Post con tag mafia
Mercoledì, 8 settembre 2010
L'Ecomafia Alza il Tiro
I pannelli fotovoltaici e l’energia pulita, la raccolta differenziata e i contenitori a rendere, le spiagge aperte a tutti. Si può morire per questo? Per obiettivi così ragionevoli, così condivisi? Fino a ieri si poteva rispondere di no, con l’assassinio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica e Acciaroli, la risposta cambia. La strategia di espansione dell’ecomafia porta la criminalità organizzata a scontrarsi in modo diretto con chi difende la buona gestione del territorio, a cominciare da settori che fino a pochi anni fa erano considerati marginali come i rifiuti e le energie rinnovabili.
Di fronte a un omicidio occorre sempre aspettare il verdetto della magistratura prima di dire una parola definitiva, ma tutto – a cominciare dalle dichiarazioni degli inquirenti – indica la pista che porta a quel settore della criminalità organizzata che si è specializzato nel fornire risposte illegali alle esigenze ambientali a cui lo Stato stenta a dare risposta. Se l’ecomafia è arrivata a fatturare 20 miliardi di euro è anche perché nella battaglia contro il traffico di rifiuti, l’abusivismo edilizio, le cave illegali e la vendita di animali protetti sono mancate la compattezza e la determinazione necessarie. A fronte del sacrificio di tanti magistrati e agenti delle forze dell’ordine si sono registrati ripetuti segnali d’incertezza: dai condoni alla resistenza nell’inserimento dei reati contro l’ambiente nel codice penale.
Angelo Vassallo, ambientalista ed esponente del Pd, era una figura simbolica: l’uomo che si era battuto per trasformare un piccolo Comune del Cilento in un manifesto della buona amministrazione. “Siamo un punto di riferimento per tutte le località turistiche d’Italia. E’ un risultato che ci rende orgogliosi: spesso si parla della Campania in maniera non lusinghiera. Noi siamo l’esempio vivente di come l’impegno possa rendere questa regione la più bella d’Italia”, aveva detto pochi mesi fa, quando Pollica e Acciaroli avevano conquistato le 5 vele, il massimo riconoscimento, nella Guida Blu pubblicata ogni anno da Legambiente e Touring Club. Continua a leggere "L'Ecomafia Alza il Tiro" »
Sabato, 20 febbraio 2010
Corruzione e Mafia, due Volti dell’Economia Illegale
"... l’economia illegale (sia nella versione mafia sia nella variante corruzione) si presenta spesso – purtroppo – come vincente, a fronte di uno Stato che di frequente dà l’impressione di rinunziare a combattere (o di non combattere con sufficiente energia) una battaglia che si potrebbe invece sostenere e vincere."Gian Carlo Caselli su il Fatto Quotidiano.
In economia l’illegalità è un sistema che assume due volti, quello della mafia e della corruzione, spesso intrecciate fra loro o addirittura, per vari profili, sovrapposte.
La drammatica realtà delle mafie, oggi, è che esse hanno costruito una vera e propria “economia parallela” che pian piano risucchia nel suo vortice commerci, imprese e forze economiche sane. Legalità e osservanza delle regole faticano sempre di più a resistere a fronte della forza criminale di chi impiega – sistematicamente – forme di persuasione, condizionamento o minaccia (invisibili o violente, con modulazione a seconda dei casi).
Così l’economia illegale inesorabilmente avanza e si espande, come una melma che si insinua dovunque e cerca di impadronirsi di tutto. Libero mercato e concorrenza rischiano di ridursi a simulacri, scatole vuote, meccanismi arrugginiti che facilitano il massiccio inquinamento dell’economia pulita ad opera di quella illegale. Analoga e non meno drammatica è la realtà della corruzione. Una piaga che nel nostro paese arriva a costare tra i 50 e 60 milioni di euro all’anno, spalmati su tutti i cittadini, ciascuno dei quali (neonati compresi) paga una tassa annuale di 1.000 euro (sono dati ufficiali, elaborati qualche tempo fa dal Servizio anticorruzione e trasparenza che opera presso il dipartimento della Funzione pubblica, e ribaditi in questi giorni dalla Corte dei Conti, che ha parlato di un “tumore maligno”). Continua a leggere "Corruzione e Mafia, due ... »
Mercoledì, 6 gennaio 2010
Perché la ‘ndrangheta scende in guerra contro i pm
Roberto Saviano su la Repubblica.Chi parla di mafia diffama il Paese? Chi parla di mafia difende il Paese. Le organizzazioni criminali contano molto: solo con la coca i clan fatturano sessanta volte quanto fattura la Fiat. Calabria e Campania forniscono i più grandi mediatori mondiali per il traffico di cocaina. Si arriva a calcolare che ‘ndrangheta e camorra trattano circa 600 tonnellate di coca l’anno, ed è una stima per difetto. La ‘ndrangheta – come dimostrano le inchieste di Nicola Gratteri – compra coca a 2.400 euro al kilo e la rivende a 60 euro al grammo, guadagnando 60.000 euro. Quindi con meno di 2.400 euro di investimento iniziale, percepisce una entrata pulita di 57.600 euro. Basta moltiplicare questa cifra per le tonnellate di coca acquistate e distribuite da tutte le mafie italiane e diventa facile capire la quantità di denaro di cui dispongono, al netto di cemento ed estorsioni.
E raffrontarla con il peso industriale delle imprese leader - che hanno molti meno profitti - per comprendere il potere che oggi hanno realmente nel paese e in Europa le organizzazioni criminali.
Proprio dinanzi a fatti come l’attentato di Reggio Calabria diventa imperativa la necessità di capire. È la conoscenza che permette di capire cosa stia accadendo. E non raccontare questa azione come un episodio avvenuto in un altro mondo, in un altro paese. Un paese di quelli lontani dove una bomba o un morto rientrano nel quotidiano. Le organizzazioni criminali italiane quando agiscono e quando decidono di mandare un segnale, sanno perfettamente cosa fanno e dove vogliono arrivare. La bomba non è stata messa davanti a una caserma, né alla sede della Direzione Antimafia, ma alla Procura generale. Il messaggio, dunque, è rivolto alla Procura Generale. E forse - ma qui si è ancora nel territorio delle ipotesi - a Salvatore Di Landro, da poco più di un mese divenuto Procuratore generale. Continua a leggere "Perché la ‘ndrangheta ... »
Venerdì, 25 settembre 2009
La Nave di Pandora
Vittorio Emiliani su l'UnitàSulle scelte governative post-terremoto e sulla nave dei veleni
Non credo proprio di essere anti-italiano se rilevo che, di fronte ai grandi problemi del Paese, questo governo e il suo leader risultano inadeguati, portati allo spot autopromozionale anziché a quelle scelte concrete che pure Berlusconi rivendica per sé ad ogni minuto, vantando che nessuno si è portato meglio di lui e di loro. Frottole. Nella graduatoria del BIL (Benessere Interno Lordo) le prime regioni sono Emilia-Romagna, Marche e Toscana, in testa la provincia di Forlì-Cesena. Non le regioni, non le province governate dal Pdl e dalla Lega. Solo un caso?
Torniamo al governo, al premier e alla loro superficialità e inadeguatezza. Nel post-terremoto d’Abruzzo, malgrado le frequenti marce di Berlusconi e del suo proconsole sull’Aquila, i prefabbricati sono in ritardo (i primi consegnati erano della Provincia di Trento) e insufficienti di numero. Anche perché non si è sprezzantemente voluto tener conto delle esperienze positive del Friuli, dell’Umbria, delle Marche dove enti e comunità locali furono fortemente responsabilizzate e motivate nella ricostruzione. Mentre qui risultano disperse, frustrate, tagliate fuori dalla Protezione Civile. Continua a leggere "La Nave di Pandora" »
Martedì, 17 febbraio 2009
Mafia, le Mani dei Boss sull'Eolico
Otto arresti nel TrapaneseScoperto patto tra fedelissimi di Messina Denaro, politici e imprenditori siciliani, campani e trentini
dal Corriere della Sera
TRAPANI - Le mani dei boss sulla realizzazione dei parchi eolici in Sicilia. Questo ciò che emerge dall'inchiesta che ha portato gli inquirenti a scoprire un patto tra fedelissimi del super latitante Matteo Messina Denaro, politici, burocrati e imprenditori siciliani, campani e trentini per speculare sull'affare dell'energia pulita in Sicilia. Otto i provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, a carico di imprenditori, politici e funzionari del Comune di Mazara del Vallo, oltre ad alcuni pregiudicati mafiosi, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, corruzione e violazione della legge elettorale. Gli ordini di carcerazione riguardano: Giovan Battista Agate, di 66 anni, pluripregiudicato mafioso di Mazara del Vallo, fratello del più noto Mariano Agate; Luigi Franzinelli, 64 anni, imprenditore di Trento; Vito Martino, imprenditore di Mazara di 41 anni, già assessore e consigliere comunale di Forza Italia; Melchiorre Saladino, 60 anni, imprenditore di Salemi (Trapani), ritenuto contiguo a Matteo Messina Denaro; Giuseppe Sucameli, mazarese di 60 anni, già architetto del Comune di Mazara del Vallo, attualmente detenuto per associazione mafiosa. Altri tre sono stati posti agli arresti domiciliari: Baldassare Campana, mazarese di 60 anni, responsabile dello Sportello unico attività produttive del Comune di Mazara del Vallo; Antonino Cottone, mazarese di 73 anni, imprenditore e gestore della «Calcestruzzi Mazara»; Antonio Aquara, 50 anni, imprenditore di Ottati (Salerno).
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