Post con tag paesaggio
Related tags
abusivismo agricoltura ambiente archeologia architettura beni culturali bicicletta casole - territorio casole-territorio castelfalfi cave codice del paesaggio comitati consumo di suolo convegni corruzione costituzione crisi cultura difensore civico ecomusei economia energia eolico eventi federalismo fotovoltaico italia nostra la normativa legalità libri normativa opinioni e contributi parco partito democratico piano casa piano paesaggistico piano regolatore pubblica amministrazione questione morale rassegna stampa salute servizi radiotelevisivi siena sostenibilitàSabato, 4 settembre 2010
Pensiero Unico Fotovoltaico
Il gran sol dell'avvenire (fotovoltaico) che illumina la skyline di Casole sulla bandiera e sullo stemma dell'associazione di Barbagallo-Pii sembra provenire dalla vecchia iconografia del realismo socialista.Coerentemente con la stessa iconografia, anche le assemblee pubbliche della giunta di Casole d'Elsa (che qualcuno ha ironicamente definito "sermoni" su questo blog) rammentano nei toni e nei contenuti le trionfali celebrazioni dei successi del socialismo con i quali il PCUS propagandava il proprio verbo.
Se non fosse un po' imbarazzente vedere un'associazione di destra riprendere forme e modi della vecchia Unione Sovietica, queste analogie rimarrebbero circoscritte tra le piccole incongruenze del folklore locale.
Sfortunatamente per gli abitanti di questo comune, anche le scelte politiche ed economiche della giunta di Piero Pii sembrano il prodotto di un congresso del PCUS degli anni cinquanta.
Già da molti anni è noto che il futuro del risparmio energetico deve essere cercato non nei megaimpianti, ma nelle reti di microimpianti, traducendo in senso fisico una delle "R" di Serge Latouche, quella della "rilocalizzazione". E difatti in Europa sono numerosi gli esempi virtuosi di paesi autosufficienti dal punto di vista energetico grazie alle reti di microimpianti.
Questo tipo di scelta per la destra casolese sembra però rappresentare inspiegabilmente un tabù. L'associazione Pensare Comune preferisce pensare alla sovietica e mettere in cantiere megaimpianti, scartando senza giustificazione il modello che nel resto del mondo si sta rivelando vincente, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista tecnologico.
Non si comprende perché sia stato scartato un modello in grado di evolvere parallelamente all'innovazione tecnologica.
Non una parola sembra essere stata detta ai cittadini di Casole su queste possibilità alternative, dai dirigenti dell'associazione che ha come simbolo il sole nascente, dando l'impressione di aver ereditato dagli ex-comunisti una certa propensione al pensiero unico.
I risultati si vedranno nei prossimi anni, forse dopo che la giunta di destra avrà terminato il proprio mandato, ma già da ora si osserva che i megaimpianti proposti non assomigliano ad un vero piano energetico (che avrebbe comportato una diversa progettualità) ma piuttosto ad un progetto di natura speculativa. Non sarà il cittadino il proprietario reale del proprio microimpianto, magari in un comune che si preoccupa di garantirne la connettività con gli altri. Sembra infatti che i cittadini potranno solo comprare la partecipazione ad un progetto realizzato da altri, gestito da altri e senza che per il momento sia stata pubblicata sul sito del comune una adeguata analisi dei rischi.
Un progetto speculativo quindi, secondo l'analisi dei costi che Giorgio Ragazzi ha esposto sul lavoce.info.
Proprio per questa loro natura di rendita i faraonici progetti fotovoltaici di Casole danno l'impressione di essere stati introdotti per per servire ad altro, per turare qualche falla, compensare lo scontento generato dai fallimentari esiti dei Programmi Integrati d'Intervento.
. Continua a leggere "Pensiero Unico Fotovoltaico" »
Venerdì, 3 settembre 2010
Pannelli Solari e Pale tra gli Ulivi, e la Storia Muore
A pochi chilometri da dove nacque l'ultimo ministro borbonico, il miraggio (e i quattrini) delle energie alternative distruggono il paesaggio.
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.
Mercoledì, 1 settembre 2010
Villette di Ontignano la Demolizione è Iniziata
Le ruspe mettono fine all'abuso edilizio più clamoroso di Fiesole. Realizzato dall'imprenditore Giovanni Calabrese, il villaggio vacanze era stato costruito senza autorizzazioni.la Repubblica
guarda il video
Finisce sotto i colpi di una benna e quelli di un super martello pneumatico agganciato al braccio di una ruspa, la storia dell’abuso edilizio più clamoroso di Fiesole. Sette villette scoperte su una collina di Ontignano nel marzo 2004 in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Realizzato dall’imprenditore Giovanni Calabrese, il villaggio vacanze era stato costruito senza autorizzazioni e in spregio dei divieti urbanistici del Comune nella convinzione di poter ricorrere al condono del governo Berlusconi. Ora il tribunale di Firenze ne ha ordinato la demolizione. "Finalmente dopo sei anni siamo riusciti a sanare uno degli abusi edilizi più grandi mai avvenuti sul nostro territorio. Ripristineremo la collina, non dovrà restare traccia della cementificazione", dice il sindaco di Fiesole Fabio Incatasciato.
L’imprenditore Giovanni Calabrese, pur ammettendo gli abusi, era convinto di farla franca dichiarando di aver ultimato le case prima del 31 marzo 2003, termine ultimo per rientrare nel condono edilizio varato dal governo Berluscioni. Solo grazie alle ricerche dei vigili urbani e al confronto sulle foto aeree scattate sulla zona dall’Istituto Geografico militare, i magistrati hanno dimostrato che i lavori erano finiti un mese dopo.
I lavori erano andati avanti per mesi senza che nessuno se ne accorgesse. Era tutto pronto. Ogni alloggio una targhetta, la recepsion, luce, acqua, termosifoni, una piscina, una serra e perfino un centro benessere. Uno sfregio di cemento sulla collina da 300 metri quadrati. "Nessuno ci segnalò nulla fino al marzo del 2003 - dice il comandante della polizia municipale Paolo Cappellini - anche perché le ville erano state nascoste con cataste di legna altissime e dalle fronde degli alberi".
Lunedì, 30 agosto 2010
In Guerra Sotto i Cieli Toscani
Jasper Rees su Daily Telegraph,traduzione a cura della sezione senese di Italia NostraVi è mai capitato di provare gioia nell’ ammettere di non aver avuto ragione, di aver sbagliato…. ? E’ purtroppo quello che vorremmo provare noi di Italia Nostra di Siena leggendo il pezzo di Jasper Rees, At war under Tuscan skies, pubblicato dal prestigioso The Daily Telegraph il giorno 20/08/2010 e tradotto a cura della sezione senese di Italia Nostra come ‘In Guerra Sotto i Cieli Toscani’ . In questo lucido pezzo Rees preconizza la fine della Toscana oleografica che ci ha reso famosi nel mondo a causa di una classe dirigente incapace di tutelarne gli aspetti salienti.
Ci avrebbe fatto piacere dire che ci sbagliavamo, che tutto sommato eravamo soltanto delle noiose Cassandre , ma il Daily Telegraph – con tutto il peso di una certa opinione pubblica inglese al seguito – ci conferma che purtroppo avevamo ragione. Ci ha però commosso quando Jasper Rees ha accostato la lotta di liberazione partigiana contro il nazismo alle nobili battaglie paesaggistiche portate avanti da pochi individui. Ci esalta, ci fa riflettere e sperare.
Ci esalta scoprire che gli inglesi di oggi riconoscano a quelli che, come noi di Italia Nostra, combattono il vandalismo paesaggistico ed il proliferare della peggiore ed ignobile speculazione edilizia la nobile valenza della lotta partigiana contro l’oppressore nazista.
Ci fa riflettere che lo sforzo di pochi ambientalisti difensori che sottraggono il loro tempo e impiegano il loro denaro sottraendolo alla famiglia ed al lavoro per combatte un ‘nemico’ preponderante per potenza economica e politica sia caricato di valenze persino epiche. Ci fa sperare,che possa arrivare un tempo in cui -alla fine, come per i nazisti- ci sia una ‘Norimberga’ che faccia ‘pagare’ tutti coloro che si siano macchiati in passato di ‘crimini paesaggistici’ contro un ambiente ed un paesaggio unici al mondo. Ma ne riparleremo in futuro. Intanto leggetevi attentamente la traduzione di questo articolo triste nel modo in cui rappresenta i Toscani malinconicamente indaffarati a distruggere il loro paesaggio, tutto sommato senza percepirlo neppure più di un tanto ….. (n.d. Italia Nostra Siena)
“In questo mese migliaia di vacanzieri britannici sono in pellegrinaggio, affrontando il purgatorio del viaggio in aereo e della lotta per il bagaglio e il noleggio auto. Ma ne sarà valsa la pena quando saranno giunti nel cuore della cartolina che ogni britannico della classe media conserva in qualche recesso della mente.
In Toscana, i boschetti di ulivi cuociono a dovere, avvolti dai vapori del caldo. Magnifici paesini se ne stanno appollaiati in cima alle colline. La terra mostra seducente le sue curve femminee. Questa ambientazione ideale per i sogni cinematografici, a cui i pallidi nordeuropei fanno ritorno come animali migranti per ammirare il tenue duetto della luce col paesaggio, è la chimera di una terra che per miracolo esiste.
Ma è davvero così? Chi, in questo periodo, percorre in auto le curve delle strade che attraverso le colline portano a San Gimignano, la Manhattan del medioevo, ha la visione dei campi brutalmente ostacolata dai cartelloni pubblicitari della Vernaccia locale. Ma un tabellone può essere sempre tirato giù. Continua a leggere "In Guerra Sotto i Cieli ... »
Mercoledì, 25 agosto 2010
La Costituzione e i Beni Pubblici
Salvatore Settis su la Repubblica.Nel duro scontro fra interessi privati e bene comune dei cittadini, c’è un dato da cui partire: il più robusto schieramento italiano è il "partito della Costituzione". Lo mostra l’eloquenza dei numeri: nelle elezioni del 2008, il maggior partito italiano (il Pdl) ebbe 13.629.464 voti, pari al 37,3% dei voti espressi; nel referendum del 2006, la riforma costituzionale varata dal centro-destra fu bocciata da 15.791.293 italiani (il 61,3 % dei voti espressi). La percentuale dei votanti fu assai diversa nei due casi (52,3% nel 2006, 80,4% nel 2008), ma quel che conta (anzi, conta ancor di più) è il dato in cifra assoluta: a difesa della Costituzione, contro una riforma che somiglia anche troppo all’insussistente "Costituzione materiale" invocata dall’onorevole Bianconi contro il Capo dello Stato, votarono allora oltre due milioni di cittadini più degli elettori Pdl di due anni dopo. Come ha osservato il Presidente emerito Scalfaro, i vincitori del referendum del 2006 non seppero trarre le conseguenze di quel risultato, ma è oggi il momento di ricordarsene. Oggi, mentre il Paese è in preda a una schizofrenia di cui gli osservatori stranieri sembrano accorgersi molto più di noi.
Il tema dei beni pubblici, che Rodotà ha affrontato in queste pagine il 10 agosto, è un’ottima cartina di tornasole: nella stessa Italia nascono oggi da un lato avanzatissime proposte, dall’altro sgangherate devoluzioni. L’Accademia dei Lincei ha appena pubblicato un bel volume (a cura di Ugo Mattei, Edoardo Reviglio e Stefano Rodotà) sui Beni pubblici dal governo democratico dell’economia alla riforma del Codice Civile. Sono gli atti di un convegno (aprile 2008) sui lavori della Commissione Rodotà sui Beni Pubblici, che ha lavorato dal giugno 2007 al febbraio 2008. Dato che lo statuto dei beni pubblici è «disperso in mille rivoli, in classificazioni formalistiche del Codice Civile, nonché in una miriade di leggi e leggine speciali», quella Commissione provò a metter ordine, usando come guida i valori della Costituzione, poiché «il regime giuridico dei beni pubblici costituisce il fondamento economico e culturale più importante per la realizzazione del disegno di società contenuto nella Costituzione stessa» (le citazioni da U. Mattei). Continua a leggere "La Costituzione e i Beni ... »
Martedì, 24 agosto 2010
Quelle Violenze Contro il Paesaggio. I Devastanti Effetti della Malaurbanistica
“È troppo aspettarsi una politica di sinistra” decente nei confronti del territorio? Sandro Roggio su l’Unità.
Cominciano a capirlo anche i più distratti che il cattivo governo ha effetti indelebili sul territorio; che le compagnie che girano l’Italia per affari operano per rimuovere i vincoli a presidio della bellezza superstite, prendono senza restituire nulla. Una speculazione edilizia, un surplus di torri eoliche, un inquinamento prevedibile, un’opera pubblica inutile, hanno bisogno di processi decisionali corrotti, di carte truccate. Le complicità si trovano, luogo per luogo. Perché è facile fare soldi rovinando posti belli. Ed è il peggiore degli effetti di una cattiva amministrazione, i danni di questo tipo restano. Per altri guai rispettabili (dalla malaeconomia alla malasanità) c’è speranza.
Si può toccare il fondo e uscirne. Le discese ardite e le risalite non sono possibili quando una terra si devasta. È per sempre.
Eppure della malaurbanistica si parla poco. Si grida quando la terra scivola sotto i piedi di qualche comunità. Indignano gli abusi macroscopici, ma l’ecomostro sbattuto in prima pagina offusca le aggressioni diffuse al paesaggio. Non ci si interroga abbastanza su chi ha/non ha fatto contro questa involuzione. Si scoprirebbe che la sinistra e il più grande partito della sinistra (fino da quando era Pci) hanno fatto poco. Qualche tentativo di impedire gli sprechi (ricordate il richiamo all’austerità di Berlinguer contraddetto dalla politica politicante?). Poi decenni di indifferenza, al più qualche riga di generalità liofilizzate nei discorsi dei leader.
Ci sono eccezioni, ma prevale a sinistra l’idea che basti delegare un manipolo di ambientalisti che non contano nei congressi, ma fanno contorno. Nei casi peggiori c’è indulgenza verso scelte urbanistiche pessime in molte periferie. Continua a leggere "Quelle Violenze Contro il ... »
Lunedì, 16 agosto 2010
La Bellezza della Puglia Vale Meno del Cemento?
da l'UnitàSe i cittadini si rendessero conto della loro fame di bellezza - ha scritto lo psicologo James Hillman - ci sarebbe ribellione per le strade». Ma c’è un partito trasversale del cemento che della politica e dell’economia della bellezza, nella sua miopia o cecità, proprio non si cura. È un tema ovunque attuale, ma ora riguarda la meravigliosa bellezza del Salento, in particolare le cosiddette Serre salentine che da Specchia si avvicinano al capo di Leuca, la terra dei due mari. Il progetto di superstrada già finanziato dal governo (come fu per la ridicola metropolitana a Parma, poi abbandonata), in nome di un’inutile velocità disprezza e rischia di devastare un territorio, già amato dai turisti, che aspetta solo di essere valorizzato per quello che già è, senza abbellimenti né soprattutto omologarsi a modelli importati.
Cammino nell’ultima propaggine delle serre salentine, tra olivi secolari, lecci, macchia mediterranea, piante di mirto e carrubo; costeggio muretti a secco, pietre che cantano e testimoniano una cultura millenaria sedimentata in una placida e laboriosa bellezza, come la terra rossiccia sotto i piedi. Cammino sotto il cielo azzurro sui sentieri di campagna tra Alessano, San Dana e Gagliano del Capo - alla mia destra la morbida collina in cui sorgeva un villaggio messapico, e oggi lo stupendo borgo di Montesardo. Percorro il tragitto virtuale di quell’ultimo pezzo di superstrada che violenterà questa bellezza, e sento angosciosamente incombere sulla testa il peso virtuale del viadotto, 26 piloni di cemento per 12 metri di altezza, più 1 km di terrapieno che cancellerebbe, oltre a tremila alberi di ulivo, l’identità di questo paesaggio. Che cancellerebbe la ragione stessa per cui io e tanti altri ci troviamo qui, in Salento, turisti e amatori, in una terra stupenda la cui identità è inseparabile dal valore della lentezza. È qui che la regione Puglia, il Comune di Alessano e l’Università del Salento hanno realizzato un «Ecomuseo del Paesaggio», valorizzando i caratteri identitari del territorio col recupero di memorie orali, la Storia e le storie, insieme a visioni, odori, sapori.
Continua a leggere "La Bellezza della Puglia ... »
Scritto da Casole Nostra
at
07:11
| Commenti (0)
| Trackbacks (0)
Tags: paesaggio, speculazioni edilizie
Sabato, 24 luglio 2010
La Proprietà Privata è un Furto (Almeno dei Beni Comuni)
Il ruolo della difesa dei beni comuni territoriali nel quadro dell’aggressione globale del sistema capitalistico e nella dialettica tra locale e generale. Marcello madau su il manifesto sardo.
Capita, nella costruzione continua di questa nostra esperienza digitale, di dover riflettere sul senso delle battaglie e sulla direzione – o le direzioni – che potrebbero o dovrebbero prendere. Proporre punti ed elaborare strade da percorrere, persino idee strategiche, con quel misto fra libertà e irresponsabilità che ti concede il non appartenere ad alcun partito.
Continua a convincermi l’idea che tutto si stia giocando sulla gestione del territorio. Banale, perché tutto è territorio: pure è importante evocare questo termine, poichè ci permette di stabilire uno scenario, e assumerlo come il campo delle azioni importanti. E azioni fra le più importanti per una strategia democratica da svolgere nel territorio sono quelle sui beni comuni.
Molti fra i beni comuni fondamentali sono al crocevia fra storia e natura. E il patrimonio culturale e ambientale, non tanto e solo nei musei, ma quello dei luoghi, attraversabile dai nostri corpi, sta subendo un attacco senza precedenti. Un nucleo basilare della nostra esistenza viene ad essere particolarmente leso. Continua a leggere "La Proprietà Privata è un ... »






