettendo a regime la macchina dello stato. Insomma siamo al punto che Il Tempo (che non è certo un foglio di sinistra) ha messo in testa alla sua prima pagina il seguente titolo e sommario: «Menù a prezzo politico. Nuova buvette. Ristorante su una terrazza per il personale di Palazzo Chigi. Vista sui tetti di Roma e prezzi stracciati. Ecco dove non ci danno un taglio».
Ma domandiamoci: le Regioni che dovrebbero essere i soggetti del federalismo funzionano meglio, quanto a sprechi e corruzione? Insomma il federalismo - visto come è oggi l'Italia - sarebbe la frantumazione dell'Italia in bande, gruppi di potere, tra loro concorrenti e di tutto preoccupati salvo che del benessere dei cittadini della loro federazione e dell'unità d'Italia. Con il rischio che, come abbiamo la delocalizzazione delle industrie, avremmo la delocalizzazione dei poteri regionali nei territori degli antichi occupanti del nostro paese: franchi, alemanni, normanni, arabi ... Continua a leggere "Lo Spezzatino del Belpaese" »
La Grande Svendita
Valutazione critica del “federalismo demaniale”, e preoccupazione per il larghissimo consenso bipartisan.Edoardo Salzano sul il manifesto.
Federare vuol dire unire: unificare più stati in uno. In Italia significa dividere ciò che si era unito 150 anni fa. L’argomento principale è che quello Stato non funziona. Su questo quasi tutti sono d’accordo, infatti pochissimi si dicono contrari al federalismo all’italiana. Alcuni perché vogliono uno Stato che funzioni diversamente: anzi, differenziatamente, senza preoccuparsi di unificare condizioni, diritti, opportunità, ricchezze ma anzi rafforzandole. Altri perché hanno perso la fiducia che questo Stato (quello nato dal Risorgimento e modificato dalla Resistenza) possa essere reso migliore, e quindi subiscono il trend “federalista”. Magari questi altri cercano di ridurre la negatività del federalismo dei padani: meglio uno Stato separato in due come propone Giorgio Ruffolo, che lo “spezzatino federalista”, ha scritto ieri Valentino Parlato. Ma il primo provvedimento dal quale si comprende che cos’è che sta marciando spiega tutto: qual è il disegno che si sta attuando, la strategia che domina, l’egemonia che ha coinvolto quasi tutti. Parliamo del federalismo demaniale.
Il suo obiettivo è ridurre il peso dello Stato, trasferire poteri dall’Italia alle sue parti periferiche ritenute, giustamente, più deboli nella resistenza contro l’obiettivo finale: la privatizzazione di tutto ciò che è privatizzabile, la riduzione a merce di tutto ciò che merce ancora non è ma che tale può diventare. La Repubblica è stata disegnata dalla Costituzione come un sistema di poteri equilibrato tra Stato, Regione e poteri locali (province e comuni). Negli ultimi decenni queste ultime istituzioni sono state pesantemente indebolite: se ne sono accresciute le funzioni e ridotte le risorse. Oggi sono adoperabili, proprio per la loro procurata povertà, come grimaldelli per cedere patrimoni pubblici a soggetti privati.
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Scritto da Casole Nostra
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09:33
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Tags: federalismo, opinioni e contributi




