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La Rivincita delle Regole
La giunta di Casole d'Elsa ha pubblicato una delibera (n.110 2010) nella quale è scritto che "A nostro avviso c’era una diffusa consapevolezza che l’area d’intervento de LE VIGNE (interessata dalla previsione urbanistica comunale) non era caratterizzata da bosco come è sempre risultato dalle carte tecniche del Regolamento urbanistico."
senza che venga specificato se la cartografia comunale la definisse o meno "area boscata".
E indipendentemente dall'opinione di migliaia di cittadini, cacciatori, raccoglitori di funghi che conoscevano la zona, indipendentemente da ciò che si vede dalle foto aeree precedenti e successive all'intervento edilizio, e indipendentemente dalle considerazioni che si possono leggere nella relazione dell'architetto De Zordo.
E mentre a Casole si delibera in questa direzione, altri sindaci cercano di ripristinare lo stato dei luoghi scempiati dalle speculazioni edilizie.
E' per esempio il caso del sindaco di Fiesole che scrive questa bella lettera al quotidiano la Repubblica. (n.d.C.N.)
Fabio Incatasciato, sindaco di Fiesole, su la Repubblica
SONO passati sei anni da quando, nella primavera 2004, durante un sopralluogo guidato dal Comandante della Polizia Municipale di Fiesole Paolo Cappellini, apparvero nella Valle di Ontignano sette villette con annessa piscina, serra, e piccolo centro benessere.
UNA società, "il Fortino", aveva già aperto un sito internet per inserirle nella promozione turistica delle imminenti vacanze pasquali. Ma l' allora sindaco Alessandro Pesci appurò subito come non vi fosse nessun permessoo progetto mai arrivato in Comune e tantomeno il piano regolatore prevedeva volumi all' interno di quell' area, al centro di uno dei luoghi più belli di Fiesole, nell' alta Valle del Sambro.
Villette tirate su dietro alte siepi di recinzione, cataste di legna e schermature di verde a coprire il cantiere. Un abuso ma nascosto, come accade anche in altre zone d' Italia. Ieri mattina il primo colpo di ruspa ha ristabilito la legalità e chiuso una vicenda con un lungo iter amministrativo e giudiziario. Terminata la demolizione, quel declivio di verde tornerà tale. Non uno scempio ambientale, tantomeno un ecomostro (parole fin troppo abusate nella Toscana di questi anni). Continua a leggere "La Rivincita delle Regole" »
Il Fotovoltaico: un Investimento per il Futuro
Parallelamente all'analisi dei costi economici ed ambientali dell'energia fotovoltaica, è necessario e corretto prendere in considerazione anche i benefici di queste tecnologie, come suggerisce un lettore di questo blog (che ringraziamo) rimandando all'articolo che segue.(n.d.C.N.)Arturo Lorenzoni su lavoce.info
l fotovoltaico è uscito dalla fase di sperimentazione e affronta quella dell'industrializzazione, con innovazioni tecniche continue e riduzione di costo inimmaginabili solo pochi anni fa. Lo si deve soprattutto alla determinazione con cui alcuni paesi hanno sostenuto le imprese del settore, riconoscendone le prospettive di lungo periodo. Anche in Italia ha dato un importante impulso alla ricerca e fatto nascere centinaia di aziende. Ma il meccanismo di incentivo ha limiti chiari e dovrebbe essere migliorato.
L’industria fotovoltaica sta passando dalla fase dei pionieri a quella dei prodotti commerciali: dai 5mila megawatt installati nel mondo fino al 2005, si è passati a installarne 6mila nel 2008, 7.200 nel 2009 e, si stima, oltre 10mila nel 2010. E non solo in Europa, anzi con tassi di crescita attesi maggiori in Estremo Oriente e Stati Uniti. Investimenti impressionanti, con previsioni di mercato costantemente riviste al rialzo: il fotovoltaico, uscito dalla fase della sperimentazione, affronta con decisione quella dell’industrializzazione, con innovazioni tecniche continue e riduzione di costo che non si potevano immaginare solo cinque anni fa. Grazie soprattutto alla determinazione con cui alcuni paesi hanno sostenuto le imprese del settore, riconoscendone le prospettive di lungo periodo. Continua a leggere "Il Fotovoltaico: un ... »
Mercoledì, 1 settembre 2010
Ma Quelle Fonti di Energia Hanno Costi Esorbitanti
Cosa si nasconde dietro la corsa al fotovoltaico di sindaci e comuni? Un costo, che graverà sulle spalle dei cittadini nei prossimi anni, quando gli amministratori "fotovoltaici" avranno terminato il loro mandato.(n.d.C.N.)Gli investimenti nel fotovoltaico, fiorenti grazie agli incentivi introdotti nel 2007, rappresentano un perdita secca per la collettività. Non riescono ad ammortizzarsi nemmeno in parte. Probabilmente si raggiungerà una potenza installata vicina ai duemila megawatt e l'onere annuale per il Gse salirà così ben oltre il miliardo. Fuorviante definirla una energia "rinnovabile": finito il sussidio non resterà nulla, mentre si dovranno smaltire milioni di pannelli obsoleti.
Giorgio Ragazzi su lavoce.info
Gli investimenti nella produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici stanno crescendo a dismisura: quali saranno i costi per la collettività e la competitività?
INVESTIMENTI E INCENTIVI
Incentivi assai generosi furono introdotti nel 2007 (decreto 19/2/2007 a firma Pier Luigi Bersani e Alfonso Pecoraro Scanio), con l’obiettivo di arrivare a una potenza installata di 1.200 MW. Il Gestore servizi energetici ha recentemente comunicato che l’obiettivo è stato raggiunto, ma il decreto non fissa un tetto perché prevede che possano fruire degli stessi incentivi anche tutti gli impianti che entreranno in esercizio nei successivi quattordici mesi. Grazie anche alla riduzione nel costo dei pannelli, è dunque in atto una corsa a investire, da parte di numerosissimi soggetti, inclusi fondi esteri, attratti da rendimenti molto elevati e praticamente senza rischio.
Vediamo quale è l’economia del settore, prescindendo per il momento dal sussidio erogato dal Gse. L’investimento in un tipico impianto a terra di un megawatt di potenza costa attorno a 3-3,3 milioni. L’energia prodotta, ceduta al Gse a un buon prezzo, vale circa 120mila euro l’anno (a seconda della insolazione); dedotti i costi di esercizio (manutenzione, assicurazioni eccetera) restano circa 30mila euro l’anno, non sufficienti nemmeno a coprire gli interessi. Si prevede che, dopo venti anni, quando terminerà il sussidio del Gse, l’impianto verrà smantellato. L’intero investimento rappresenta dunque una perdita secca per la collettività, in quanto non riesce ad ammortizzarsi nemmeno in parte. Appare invero sviante definire questa una energia “rinnovabile”: finito il sussidio non resterà nulla, mentre si dovranno smaltire milioni di pannelli obsoleti. Continua a leggere "Ma Quelle Fonti di Energia ... »
Lunedì, 30 agosto 2010
In Guerra Sotto i Cieli Toscani
Jasper Rees su Daily Telegraph,traduzione a cura della sezione senese di Italia NostraVi è mai capitato di provare gioia nell’ ammettere di non aver avuto ragione, di aver sbagliato…. ? E’ purtroppo quello che vorremmo provare noi di Italia Nostra di Siena leggendo il pezzo di Jasper Rees, At war under Tuscan skies, pubblicato dal prestigioso The Daily Telegraph il giorno 20/08/2010 e tradotto a cura della sezione senese di Italia Nostra come ‘In Guerra Sotto i Cieli Toscani’ . In questo lucido pezzo Rees preconizza la fine della Toscana oleografica che ci ha reso famosi nel mondo a causa di una classe dirigente incapace di tutelarne gli aspetti salienti.
Ci avrebbe fatto piacere dire che ci sbagliavamo, che tutto sommato eravamo soltanto delle noiose Cassandre , ma il Daily Telegraph – con tutto il peso di una certa opinione pubblica inglese al seguito – ci conferma che purtroppo avevamo ragione. Ci ha però commosso quando Jasper Rees ha accostato la lotta di liberazione partigiana contro il nazismo alle nobili battaglie paesaggistiche portate avanti da pochi individui. Ci esalta, ci fa riflettere e sperare.
Ci esalta scoprire che gli inglesi di oggi riconoscano a quelli che, come noi di Italia Nostra, combattono il vandalismo paesaggistico ed il proliferare della peggiore ed ignobile speculazione edilizia la nobile valenza della lotta partigiana contro l’oppressore nazista.
Ci fa riflettere che lo sforzo di pochi ambientalisti difensori che sottraggono il loro tempo e impiegano il loro denaro sottraendolo alla famiglia ed al lavoro per combatte un ‘nemico’ preponderante per potenza economica e politica sia caricato di valenze persino epiche. Ci fa sperare,che possa arrivare un tempo in cui -alla fine, come per i nazisti- ci sia una ‘Norimberga’ che faccia ‘pagare’ tutti coloro che si siano macchiati in passato di ‘crimini paesaggistici’ contro un ambiente ed un paesaggio unici al mondo. Ma ne riparleremo in futuro. Intanto leggetevi attentamente la traduzione di questo articolo triste nel modo in cui rappresenta i Toscani malinconicamente indaffarati a distruggere il loro paesaggio, tutto sommato senza percepirlo neppure più di un tanto ….. (n.d. Italia Nostra Siena)
“In questo mese migliaia di vacanzieri britannici sono in pellegrinaggio, affrontando il purgatorio del viaggio in aereo e della lotta per il bagaglio e il noleggio auto. Ma ne sarà valsa la pena quando saranno giunti nel cuore della cartolina che ogni britannico della classe media conserva in qualche recesso della mente.
In Toscana, i boschetti di ulivi cuociono a dovere, avvolti dai vapori del caldo. Magnifici paesini se ne stanno appollaiati in cima alle colline. La terra mostra seducente le sue curve femminee. Questa ambientazione ideale per i sogni cinematografici, a cui i pallidi nordeuropei fanno ritorno come animali migranti per ammirare il tenue duetto della luce col paesaggio, è la chimera di una terra che per miracolo esiste.
Ma è davvero così? Chi, in questo periodo, percorre in auto le curve delle strade che attraverso le colline portano a San Gimignano, la Manhattan del medioevo, ha la visione dei campi brutalmente ostacolata dai cartelloni pubblicitari della Vernaccia locale. Ma un tabellone può essere sempre tirato giù. Continua a leggere "In Guerra Sotto i Cieli ... »
Sabato, 28 agosto 2010
La Democrazia dell'Acqua e l'Economia dei Cowboy
La scienziata indiana e la sua lotta per i diritti idrici. "La democrazia si fonda su questo bene comune. La creazione di un mercato non gestito dalla collettività ci riporta al far west. Non possiamo diventare egoisti nell'uso delle risorse della natura"Vandana Shiva su la Repubblica
Ci troviamo di fronte a una crisi idrica globale, che minaccia di peggiorare nei prossimi decenni; e man mano che la crisi si aggrava proseguono gli sforzi per ridefinire il concetto di diritti idrici. Un passo storico è avvenuto il 28 luglio, quando le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione che recita così: "L'acqua è una risorsa limitata e un bene pubblico fondamentale per la vita e la salute. Il diritto a disporre di acqua è indispensabile per condurre una vita dignitosa. È un prerequisito per la realizzazione di altri diritti dell'uomo".
Ma l'economia globalizzata trasforma sempre di più la definizione dell'acqua da proprietà comune a bene privato, da estrarre e rintracciare senza limiti. L'ordine economico globale esige la rimozione di tutti i vincoli, la deregolamentazione dell'uso dell'acqua e la creazione di mercati dell'acqua. I fautori del libero scambio delle risorse idriche considerano i diritti di proprietà privata l'unica alternativa alla proprietà pubblica, e il libero mercato l'unico sostituto della regolamentazione burocratica delle risorse idriche.
L'acqua deve rimanere, più di qualsiasi altra risorsa, un bene pubblico e dev'essere gestita dalla collettività. Nella maggior parte delle società l'acqua era ed è un bene che non può essere posseduto da privati. Testi antichi come le Istituzioni di Giustiniano dimostrano che l'acqua e altre risorse naturali sono beni pubblici: "Per legge di natura queste cose sono comuni all'umanità: l'aria, l'acqua corrente, il mare e di conseguenza la riva del mare...". Continua a leggere "La Democrazia dell'Acqua e ... »
Scritto da Casole Nostra
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13:48
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Tags: acqua, opinioni e contributi
Mercoledì, 25 agosto 2010
La Costituzione e i Beni Pubblici
Salvatore Settis su la Repubblica.Nel duro scontro fra interessi privati e bene comune dei cittadini, c’è un dato da cui partire: il più robusto schieramento italiano è il "partito della Costituzione". Lo mostra l’eloquenza dei numeri: nelle elezioni del 2008, il maggior partito italiano (il Pdl) ebbe 13.629.464 voti, pari al 37,3% dei voti espressi; nel referendum del 2006, la riforma costituzionale varata dal centro-destra fu bocciata da 15.791.293 italiani (il 61,3 % dei voti espressi). La percentuale dei votanti fu assai diversa nei due casi (52,3% nel 2006, 80,4% nel 2008), ma quel che conta (anzi, conta ancor di più) è il dato in cifra assoluta: a difesa della Costituzione, contro una riforma che somiglia anche troppo all’insussistente "Costituzione materiale" invocata dall’onorevole Bianconi contro il Capo dello Stato, votarono allora oltre due milioni di cittadini più degli elettori Pdl di due anni dopo. Come ha osservato il Presidente emerito Scalfaro, i vincitori del referendum del 2006 non seppero trarre le conseguenze di quel risultato, ma è oggi il momento di ricordarsene. Oggi, mentre il Paese è in preda a una schizofrenia di cui gli osservatori stranieri sembrano accorgersi molto più di noi.
Il tema dei beni pubblici, che Rodotà ha affrontato in queste pagine il 10 agosto, è un’ottima cartina di tornasole: nella stessa Italia nascono oggi da un lato avanzatissime proposte, dall’altro sgangherate devoluzioni. L’Accademia dei Lincei ha appena pubblicato un bel volume (a cura di Ugo Mattei, Edoardo Reviglio e Stefano Rodotà) sui Beni pubblici dal governo democratico dell’economia alla riforma del Codice Civile. Sono gli atti di un convegno (aprile 2008) sui lavori della Commissione Rodotà sui Beni Pubblici, che ha lavorato dal giugno 2007 al febbraio 2008. Dato che lo statuto dei beni pubblici è «disperso in mille rivoli, in classificazioni formalistiche del Codice Civile, nonché in una miriade di leggi e leggine speciali», quella Commissione provò a metter ordine, usando come guida i valori della Costituzione, poiché «il regime giuridico dei beni pubblici costituisce il fondamento economico e culturale più importante per la realizzazione del disegno di società contenuto nella Costituzione stessa» (le citazioni da U. Mattei). Continua a leggere "La Costituzione e i Beni ... »
Lunedì, 23 agosto 2010
La Lettera Aperta e Anonima dei Ragazzi Casolesi
Riceviamo questa curiosa mail anonima, che prudentemente pubblichiamo, non potendo verificare la fonte.buona sera,
quello che chiediamo oggi è una opera di bene per il paese che ha noi sta molto a cuore forse di più di tanti altri che scrivono scrivono e riscrivono sempre le stesse stupidaggini da anni a questa parte.
Questa richiesta è molto semplice e banale. In tutto il globo ogni partito associazione sportiva culturale o quello che sia per il BENE delle persone che la rappresentano in ogni momento della sua vita fa dibattiti in piazza con gli iscritti e i non iscritti.
Noi non abbiamo tessere e non ci intrufoliamo in nessuna delle due stanze in via casolani e come noi lo fanno centinaia di persone.
Perchè non vi mettete su palco in piazza con le sedie microfono e un moderatore e parlate e fate questo benedetto confronto 3 esponeti del PD (es. Melani rumachella e cavicchioli) e Pensare Comune (es. Pii Barbagallo Alfano) e fate una bella chiaccherata con i Casolesi. Così chi ha dei dubbi o perplessità li chiede da abo le parti.
Queste poche parole come le inviamo a voi le inviamo anche a Pensare Comune e PD.
Noi vogliamo chiarezza ecco cosa vogliamo!!
ragazzicasolesi@hotmail.it
Giovedì, 29 luglio 2010
Piero Bevilacqua «Sud, green economy e un piano del lavoro per uscire dal guado»
Un’idea diversa per affrontare oggi la questione del Mezzogiorno, in un’intervista dello storico dell’ambiente. Bruno Gravagnuolo su l’Unità
Lo storico meridionalista: i miliardi calati dall’alto sarebbero facile preda della mafia. Sì a tante attività nel territorio, dall’agricoltura al turismo
Ci vuole un piano del lavoro di nuovo tipo per il Sud, non l’ennesima erogazione di miliardi per le infrastrutture calati dall’alto, facile preda di mafia e clientele». Commenta così Piero Bevilacqua, calabrese, 65 anni, storico contemporaneo a Roma l’ultimo Rapporto Svimez per il Mezzogiorno. Un report la cui drammaticità lo studioso non sottovaluta affatto, a partire dall’allarmante decrescita del Pil, dalla disoccupazione e dal rischio povertà. E però le idee di Bevilacqua meridionalista di sinistra e teorico della green economy sono altre: ambiente, agroalimentare «green», risanamento dei centri interni, forestazione. Con in più una rete di centri universitari di tipo francese mirati su «scienze umane» e territorio. E poi attorno, a venire, le infrastrutture. Ma soprattutto, «niente riedizioni della Cassa per il Mezzogiorno e niente retorica tremontiana sulla Banca per il Sud». Tutte proposte che vedranno la luce in gennaio in un libro per Laterza intitolato La grande distruzione e con un capitolo ad hoc: «Un piano del lavoro per la gioventù».
Sentiamo Bevilacqua. Professore, per Svimez il Sud va sempre più indietro e da 8 anni cresce meno del Nord. Da dove viene la recessione a Mezzogiorno?
«Sono dati che non mi sorprendono, indici di un degrado che si vede già da alcuni anni. Il flusso emigratorio è cresciuto, anche se i giovani vogliono rimanere, magari da disoccupati di lunga durata, in attesa di lavoro. Però vorrei segnalare che la questione è globale. Il Sud vive nell’economia-mondo, e sconta la crisi mondiale». Continua a leggere "Piero Bevilacqua «Sud, ... »




