Post con tag legge bavaglio
Mercoledì, 28 luglio 2010
Beni Comuni
Due successi (acqua e informazione), un tema (difesa dei beni comuni), un insegnamento (una nuova politica può esserci).Norma Rangeri su il manifesto
Un passo avanti sul disegno di legge delle intercettazioni e lo straordinario successo della raccolta di firme per i referendum sull'acqua. Apparentemente, due fatti sconnessi. A guardar meglio, la libertà di indagine e di informazione, come l'acqua pubblica sono battaglie, democratiche e radicali che o hanno scavalcato i partiti o li hanno costretti a guardare fuori di sé.
Accade quando si torna a interpellare il popolo sovrano su contenuti semplici ma cruciali (l'acqua bene comune), e quando l'informazione fa il suo mestiere contro il potere, tutelando l'altro bene comune, la libertà di espressione. Se la politica cambia strada, offre obiettivi, il paese risponde, si muove, c'è.
Nella vicenda della libertà di indagine e di informazione, lo schieramento parlamentare di centrosinistra (sostenuto dalla vigilanza del capo dello stato), è stato fortemente sospinto nel percorso istituzionale da una martellante campagna di stampa, a sua volta causa e effetto di una attenzione dell'opinione pubblica spontaneamente scesa in piazza con manifestazioni nazionali come non si ricordava da tempo (il 3 ottobre in piazza del Popolo, il 5 dicembre a S.Giovanni, per citare le più clamorose). E, alla fine, pur nelle nebbie del conflitto di interessi (eredità bipartisan) o tra le sirene dei governissimi, le notizie sulla ragnatela corruttiva che divora l'economia e le istituzioni italiane sono arrivate a (quasi) tutti. La questione immorale ha rotto il muro omertoso del sistema berlusconiano e il governo è stato costretto a ingoiare il bavaglio che avrebbe dovuto piegare i magistrati e zittire il paese.
Ancora non è chiaro l'approdo definitivo della legge (il Pdl fa buon viso, i finiani esultano, Berlusconi se ne lamenta), tuttavia l'impianto è stato sconnesso da un emendamento (l'udienza-filtro) che consente di tutelare la privacy e insieme di pubblicare le intercettazioni ritenute rilevanti da accusa e difesa. Ma colpi di coda e reazioni da caimano sono sempre nel conto. Continua a leggere "Beni Comuni" »
Domenica, 18 luglio 2010
Il Vascello Fantasma
«Comandano per rubare, rubano per comandare». E non sono solo quei tre. Ezio Mauro su la Repubblica.
Per sopravvivere, il vascello fantasma del governo Berlusconi getta i corpi in mare. Sono i corpi dei feriti dagli scandali, politici o affaristici, consumati alla corte del Premier e spesso nel suo interesse, e sacrificati quando sale l´onda dell´opinione pubblica e della vergogna istituzionale. Prima Scajola, poi Brancher, oggi Cosentino. Due ministri e un sottosegretario. Il Cavaliere che se ne disfa, sommerso dal malaffare che lo circonda, è in realtà l´uomo che li ha scelti, li ha nominati, se n´è servito fino in fondo. Lo scandalo riguarda lui, e la sua responsabilità.
Per quindici anni, davanti ad ogni crisi, Berlusconi reagiva attaccando, cercando uno scontro e una forzatura, alzando la posta, in modo da creare nel fuoco dell´emergenza soluzioni prepotenti, da cui il suo comando uscisse rafforzato, non importa se abusivamente. Oggi deve rassegnarsi all´impotenza, incassando una sconfitta dopo l´altra e certificando così che gli scandali non sono difendibili.
In più, su Brancher come su Cosentino il Premier perde una partita con l´opposizione del Pd, ma soprattutto con l´antagonista interno Fini. Si scopre che anche nel mondo monolitico del berlusconismo è possibile dire no, fare discorsi di normale legalità e di ovvio rispetto istituzionale, e si può vincere politicamente, al di là dei numeri. Continua a leggere "Il Vascello Fantasma" »
Domenica, 4 luglio 2010
Quel Buco Nero del Quale non si Parla
Eugenio Scalfari su la RepubblicaNONOSTANTE il "ghe pensi mi" detto da Berlusconi nella sua doppia dichiarazione al Tg1 e al Tg5 dell'altro ieri, è sensazione generale che il blocco politico di centrodestra si stia sfaldando. I segnali più chiari vengono addirittura dalla Lega: Bossi solidarizza con il severo monito di Napolitano concernente la legge sulle intercettazioni e ha posto solidi paletti contro l'ipotesi d'uno scioglimento anticipato delle Camere.
Fini dal canto suo ha confermato che quella legge, per come è uscita dopo il voto di fiducia al Senato, non è accettabile. Casini nell'intervista data oggi al nostro giornale respinge i pressanti inviti che gli vengono rivolti per rientrare nello schieramento di centrodestra.
Infine cresce il livello dello scontro sulla manovra economica tra le Regioni e il ministro dell'Economia.
Giulio Tremonti ha deciso di aumentare l'Irap per tutte le Regioni meridionali che hanno un bilancio della sanità in sfacelo, ma usare proprio l'Irap per ripianare quel buco nero avrebbe un effetto dirompente sul costo del lavoro proprio in quei territori in cui la disoccupazione e in particolare quella giovanile è già arrivata a livelli insostenibili. E qui i durissimi interventi critici della Marcegaglia e di tutta la Confindustria.
Tutto ciò avviene a pochi giorni di distanza dalla sentenza di condanna a sette anni di reclusione di Marcello Dell'Utri per associazione mafiosa. La gravità politica di quella sentenza è stata rapidamente archiviata, eppure essa ha rivelato un retroterra impossibile da sottacere. Perciò sarà proprio questo l'oggetto delle mie odierne riflessioni.
Io non credo che quella parte della sentenza della Corte d'appello di Palermo che ha messo Dell'Utri fuori causa per quanto riguarda le stragi del 1992-93 sarà ribaltata da altri tribunali e da altre investigazioni.
So bene che sono al lavoro da diversi ma convergenti punti di vista il tribunale di Caltanissetta, quello di Firenze e la stessa Procura di Palermo; è al lavoro la Commissione antimafia presieduta dal senatore Pisanu; indagano reparti specializzati di Carabinieri e Guardia di finanza ed anche giornalisti capaci e dotati di memoria storica e di collaudate relazioni informative. Continua a leggere "Quel Buco Nero del Quale ... »
Venerdì, 18 giugno 2010
La cricca, e gli altri corrotti, salvati dalla legge bavaglio. Ecco quello che non avremmo mai saputo
Le inchieste della Toscana e la cimosa di una riforma. I Grandi Appalti e non solo: indagini basate su mesi di intercettazioni. Ecco cosa se ne sarebbe saputo se fosse stata in vigore la nuova legge. Il servizio del Corriere FiorentinoL’inchiesta sui Grandi Appalti, ma non solo. Con l’approvazione del disegno di legge sulle intercettazioni, i giornali non potranno pubblicare nessun atto fino all’udienza preliminare. Considerati i tempi della giustizia italiana, per sapere nel dettaglio perché un politico è stato arrestato per corruzione dovremo aspettare anche due anni. Le inchieste che leggete qui hanno tutte un unico comune denominatore: sono basate su mesi di intercettazioni, oltre che sui metodi dei vecchi investigatori, lunghi appostamenti e uno studio certosino di montagne di documenti. In questi anni abbiamo scritto pagine e pagine per far capire ai lettori cosa stava accadendo, abbiamo riportato stralci di conversazioni, rigorosamente quelle contenute negli atti già conosciuti dagli indagati, abbiamo chiesto spiegazioni a chi era tenuto a darle.
Se ci fosse stata la «legge bavaglio» non avremmo potuto scrivere quasi niente: nomi degli arrestati, ipotesi di reato e nulla di più. Un esempio per tutti la vicenda legata ai piani urbanistici per l’area di Castello, che a Firenze ha scatenato un vero terremoto anche politico, coinvolgendo la giunta Domenici e non soltanto. A quasi due anni di distanza l’inchiesta si avvia alla conclusione, ma probabilmente passeranno molti mesi prima che approdi in un’aula di giustizia. Nel frattempo è andata avanti «l’inchiesta figlia» di Castello, quella sulla Protezione civile che da mesi continua a riempire le pagine dei giornali e ha portato alle dimissioni un ministro che non ha saputo spiegare perché un imprenditore ha pagato al posto suo la casa in cui abita. Un’indagine dentro l’altra, grazie alle intercettazioni. Stabilire il termine perentorio di 75 giorni significa morte sicura per tutte le inchieste sulla pubblica amministrazione, ma anche su quelle per droga. I giornali non potranno più scrivere e, cosa ben più grave, i cittadini non potranno più essere informati. Continua a leggere "La cricca, e gli altri ... »




